Incentivi auto: a ottobre non ci sono nuovi rifinanziamenti?

I bonus del Decreto Agosto lasciano “a secco” quanti speravano in una nuova boccata d’ossigeno: la palla passa alla Camera.

L’ulteriore segnale di attenzione per il sostegno al comparto automotive che tanto gli “addetti ai lavori” (Case costruttrici nazionali ed estere, aziende dell’indotto, reti commerciali) quanto i consumatori si attendevano non è arrivato. In poche parole: l’auspicata nuova tranche di ottobre per gli incentivi (rifinanziamento) per l’acquisto rivolti alla ormai nota “terza fascia” (ovvero le autovetture benzina e diesel Euro 6 aventi valori di emissioni di CO2 compresi fra 91 e 110 g/km) che sarebbero potuti servire per svecchiare il parco auto circolante e contribuire alla ripresa del settore rimane per ora lettera morta.

La conversione del “Decreto Agosto” in legge, in effetti, non prevede alcun “bonus” per le nuove auto ad alimentazione convenzionale (per le quali, è opportuno ricordare, il Decreto Agosto aveva stabilito incentivi statali di 1.500 euro con rottamazione e 750 euro senza rottamazione).

Non tutto è da considerare perduto in maniera definitiva: il testo di conversione del decreto ha ricevuto via libera dal Senato; una modifica, nell’iter di passaggio alla Camera, è dunque possibile, e non è detto che non avvenga. Staremo a vedere, sebbene le possibilità che l’Aula provveda ad un nuovo finanziamento siano piuttosto basse.

Eppure il mercato aveva dato chiari segnali di ripresa

Consumatori “a bocca asciutta”, per i mesi a venire? Il timore è più che fondato, e viene raccolto dalle Associazioni di settore, per le quali la mancata erogazione di nuovi incentivi sia equiparabile ad un “Autogol” (Centro Studi Promotor) o ad “Un atto di autolesionismo” (Federauto e Unrae). È del resto sotto gli occhi di tutti la positiva ripresa che il mercato dell’auto ha, ad agosto e settembre 2020, messo a segno: una situazione sostanzialmente stabile ad agosto, ed un ottimo (in relazione ai drammatici segnali dei mesi precedenti) +9,5% a settembre.

Gli incentivi avevano fatto un gran bene

Risultati ai quali avevano contribuito proprio i nuovi incentivi, che avevano permesso un salutare turn-over di vetture in circolazione, la progressiva eliminazione delle giacenze rimaste giocoforza inevase nei mesi di lockdown e che attendevano di essere vendute; e, dal punto di vista industriale, il necessario ricambio fra le unità già prodotte e quelle di nuova delibera dagli stabilimenti di assemblaggio.

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Fondi per la “terza fascia” andati presto esauriti

Per di più, la somma supplementare (100 milioni di euro) erogata dal Governo nel Decreto Agosto per l’acquisto di autovetture Euro 6, benzina e diesel, con emissioni fra 91 e 110 g/km era già stata, a suo tempo, giudicata insufficiente a garantire un corposo programma di svecchiamento delle auto più “datate” in circolazione. Tant’è vero che, dal “via” operativo del provvedimento (1 settembre) il plafond era andato esaurito in poco tempo. I rappresentanti del comparto automotive avevano, a questo proposito, chiesto un intervento in corso d’opera al Governo: ad esempio, mediante un principio di nuova destinazione di parte dei fondi a disposizione da una fascia all’altra, una volta che le somme si esaurissero.

Il Governo sembra tuttavia non aver ascoltato le indicazioni della filiera: il risultato è, appunto, il mancato inserimento di nuovi incentivi.

FederAuto e Unrae: “Governo autolesionista”

“I dati diffusi sulla confortante ripresa del mercato grazie agli incentivi sono la dimostrazione tangibile di quanto questo strumento sia stato efficace. Rispetto a settembre 2019, abbiamo assistito all’immatricolazione di oltre 13.600 autovetture in più (+9,5%), ed un incremento del 57,4% di auto rottamate”, indicano FederAuto (Associazione che raggruppa le concessionarie italiane) e Unrae (Unione nazionale rappresentanti Autoveicoli esteri), in una nota congiunta, nella quale – e senza mezzi termini – la scelta del Governo viene bollata come “Un atto di autolesionismo, visto che gli incentivi già varati e presto esauriti non solo hanno ravvivato un mercato in fortissima crisi e salvato posti di lavoro, ma hanno prodotto in poche settimane un maggiore incasso per lo Stato e contribuito positivamente al Pil”. “Le misure, completamente autofinanziate, hanno infatti fruttato ulteriori 58 milioni di euro incrementali in gettito IVA, oltre ai maggiori introiti legati all’immatricolazione dei veicoli, tra cui l’Ipt”.

Occorrono progetti a lungo periodo

L’emergenza, sottolineano FederAuto e Unrae, non è terminata; al contrario, occorre ragionare su programmi economici che non incidano sulla fiducia da parte dei consumatori: “In questa fase particolarmente delicata per l’economia nazionale, non rifinanziare una misura così importante sarebbe un errore imperdonabile. Vanno garantite norme efficaci e di lungo periodo, che permettano al consumatore la necessaria chiarezza per non deprimerne la propensione all’acquisto e agli operatori del settore una adeguata pianificazione delle proprie attività produttive e commerciali”.

Proprio la fiducia dei consumatori e delle imprese, legata a doppio filo non soltanto al progressivo sviluppo delle condizioni socioeconomiche ma anche ai provvedimenti amministrativi, è in effetti migliorata a settembre: nel rapporto mensile sull’andamento del mercato autovetture in Italia, Anfia (l’Associazione nazionale della Filiera dell’Industria automobilistica) indica – sull’analisi dei dati Istat – che a settembre 2020 sono migliorati tanto il clima di fiducia da parte dei consumatori (passato da 101,0 a 103,4) quanto quello delle imprese (da 81,4 a 91,1).

Promotor: “Con incentivi aumentano anche le entrate fiscali”

Dal canto suo, la struttura bolognese specializzata in ricerca sul mercato dell’auto definisce “Clamoroso autogoal dello Stato” il mancato rifinanziamento degli incentivi all’acquisto di nuove auto con emissioni comprese fra 91 e 110 g/km di CO2. E sottolinea, quale “voce” di primaria importanza per le casse statali, che le somme stanziate (1.500 e 750 euro, con e senza rottamazione) erano di gran lunga inferiori al gettito IVA proveniente dalla vendita di vetture con pari emissioni di diossido di carbonio: “È evidente che  il rifinanziamento degli incentivi per questa fascia di autovetture, che è la più richiesta tra quelle incentivate, darebbe un contributo notevole al ridimensionamento del calo del gettito IVA derivante dalla vendita di nuove unità nel 2020”.

Cifre alla mano, prosegue il comunicato di Centro Studi Promotor, “Nel 2019 il gettito era aumentato a 7,9 miliardi. Nel 2020, con il venir meno degli incentivi per le vetture 91-110 g/km, questo gettito potrebbe ridursi a 5,2 miliardi, con un calo rispetto al 2019 di 2,7 miliardi”. Una contrazione notevole dal punto di vista delle entrate fiscali, che “Può essere ridotta se Governo e Parlamento decideranno tempestivamente di rifinanziare lo stanziamento degli incentivi alla rottamazione per le vetture con emissioni comprese fra 91 e 110 g/km”.

Il Governo ci ripensi: ne va anche dell’evoluzione in termini di emissioni

La richiesta delle Associazioni di categoria non può, dunque, che essere rivolta ad un rifinanziamento, per l’ultimo scorcio del 2020, dei fondi esauriti o in via di esaurimento: “L’obiettivo è di non disperdere i volumi incrementali ottenuti con gli incentivi, e quindi assicurare un ritorno certo sull’investimento pubblico anche per proseguire il cammino virtuoso, già intrapreso, di riduzione delle emissioni”. Questo è l’auspicio di FederAuto e Unrae, che si dichiarano “Fin da subito pronte a condividere con il Governo le proprie proposte strategiche e pluriennali, per il sostegno al processo di decarbonizzazione in atto e accompagnare la transizione della mobilità verso le zero emissioni”.

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