Hispano-Suiza Carmen: prima uscita su strada a Barcellona

Ecco la “Hyperlux-Grand Tourer” interamente catalana, per progetto e realizzazione, fra i principali monumenti cittadini. Prime consegne a metà 2020.

Clamoroso incontro in un tranquillo pomeriggio di fine luglio: turisti e i cittadini che nelle scorse ore ci si sono trovati faccia a faccia, fra la sorpresa, prima, e la meraviglia generale una volta accortisi che non si trattava di un Ufo, ma della nuova hypercar elettrica “di casa” a Barcellona. La inedita Hispano-Suiza Carmen, stratosferica coupé di elevatissima gamma – e ad alimentazione 100% “zero emission” -, svelata in anteprima ufficiale al Salone di Ginevra 2019, è stata protagonista di un “tour” nel capoluogo catalano.

Quanto ciò sia stato casuale o volutamente “architettato” dalla famiglia Suqué Mateu (discendenti in quarta generazione dal fondatore del nobilissimo marchio catalano, attivo nella produzione automobilistica ed aeronautica fra il 1904 e il 1946) per obiettivi promozionali oppure di effettivo collaudo, non si sa. Ma non è così importante puntualizzarlo, sebbene una nota diramata in queste ore, e corredata da numerose immagini che immortalano la “ultra-elettrica” a spasso per le vie e le piazze più caratteristiche della vivissima metropoli catalana (a stretto contatto, dunque, con le meraviglie architettoniche di Barcellona, che hanno in Antoni Gaudì il proprio “figlio” più illustre… e coevo della “storica” produzione Hispano), suggerirebbe una strategia ad hoc.

I vertici Hispano-Suiza al volante della maestosa novità

Ciò che conta, ai fini dei progetti di sviluppo per il ritorno di Hispano-Suiza sul mercato (anche se, ovviamente, in limitatissima serie), è proprio l’aspetto dinamico della prima uscita ufficiale di “Carmen” in pubblico. L’esemplare “pizzicato” a Barcellona, comunicano i vertici dell’azienda catalana, ha visto alternarsi al volante, fra gli altri, l’amministratore delegato di Hispano-Suiza, Sergio Martínez Campos, ed il direttore tecnico del progetto “Carmen”, Lluc Martì. Nomi e luoghi particolarmente di primo piano per Hispano-Suiza, che annuncia di avere provveduto, dai giorni del “vernissage” di Ginevra 2019, ad un “Completo programma di prove su strada”, che ha permesso ai tecnici lo studio di un nuovo sistema di sospensioni (lo schema che equipaggiava il prototipo di Ginevra 2019 prevedeva ammortizzatori a controllo elettronico e tecnologia a doppi triangoli sovrapposti), ed una serie di ulteriori affinamenti (compresa l’ottimizzazione del corpo vettura facendo più ampio ricorso alla fibra di carbonio) in materia di attenzione ai pesi ed alla rigidità complessiva del telaio.

Consegne da metà 2020, si parte da 1,5 milioni di euro

Insieme alla prima uscita pubblica, Hispano-Suiza conferma il giugno del 2020 quale periodo di inizio delle consegne ai clienti; o meglio: al ristrettissimo “club” di super-facoltosi appassionati che se ne accaparreranno uno dei 19 esemplari programmati, e a prezzi da far girare la testa: l’importo a suo tempo indicato per l’acquisto di una Hispano-Suiza Carmen parte da 1,5 milioni di euro.  Una cifra elevatissima di per se, che tuttavia i vertici dell’azienda catalana giustificano con l’assoluta cura di esecuzione di ogni allestimento, l’impiego di materiali pregiati ed il ricorso a soluzioni hi-tech di ultima generazione. Oltre, ovviamente, al blasone che il nome “Hispano-Suiza” porta in dote: la imminente “Hyperlux Grand-Tourer”, definizione che ne pone in risalto un deciso abbinamento fra stile, contenuti di altissimo livello e prestazioni anch’esse “da prima pagina” (fra le potenziali “concorrenti”, Hispano-Suiza Carmen può essere messa a confronto con Battista Pininfarina, Rimac C_Two e Lotus Evija di recentissima presentazione) è dichiaratamente “erede” della altissima produzione dell’”epoca d’oro”, quando il marchio fondato nel 1904 da Damiàn Mateu era ambitissimo dal “jet set” internazionale a cavallo fra le due Guerre mondiali.

Ispirata alla storia, soluzioni hi-tech

Le linee esterne, che abbiamo avuto modo di osservare minuziosamente al Salone di Ginevra dello scorso marzo, ricordano la storica Hispano-Suiza H6C Dubonnet Xenia del 1938 (esemplare unico ed uno degli ultimi progetti della fabbrica di Barcellona prima dello scoppio della Seconda Guerra mondiale), decisa e commissionata a Mateu ed al direttore tecnico Marc Birkgit da André Dubonnet (pilota ed “asso” dell’aviazione che ebbe il merito di portare in gara, a più riprese, la precedente H6B, e che gli appassionati di storia dell’automobile ricordano come co-fondatore del marchio Simca). Il telaio viene rappresentato da una monoscocca in fibra di carbonio. L’abitacolo si segnala per una accurata “convivenza” fra elementi rétro e soluzioni up-to-date: da una parte, troviamo pannelli in legno ed accenti in alluminio per la plancia, “tradizionali” interruttori manuali, il selettore del cambio che si ispira al pannellino in acciaio che veniva installato sui cruscotti delle “Hispano” a cavallo fra gli anni 20 e 30, e c’è persino un cronografo meccanico; fanno da contraltare il volante multifunzione, il modulo infotainment con display da 10.1” (compatibile con gli standard Apple CarPlay ed Android Auto) e provvisto di funzionalità di controllo da remoto, tramite una App specifica, per i principali parametri del veicolo, per la carica residua e per l’impianto di climatizzazione.

Powertrain: tecnologie da Formula E

Sotto la monoscocca in fibra di carbonio, Hispano-Suiza Carmen presenta un modulo di propulsione formato da due motori elettrici collegati al retrotreno ed alimentati da batterie ai polimeri di litio a 700 celle e 750V di tensione da 80 kWh di capacità: la potenza complessiva annunciata dai “piani alti” della fabbrica è nell’ordine di 1.019 CV. Per lo sviluppo powertrain, è intervenuta la factory (anch’essa con sede a Barcellona) QEV Technologies, specializzata nello studio di soluzioni tecnologiche per la formula E (in qualità di partner Campos Racing e Mahindra) così come nella produzione, siccome costituisce il “ramo” europeo in Ricerca e Sviluppo del colosso cinese Baic. Il risultato, in termini prestazionali, si esprime in una velocità massima “autolimitata, per non incidere sull’autonomia comunicata nell’ordine di 400 km) di 250 km/h, ed un tempo di “Meno di 3 secondi” per lo scatto da 0 a 100 km/h.

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