Bristol Fighter, torna dopo 20 anni: la supercar inglese con V10 e 338 km/h
Un V10 da 8,0 litri, porte ad ala di gabbiano e una produzione limitata ad appena cinque esemplari. In un mercato delle sportive sempre più dominato da elettrificazione, downsizing ed elettronica, la rinascita della Bristol Fighter sembra quasi arrivare da un’altra epoca. E in un certo senso è proprio così.
Bristol Cars ha deciso di riportare in produzione la sua particolare GT a due posti per celebrare gli 80 anni del marchio britannico e, allo stesso tempo, segnare l’inizio di una nuova fase per l’azienda. Non si tratta però di una reinterpretazione moderna della Fighter: le cinque vetture saranno realizzate partendo da telai inutilizzati rimasti dalla produzione originale e sfruttando disegni e componenti legati al progetto dell’epoca.
La Fighter venne presentata nel 2004 e fu l’ultimo modello completamente nuovo sviluppato da Bristol prima dell’amministrazione controllata del 2011. La produzione fu estremamente limitata: ne vennero costruite soltanto una dozzina circa. Ora quel numero è destinato a crescere, ma di pochissimo.
Bristol Fighter: torna il gigantesco V10 da 8,0 litri
Il vero protagonista resta naturalmente il motore. Sotto il lungo cofano della Bristol Fighter trova posto una versione modificata dell’enorme V10 da 8,0 litri della Dodge Viper, uno dei propulsori di maggiore cilindrata mai utilizzati su un’auto stradale.
La configurazione standard sviluppa 525 CV, ma i clienti potranno scegliere una versione portata fino a 600 CV.
Non sono stati comunicati dati ufficiali relativi allo 0-100 km/h delle nuove vetture, mentre Bristol dichiara una velocità massima di 210 miglia orarie, equivalenti a circa 338 km/h.
Numeri ancora importanti, ma è soprattutto l’impostazione meccanica a rendere insolita questa operazione. Invece di aggiornare completamente il modello, Bristol vuole completare idealmente il programma interrotto quando terminò la produzione originale.
Le cinque Fighter saranno infatti costruite nel Regno Unito con l’aiuto di un partner produttivo che, al momento, non è stato identificato. La base sarà costituita proprio dai telai originali rimasti inutilizzati.
Il primo esemplare della nuova serie è già stato completato. La configurazione scelta abbina una carrozzeria nera a un abitacolo color cuoio, mentre le altre quattro vetture verranno realizzate seguendo le specifiche richieste dai rispettivi proprietari.
Cinque esemplari e prezzo riservato: sarà una Bristol rarissima
Se state già pensando al prezzo, c’è un problema: Bristol non lo ha comunicato pubblicamente. La cifra verrà rivelata soltanto ai potenziali clienti.
Un riferimento storico, comunque, aiuta a capire il livello dell’operazione. Nei primi anni Duemila una Fighter costava circa 235.000 sterline. Non è stato indicato quanto servirà oggi per uno dei cinque nuovi esemplari e qualsiasi cifra superiore sarebbe quindi soltanto una supposizione.
La nuova serie potrà essere configurata sia con guida a destra sia con guida a sinistra. Bristol prevede inoltre la possibilità di esportare la vettura in diversi mercati, compresi gli Stati Uniti.
Restano naturalmente le caratteristiche che hanno sempre reso riconoscibile la Fighter. Prima fra tutte la soluzione delle spettacolari porte ad ala di gabbiano, che insieme alle proporzioni molto particolari della carrozzeria rende difficile confondere questa GT con qualsiasi altra sportiva britannica.
Ed è proprio l’individualità uno dei concetti su cui Bristol vuole costruire il proprio ritorno. Non c’è alcuna intenzione di trasformare il marchio in un costruttore dai grandi volumi. L’obiettivo dichiarato è recuperare una filosofia basata su vetture prodotte in numeri molto ridotti, progettate per clienti alla ricerca di qualcosa di diverso.
La Bristol Fighter è solo l’inizio della rinascita?
La parte forse più interessante dell’annuncio riguarda quello che potrebbe accadere dopo queste cinque auto.
Il ritorno della Fighter viene presentato come un ponte tra la vecchia Bristol e quella futura. Al momento, però, i programmi successivi rimangono riservati e non è stato annunciato ufficialmente un nuovo modello.
Tra i progetti del passato che potrebbero tornare sotto i riflettori c’è inevitabilmente la Bristol Bullet, la speedster mostrata nel 2016 ma mai arrivata alla produzione prevista.
La Bullet seguiva una filosofia molto diversa dalla Fighter. Utilizzava un V8 BMW da 4,8 litri e 370 CV, abbinato a un cambio manuale a sei rapporti. Grazie anche all’impiego di materiali compositi in fibra di carbonio, il peso dichiarato era di appena 1.100 kg e lo 0-100 km/h veniva indicato in circa 3,8 secondi.
Per ora, tuttavia, un suo eventuale ritorno resta soltanto un’ipotesi. La certezza riguarda la Fighter e i cinque nuovi esemplari.
A guidare la nuova fase di Bristol Cars è il proprietario e direttore Paul King, affiancato dal presidente Richard Hackett. Quest’ultimo rappresenta un importante collegamento con la storia del costruttore: ha lavorato per Bristol per oltre vent’anni ed era presente anche nel periodo in cui la Fighter originale venne concepita e realizzata.
L’operazione ha quindi un significato che va oltre la semplice produzione di altre cinque auto. Bristol sta ripartendo da uno dei modelli più rappresentativi della propria storia recente per dimostrare di voler tornare a costruire vetture.
E lo fa senza scegliere la strada più semplice. La Bristol Fighter resta una sportiva fuori dagli schemi: enorme V10, carrozzeria dalle proporzioni insolite, porte ad ala di gabbiano e numeri produttivi quasi artigianali.
In un’epoca in cui anche le supercar stanno cambiando rapidamente, vedere tornare una GT con un V10 da 8 litri e fino a 600 CV è già una notizia. Sapere che ne verranno costruite soltanto cinque la rende ancora più particolare.
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