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Honda valuta il ritorno in Europa: nuove fabbriche nel 2027?

Di Emanuela Termonte •
Pubblicato il 5 nov 2026
Honda valuta il ritorno in Europa: nuove fabbriche nel 2027?
Honda potrebbe tornare a produrre automobili in Europa dopo la chiusura degli stabilimenti nel 2021. Le nuove regole sul Made in UE potrebbero cambiare la strategia del marchio giapponese, ma restano ostacoli economici.

Honda potrebbe tornare a produrre automobili in Europa, a cinque anni dalla chiusura dei suoi ultimi stabilimenti nel continente. Non si tratta di una decisione già presa, né dell’annuncio di una nuova fabbrica. A riaprire la questione sono le possibili modifiche alle politiche industriali dell’Unione europea, che potrebbero rendere più conveniente assemblare le auto direttamente nel Vecchio Continente.

Il costruttore giapponese aveva interrotto la produzione automobilistica europea nel 2021, chiudendo gli impianti nel Regno Unito e in Turchia. Da allora ha puntato sull’importazione dei modelli destinati al mercato europeo, evitando i costi legati alla gestione di stabilimenti locali.

Ora, però, lo scenario potrebbe cambiare. Le nuove misure allo studio a Bruxelles puntano a sostenere la produzione europea e potrebbero introdurre vantaggi per i veicoli assemblati all’interno dell’Unione.

Una prospettiva che Honda sta osservando con attenzione, anche se i numeri delle vendite rappresentano ancora un ostacolo importante.

Nei primi nove mesi del 2026, infatti, la casa giapponese ha immatricolato meno di 59.000 automobili in Europa. Volumi che difficilmente permetterebbero di sostenere economicamente uno stabilimento dedicato.

Honda e il ritorno della produzione in Europa: cosa sappiamo

A riaccendere l’attenzione sulla possibilità di un ritorno produttivo è stato Hans De Jaeger, responsabile delle attività europee di Honda, intervenuto durante EICMA 2026 a Milano.

Il dirigente ha ribadito che il marchio non intende abbandonare il mercato europeo, pur riconoscendo le difficoltà legate agli attuali volumi di vendita e alle trasformazioni dell’industria automobilistica.

La possibilità di tornare a produrre automobili nel continente resta quindi aperta, ma non esiste ancora un piano industriale concreto.

Honda non ha annunciato investimenti per un nuovo stabilimento e non risultano accordi definiti per utilizzare impianti appartenenti ad altri costruttori.

È una distinzione importante, perché parlare di un possibile ritorno non significa che la produzione europea ripartirà automaticamente nei prossimi anni.

La situazione è molto diversa rispetto al passato.

Fino al 2021, Honda disponeva di una fabbrica automobilistica a Swindon, nel Regno Unito, oltre alle attività produttive in Turchia.

La chiusura degli impianti rientrava in una riorganizzazione industriale che puntava a concentrare la produzione in altre aree, riducendo i costi e semplificando la gestione delle piattaforme.

Oggi, per tornare a costruire auto in Europa, Honda dovrebbe trovare una soluzione economicamente sostenibile.

La costruzione di una fabbrica completamente nuova richiederebbe investimenti elevati, tempi lunghi e soprattutto una domanda sufficiente a garantirne l’utilizzo.

Per questo una delle ipotesi più realistiche riguarda la produzione affidata a un partner industriale, sfruttando stabilimenti già esistenti.

Un accordo di questo tipo permetterebbe di limitare i costi iniziali e adattare più facilmente i volumi produttivi alla domanda.

Resta però da capire se le future regole europee renderanno davvero necessario, o almeno economicamente vantaggioso, un cambiamento di strategia.

Made in UE: perché le nuove regole potrebbero cambiare i piani

Al centro della questione c’è l’Industrial Accelerator Act, un’iniziativa legislativa europea pensata per rafforzare la produzione industriale all’interno dell’Unione.

Tra gli obiettivi figurano la riduzione della dipendenza dalle forniture estere e il sostegno alle imprese che producono nel continente.

Le misure allo studio prevedono requisiti legati all’assemblaggio e al contenuto europeo dei prodotti per accedere a determinate forme di sostegno pubblico e ad alcuni appalti.

In altre parole, un’automobile prodotta o assemblata nell’Unione europea potrebbe ottenere vantaggi che non sarebbero necessariamente disponibili per un modello importato da Paesi esterni.

Non si tratta però di norme già definitivamente approvate. Le disposizioni devono ancora completare il percorso legislativo europeo e potrebbero essere modificate prima dell’entrata in vigore.

Per Honda, il tema è particolarmente importante.

Attualmente il marchio può importare automobili dal Giappone beneficiando delle condizioni previste dall’accordo commerciale tra Tokyo e Bruxelles, che consentono l’accesso senza dazi doganali per i prodotti conformi ai requisiti dell’intesa.

Questo sistema ha contribuito a rendere economicamente sostenibile la scelta di concentrare la produzione fuori dall’Europa.

Se però alcuni incentivi o benefici fossero riservati alle automobili assemblate nell’UE, il vantaggio dell’importazione potrebbe ridursi.

È proprio questo il punto che potrebbe spingere Honda a riconsiderare la propria organizzazione industriale.

Produrre in Europa non significherebbe necessariamente costruire una nuova fabbrica Honda. Potrebbe essere sufficiente affidare l’assemblaggio a un costruttore già presente nel continente, a condizione di rispettare gli eventuali requisiti previsti dalle nuove norme.

Una soluzione che avrebbe il vantaggio di ridurre gli investimenti iniziali, ma che comporterebbe comunque costi industriali e logistici da valutare.

Inoltre, non tutte le agevolazioni europee sarebbero necessariamente legate alla semplice presenza di una linea di assemblaggio.

Il contenuto locale dei componenti potrebbe diventare un altro elemento decisivo, rendendo necessario valutare anche la provenienza di batterie, sistemi elettronici e altre parti del veicolo.

Per questo Honda dovrà attendere maggiore chiarezza sulle regole prima di prendere decisioni definitive.

Meno di 59.000 auto vendute: il problema dei costi e le alternative

Il principale ostacolo a un ritorno della produzione Honda in Europa resta la dimensione del mercato.

Nei primi nove mesi del 2026, la casa ha immatricolato poco meno di 59.000 automobili nel continente.

Un risultato che, secondo il responsabile europeo del marchio, non giustifica la realizzazione di uno stabilimento dedicato.

Per comprendere il problema basta considerare che una fabbrica automobilistica richiede investimenti non soltanto per gli edifici e le linee produttive, ma anche per attrezzature, personale, logistica e approvvigionamento dei componenti.

Questi costi devono essere distribuiti su un numero sufficientemente elevato di vetture.

Quando i volumi sono contenuti, il costo industriale di ogni automobile tende ad aumentare, rendendo meno competitiva la produzione locale rispetto all’importazione.

Honda potrebbe migliorare questa situazione ampliando le vendite grazie all’arrivo di nuovi modelli ibridi ed elettrici.

Una gamma più competitiva consentirebbe di raggiungere un pubblico più ampio e aumentare la domanda, creando condizioni più favorevoli per un eventuale progetto produttivo europeo.

Al momento, però, non ci sono indicazioni sufficienti per stabilire se e quando questo aumento delle immatricolazioni potrà verificarsi.

L’alternativa più concreta rimane quindi la collaborazione con un altro costruttore.

In Europa esistono gruppi automobilistici con stabilimenti e capacità produttive che potrebbero, in linea teorica, essere utilizzati anche per assemblare modelli destinati a marchi esterni.

Un accordo di produzione conto terzi permetterebbe a Honda di evitare la costruzione di un impianto da zero e di limitare l’esposizione finanziaria.

Naturalmente, si tratta soltanto di una possibilità. Non sono stati annunciati partner, modelli da produrre o stabilimenti coinvolti.

C’è poi un altro elemento che complica le decisioni: l’incertezza normativa.

Honda ha già espresso preoccupazioni per i cambiamenti delle politiche europee sulla decarbonizzazione e sulla transizione verso l’auto elettrica.

Per un costruttore, programmare un nuovo modello o un investimento industriale richiede diversi anni. Modifiche frequenti alle regole possono quindi rendere più difficile valutare i costi e i ritorni economici.

La casa giapponese chiede per questo maggiore flessibilità nel percorso verso l’elettrificazione, anche alla luce degli obiettivi europei sulle emissioni.

Il possibile ritorno di Honda alla produzione automobilistica europea dipenderà dunque da tre fattori principali: le regole definitive sul Made in UE, l’andamento delle vendite e la disponibilità di accordi industriali convenienti.

Per ora non ci sono date, nuovi impianti o investimenti confermati.

La prospettiva resta comunque significativa. Dopo aver lasciato la produzione automobilistica europea nel 2021, Honda potrebbe essere spinta a riconsiderare una scelta che fino a pochi anni fa appariva definitiva.

Il prossimo passaggio sarà capire quali vantaggi verranno effettivamente riconosciuti ai veicoli prodotti nell’Unione e se saranno sufficienti a modificare i conti economici del costruttore.

La volontà di restare sul mercato europeo è confermata. Quella di tornare a produrre automobili nel continente, invece, è ancora tutta da verificare.

 

 

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