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Dodge Charger: negli USA benzina +330%, elettrica -89%

Di Simone Fiderlisi •
Pubblicato il 5 ott 2026
Dodge Charger: negli USA benzina +330%, elettrica -89%
Dodge Charger, vendite USA agli opposti: nei primi nove mesi del 2026 la benzina cresce del 330%, mentre l'elettrica perde l'89%.

Stessa famiglia di modelli, stessa piattaforma e due risultati commerciali praticamente opposti. Negli Stati Uniti la Dodge Charger sta diventando un caso particolarmente interessante per Stellantis: nei primi nove mesi del 2026 la versione elettrica ha registrato un calo delle vendite dell’89% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la nuova variante a benzina è cresciuta del 330%.

I numeri rendono ancora più evidente la differenza. La Dodge Charger elettrica è passata dalle 7.075 unità dei primi tre trimestri del 2025 ad appena 767 nel 2026. Quella con motore a combustione interna ha seguito la direzione opposta: da 1.868 a 8.029 esemplari.

Un confronto che va comunque interpretato con cautela, perché le diverse motorizzazioni non hanno seguito lo stesso calendario commerciale. I dati non dimostrano da soli un generale rifiuto dell’auto elettrica negli Stati Uniti, ma fotografano una situazione molto particolare all’interno della gamma Charger.

Dodge Charger, benzina +330% mentre l’elettrica perde l’89%

La differenza diventa ancora più marcata osservando il solo terzo trimestre.

In questo periodo sono state vendute 3.446 Dodge Charger a benzina, contro 238 unità dello stesso trimestre del 2025. La crescita indicata raggiunge così il 1.348%.

La versione elettrica, nello stesso confronto, scende invece da 2.776 a 233 esemplari, con una contrazione del 92%.

È difficile trovare un contrasto più netto all’interno della stessa famiglia di vetture.

La Charger era stata inizialmente lanciata nella configurazione completamente elettrica, capace di raggiungere una potenza massima di 670 CV. Successivamente Dodge ha ampliato la gamma introducendo il nuovo sei cilindri in linea GME di 3,0 litri.

Il motore termico viene proposto con livelli di potenza da 420 e 550 CV, mentre è prevista anche una versione Super Bee da 600 CV.

Per il cliente americano, quindi, la Charger non impone una sola tecnologia. La piattaforma STLA Large permette a Stellantis di proporre configurazioni differenti e lasciare che sia il mercato a stabilire quale risponde meglio alle esigenze del momento.

E almeno sulla base dei dati dei primi nove mesi del 2026, la preferenza si sta spostando nettamente verso il motore a combustione.

Perché i dati della Dodge Charger vanno letti con cautela

Sarebbe però troppo semplice trasformare queste percentuali nella prova che “l’elettrico non funziona”.

Innanzitutto, il confronto anno su anno risente del diverso momento in cui le versioni della Charger sono arrivate sul mercato. Un modello appena introdotto può registrare percentuali di crescita enormi partendo da volumi iniziali contenuti, mentre un’altra variante può essere influenzata da una fase commerciale differente.

C’è poi il contesto statunitense.

Prezzi delle vetture, costo dei carburanti, infrastruttura di ricarica, fiscalità e abitudini degli automobilisti possono incidere in maniera significativa sulla scelta della motorizzazione. A questi fattori si aggiungono normative e condizioni commerciali che possono essere molto diverse da quelle europee.

Il dato realmente interessante per Stellantis riguarda quindi la possibilità di adattare la stessa architettura a richieste differenti.

La STLA Large è stata concepita proprio con una certa flessibilità tecnologica. Nel caso della Charger questa caratteristica consente al gruppo di rispondere alla domanda del mercato americano senza affidarsi esclusivamente alla variante elettrica.

Alfa Romeo USA, Giulia e Stelvio perdono terreno

I dati diventano ancora più significativi se confrontati con quelli di Alfa Romeo negli Stati Uniti.

Nei primi nove mesi del 2026 la Giulia ha totalizzato 670 unità contro le 1.168 dello stesso periodo del 2025, registrando quindi una flessione del 43%.

La Stelvio passa invece da 1.501 a 953 esemplari, con un calo del 37%.

Ancora più marcata la contrazione della Tonale: dalle 2.109 unità dei primi nove mesi del 2025 si scende a 693 nel 2026, pari a -67%.

Complessivamente Alfa Romeo ha venduto 2.316 vetture negli Stati Uniti dall’inizio dell’anno, contro 4.778 nello stesso periodo del 2025. La riduzione raggiunge quindi il 52%.

Il confronto con Dodge è notevole: le 8.029 Charger a benzina vendute nei primi tre trimestri del 2026 sono più del triplo delle vendite complessive dei tre modelli Alfa Romeo citati.

Ciò non significa naturalmente che la stessa strategia possa essere trasferita automaticamente da Dodge ad Alfa Romeo. Posizionamento, rete commerciale e clientela sono differenti. Tuttavia, il risultato della Charger mostra quanto possa pesare avere un prodotto e una motorizzazione particolarmente adatti alle preferenze di un determinato mercato.

Anche Dodge Hornet crolla: -91,1%

Non tutte le Dodge, però, stanno beneficiando dello stesso andamento.

Il caso più evidente è quello della Dodge Hornet, modello strettamente imparentato con Alfa Romeo Tonale e prodotto insieme a quest’ultima nello stabilimento italiano di Pomigliano d’Arco.

Nei primi nove mesi del 2025 erano state immatricolate 8.486 Hornet. Nello stesso periodo del 2026 il dato è precipitato a 802 unità, con una flessione del 91,1%.

Un risultato che rende il quadro più complesso. Non siamo semplicemente davanti a una crescita generalizzata di Dodge o a una preferenza uniforme per un determinato tipo di automobile.

È soprattutto la Charger con motore a benzina a emergere con forza dai numeri.

Per Stellantis il messaggio più interessante potrebbe quindi riguardare proprio la flessibilità della gamma. La Charger dimostra quanto possano cambiare le preferenze dei clienti anche tra varianti appartenenti alla stessa famiglia.

Il confronto tra +330% della benzina e -89% dell’elettrica fa inevitabilmente rumore. Ma più che una sentenza definitiva sulla transizione elettrica, questi numeri raccontano quanto sia difficile applicare una strategia identica a mercati con esigenze, infrastrutture e clienti profondamente diversi.

 

 

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