Auto ibride cinesi, l’UE valuta il tetto del 15%: rischio nuovi dazi
Dopo le elettriche, nel mirino dell’Europa potrebbero finire le auto ibride prodotte in Cina. Bruxelles avrebbe chiesto a Pechino di limitare volontariamente le esportazioni verso l’Unione Europea, con l’obiettivo di portare la loro quota a circa il 15% del mercato, contro un livello che secondo le ricostruzioni disponibili sarebbe oggi superiore al 30%. In assenza di un accordo, potrebbe aprirsi la strada a nuovi dazi UE sulle auto cinesi.
Per ora non si tratta di una nuova tariffa già approvata. È un’ipotesi inserita nel più ampio confronto commerciale tra Bruxelles e Pechino, diventato ancora più delicato dopo l’introduzione nel 2024 dei dazi compensativi sulle auto elettriche a batteria prodotte in Cina.
Il tema interessa direttamente il settore automobilistico perché negli ultimi mesi le ibride cinesi, e in particolare le plug-in hybrid, sono diventate uno degli strumenti utilizzati dai costruttori asiatici per espandersi in Europa senza essere colpiti dalle stesse misure applicate alle elettriche.
Auto ibride cinesi, l’Europa punta a una quota del 15%
Secondo le indiscrezioni emerse il 17 settembre, l’UE avrebbe chiesto alla Cina di accettare volontariamente una forte riduzione delle esportazioni di vetture ibride verso il mercato europeo.
Il riferimento sarebbe una quota attorno al 15%, sensibilmente inferiore rispetto al livello attuale indicato dalle ricostruzioni. Il Financial Times parla infatti di una quota vicina al 33%.
Il punto da chiarire riguarda però quali automobili sarebbero effettivamente coinvolte. Le informazioni disponibili parlano genericamente di hybrid cars e non consentono ancora di stabilire con certezza se un eventuale intervento riguarderebbe tutte le tipologie di ibride prodotte in Cina oppure soprattutto le plug-in hybrid (PHEV).
Ed è proprio su queste ultime che si concentra buona parte dell’attenzione.
La ragione è economica. Le ibride importate dalla Cina sono attualmente soggette al normale dazio UE del 10%, mentre sulle elettriche a batteria prodotte nel Paese asiatico sono stati introdotti dazi compensativi aggiuntivi dopo l’indagine europea sui sussidi.
Il risultato è una differenza importante nelle condizioni di accesso al mercato europeo. Secondo i dati riportati dal Financial Times, le importazioni di ibride cinesi sarebbero aumentate di oltre dieci volte, arrivando a circa 50.000 unità entro luglio 2026.
Perché le ibride plug-in sono diventate così importanti
La crescita delle PHEV non è casuale. Negli ultimi anni diversi costruttori cinesi hanno ampliato l’offerta europea proprio attraverso modelli capaci di combinare un motore a benzina con uno o più propulsori elettrici e una batteria ricaricabile.
Per il cliente europeo la formula è interessante perché consente di percorrere una parte degli spostamenti quotidiani in elettrico senza rinunciare al motore termico nei viaggi più lunghi.
Dal punto di vista commerciale, però, c’è anche un altro vantaggio: le plug-in non sono state coinvolte dalle misure compensative applicate alle BEV cinesi.
Il rischio individuato a Bruxelles è quindi che una parte crescente dell’offerta proveniente dalla Cina si sposti dalle elettriche pure alle ibride, rendendo meno efficace la protezione introdotta nel 2024.
Non significa che nuovi dazi sulle PHEV siano già stati decisi. Al momento il confronto punta proprio a trovare una soluzione negoziata prima di arrivare a un’ulteriore escalation commerciale.
Dazi sulle auto cinesi: cosa potrebbe cambiare per gli automobilisti
Per chi sta valutando l’acquisto di un’auto cinese, la questione è soprattutto una: i prezzi potrebbero aumentare?
È ancora presto per dirlo.
Un eventuale nuovo dazio aumenterebbe il costo sostenuto per importare le vetture nell’Unione Europea, ma non è automatico che l’intero incremento venga trasferito sul listino. I costruttori potrebbero assorbirne una parte riducendo i margini, modificare le strategie commerciali oppure intervenire sulla produzione e sulla localizzazione industriale.
Anche un tetto volontario alle esportazioni avrebbe conseguenze differenti rispetto a un dazio. In quel caso non verrebbe necessariamente aumentata la tassa applicata a ogni vettura, ma sarebbe limitato il numero di auto interessate che possono raggiungere il mercato europeo.
Per questo la trattativa tra UE e Cina sarà importante anche per marchi che stanno puntando con decisione sull’Europa.
Un precedente interessante esiste già nel settore delle elettriche. Nel febbraio 2026 la Commissione Europea ha accettato per la Cupra Tavascan prodotta in Cina un impegno che comprende un prezzo minimo d’importazione, limiti ai volumi e investimenti nell’UE, in cambio dell’esenzione dai dazi compensativi applicati alle BEV cinesi.
Il confronto UE-Cina va ben oltre le automobili
La partita delle ibride si inserisce in un problema commerciale molto più grande.
Il 16 settembre, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha indicato in circa 1 miliardo di euro al giorno il deficit commerciale dell’UE con la Cina, definendo la situazione non sostenibile e annunciando l’intenzione di utilizzare gli strumenti a disposizione per riequilibrare il rapporto.
Le automobili rappresentano quindi soltanto uno dei fronti aperti.
Bruxelles deve però trovare un equilibrio delicato. Da una parte vuole tutelare la capacità produttiva europea e contrastare eventuali distorsioni della concorrenza; dall’altra, un inasprimento delle misure commerciali potrebbe provocare una risposta di Pechino e coinvolgere altri prodotti europei.
Per il mercato dell’auto, intanto, il messaggio è chiaro: dopo le elettriche, anche la crescita delle ibride prodotte in Cina è finita sotto osservazione.
Il possibile tetto del 15% resta per ora parte di una trattativa e non una misura già entrata in vigore. Saranno quindi i prossimi negoziati tra Bruxelles e Pechino a stabilire se si arriverà a un accordo volontario oppure se l’Europa valuterà nuovi strumenti commerciali, compresi ulteriori dazi.
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