Vacanze estive 2020 in Italia: dove si potrà andare

La ripartenza permette di spostarsi liberamente sull’intero territorio nazionale; ci sono tuttavia alcune regole territoriali che è bene conoscere.

L’argomento vacanze è ben lontano dall’essere considerato come superfluo; men che meno “frivolo”. E tutti se ne accorgono, in questa prima parte di 2020, nella quale le drammatiche settimane di lockdown (che, proprio per l’impossibilità di potere muoversi dalla propria abitazione se non per comprovati motivi, sono apparse anche “più lunghe” di quanto effettivamente siano state) e, poi, la “Fase 2” iniziata nei primi giorni di maggio, con le graduali riaperture successive tuttavia con le misure di contenimento dei contagi, hanno riportato fra i primi punti all’”ordine del giorno” collettivo l’enorme (per importanza) questione che il turismo riveste a livello globale.

Turismo: un comparto che vale miliardi…

In Italia, tanto per ragionare in termini di cifre, il comparto del turismo “vale” quasi il 6% del PIL nazionale (e sfiora il 13% se si considera l’intero indotto), e dà lavoro a più del 6% degli occupati. È evidente che il suo peso economico, in un Paese come l’Italia che – dati ENIT – nel 2019 è stato il quarto più visitato nel mondo con 429 milioni di presenze complessive di turisti, costituisce un’”industria” fra le più rilevanti.

…e va a braccetto con il mondo dell’auto

E contribuisce, in parte, alla filiera dei trasporti in senso generale ed a quella automotive ancora più in particolare: il tagliando prima di partire, il “controllino” in officina nelle giornate che precedono le vacanze – e quindi gli interventi, più e meno rilevanti, che ci si può trovare a dover affrontare per viaggiare in sicurezza – costituiscono da sempre una sana abitudine che non ci stancheremo mai di raccomandare. Ne va della sicurezza propria e, soprattutto, di quella altrui.

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Vacanze post-Covid: più brevi e “nazionali”

Resta apertissima la questione di “dove”, effettivamente, trascorrere qualche giorno di vacanza. La prima parte di giugno, dunque con l’”altissima stagione” che si avvicina in maniera sempre più inesorabile, vede Italia e Paesi europei fare il punto reciproco sul delicato discorso delle riaperture a chi provenga dalle altre Nazioni UE ed extra-UE. A questo proposito, è da segnalare una recente inchiesta Codacons, dalla quale è emerso che per l’estate 2020 soltanto il 51% degli italiani si concederà una vacanza. Vale a dire che saranno 30 milioni o poco più i connazionali che riusciranno a “staccare” qualche giorno. Un valore che, in rapporto al 2019, potrebbe significare un calo del 23% quando gli italiani che andarono in vacanza furono più di 39 milioni. E, per la grande maggioranza degli imminenti vacanzieri (addirittura l’80%) il periodo di villeggiatura avrà una durata mediamente più breve rispetto al passato: sette giorni. Medesima percentuale per le destinazioni: l’80%, prevede il Codacons dalla propria elaborazione di una prima indagine sulle vacanze estive 2020 che giocoforza si svolgeranno “ai tempi del Covid-19”, resterà in Italia, lasciando al restante 20% le mete all’estero (Grecia, Spagna, Egitto e Tunisia le destinazioni preferite).

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Il Bonus vacanze

È chiaro che ad incidere in larga parte sulle “vacanze più italiane che estere” 2020 contribuisca il panorama di incertezza che regna nel mondo, oltre al dover fare i conti, quest’anno, con una inaspettata crisi economica per “Milioni di famiglie, causata dall’emergenza sanitaria, e che porta per il 2020 un numero crescente di cittadini a rinunciare alle vacanze o a contenere la spesa, riducendo il numero di giorni fuori casa e scegliendo mete più vicine”, osserva il presidente Codacons Carlo Rienzi. Inoltre, a giocare favorevolmente sulla preferenza ad una vacanza “nazionale” potrebbe esserci il Bonus Vacanze, incluso nel Decreto Rilancio varato lo scorso 13 maggio 2020 dal Consiglio dei Ministri: fino a 500 euro – ad importi variabili in base all’ISEE ed alla composizione del nucleo familiare – a disposizione di quanti decideranno di trascorrere le proprie ferie in strutture ricettive situate, appunto, in Italia.

Ecco le Regioni dove bisogna registrarsi

Dallo scorso 3 giugno, come è noto, i confini regionali sono stati nuovamente aperti dopo quasi tre mesi di forzato isolamento. Ovvero: per spostarsi in tutta Italia non è più necessario avere con se l’autocertificazione che, “aggiornata” in cinque moduli successivi, doveva obbligatoriamente far parte del “corredo” di chi si accingesse ad uscire dalla propria abitazione di residenza o di domicilio.

In linea di massima, per l’estate 2020 sarà possibile raggiungere qualsiasi località di villeggiatura: balneare o di montagna. Le misure di sicurezza volte alla prevenzione del Coronavirus – dunque distanziamento minimo fra ombrelloni, lettini e sedie a sdraio; tavolini e coperti di bar e ristoranti; quali giochi in spiaggia sia consentito fare e quali no; accessi contingentati – vengono stabilite dalle amministrazioni regionali, e sono consultabili collegandosi ai portali Web relativi.

Alcune Regioni, tuttavia, hanno istituito ulteriori provvedimenti: si tratta, nello specifico, dell’obbligo di segnalare la propria presenza sul territorio.

Di seguito l’elenco delle Regioni che chiedono ai turisti un protocollo di registrazione in entrata, e le modalità di auto-segnalazione.

Basilicata

La Regione che ha avuto, in Matera, la Capitale europea della Cultura 2019 prevede un meccanismo di auto-registrazione del proprio arrivo sul territorio. Dal 16 giugno 2020, indica un’ordinanza ad hoc, c’è l’obbligo di comunicare il proprio ingresso in Basilicata al proprio medico curante (o pediatra), oppure chiamando il numero verde 800.996.688, indicando luogo di provenienza, luogo di destinazione principale, periodo di soggiorno e recapiti telefonici. Questi informano le autorità sanitarie della Regione, che “Proporranno l’esecuzione del tampone rino-faringeo per SARS-COV-2”, indica l’ordinanza.

Lazio

Obbligo di tampone, nelle strutture sanitarie della Regione, e permanenza nel proprio domicilio in attesa dei risultati, per chi – una volta arrivato – risulti avere una temperatura corporea superiore a 37,5 gradi (normativa che, del resto, è a carattere nazionale: in caso di febbre oltre i 37 gradi e mezzo, non soltanto non ci si può spostare da casa, ma nemmeno recarsi al lavoro; non è neanche consentito rifiutare di farsi misurare la febbre; e, nel caso in cui la temperatura sia oltre 37,5 gradi, c’è la possibilità di essere segnalati all’Autorità sanitaria).

Puglia

Sul sito Web della Regione è stato pubblicato un modulo di auto-dichiarazione, da inviare al proprio medico curante (per i residenti), oppure al Dipartimento di prevenzione della Asl della Provincia nella quale si alloggia (per i turisti). Occorre indicare le date di arrivo e di partenza, i luoghi dai quali si proviene ed i Comuni nei quali si alloggerà, nonché se si è in compagnia dei propri familiari o altre persone, il veicolo utilizzato e se durante la vacanza si effettueranno ulteriori spostamenti verso altre località regionali. Il Pdf va conservato per l’intera durata della vacanza; contestualmente, bisogna tenere con se, per altri trenta giorni, un elenco delle località visitate e delle persone che si sono incontrate durante la vacanza.

Sardegna

Chi giunga sull’isola per trascorrervi le proprie vacanze dovrà provvedere a registrarsi, attraverso una piattaforma online dedicata, collegandosi da Pc oppure dal proprio smartphone. Nell’”autodichiarazione” occorre indicare il luogo di provenienza e quelli di destinazione, così come gli spostamenti che si intende effettuare all’interno del territorio. L’inserimento dei dati è consentito anche entro un mese dall’arrivo del turista, tuttavia occorre – due giorni prima – compilare un questionario sulle personali condizioni di salute. La ricevuta è, ovviamente, da tenere con se. Al momento dell’arrivo, ogni viaggiatore riceve un messaggio di benvenuto da parte del governatore della Sardegna, Christian Solinas, nel quale vengono riepilogati tutti i comportamenti che bisogna osservare durante il proprio soggiorno sul territorio.

Sicilia

Dall’8 giugno e fino al 30 settembre 2020, tutti i turisti che arrivano in Sicilia devono registrarsi, e iscriversi, nella App “SiciliaSiCura” (per informazioni, in italiano e in inglese, e ragguagli in materia di misure sanitarie per gli stessi turisti ed i gestori delle attività produttive, c’è il numero verde 800.458.787e compilare un modulo apposito. Contestualmente, l’ordinanza firmata dal governatore della Regione Nello Musumeci ha stabilito anche l’istituzione delle Uiscat (Unità sanitaria di Continuità Assistenziale Turistica) cui spetta il compito di monitorare, prendere in carico ed assistere, gli eventuali casi sospetti di Covid-19 fra i turisti; nel caso di positività al contagio, l’isolamento domiciliare – se quindi non c’è necessità di cure ospedaliere – viene organizzato dalla Regione Siciliana.

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