Lotus Evija: caratteristiche, tecnologia e prestazioni della nuova hypercar

La prima hypercar Lotus è anche il primo progetto nuovo per il marchio di Hethel dal 2008: soluzioni hi-tech, potenza mostruosa (1.900 CV), aerodinamica raffinatissima. Ne faranno 130 esemplari. Tutti i dettagli.

La domanda nasce istintiva: chissà se Colin Chapman l’avrebbe concepita così come si presenta. Quesito ozioso, tuttavia – appunto – spontaneo. Probabilmente sì, o forse no: l’epoca del fondatore della factory di Hethel è oggi piuttosto lontana. E però, come sempre avviene quando ci si trova al cospetto delle creazioni frutto della tecnica e della passione dei progettisti che lavorano nelle aziende fondate dai grandi nomi della storia dell’auto, sono questioni che l’appassionato si pone. Soprattutto se ci si trova di fronte ad una hypercar. Anzi, alla prima “ultra-hypercar” ad alimentazione elettrica orgogliosamente “made in Great Britain” (seppure previo “placet” della nuova proprietà cinese).

È Lotus Evija, presentata in anteprima ieri sera dai massimi dirigenti di Hethel. Un nome che, come tradizione Lotus vuole, inizia per “E”; e che, secondo quanto riferito dagli stessi “piani alti” dell’azienda, assume il significato “La prima esistente”. Specificando, in effetti, che dietro questa denominazione vengono indicati “La prima hypercar prodotta da Lotus, la prima proposta tutta elettrica ed il primo modello completamente nuovo sviluppato nell’orbita Geely”. E, dalle parole dell’amministratore delegato Phil Popham, “Una vettura che aprirà il cammino ad ulteriori modelli”. E c’è da credergli, tenuto conto degli ambiziosi programmi di riposizionamento del “brand” e della relativa gamma (qui la nostra notizia dei mesi scorsi), che proprio grazie al nuovo controllo della holding che nel proprio portafoglio detiene la maggioranza delle quote Volvo, permettono un capitolo tutto nuovo per Lotus: la scorsa estate, i “piani alti” della società cinese avevano annunciato, a favore di Lotus, un monte-investimenti nell’ordine di 1,5 miliardi di sterline, finalizzato alla messa in cantiere di alcuni progetti inediti (un SUV, una sportiva “baby” che potrebbe prendere il posto, se non quantomeno affiancarla, della longeva e bestseller Elise; una supercar di alta gamma e ad altissime prestazioni) e, contestualmente, ampliare gli impianti di produzione di Hethel, creare nuovi posti di lavoro (non meno di 200 fra ingegneri e tecnici), fondare un nuovo Centro stile (a Coventry, storicamente uno degli “hub” automotive nel Regno Unito) ed impiantare una seconda factory Lotus nelle West Midlands.

Lotus Evija: prestazioni-monstre

Alcune cifre per dare una prima idea del progetto, il primo tutto nuovo per Lotus dal 2008 (Evora): quasi 2.000 CV, generati da quattro motori elettrici, ciascuno dei quali sprigiona 493 CV; ed un tempo inferiore a 3” per schizzare da 0 a 100 km/h. Ottimo valore quest’ultimo, sebbene non propriamente “eccezionale”: lo “smash”, in termini di accelerazione, arriva più “sul lungo”: meno di 3 secondi in più e si è proiettati a 200 km/h; aggiungendocene altrettanti, si raggiunge la soglia dei 300 km/h. in totale, a conti fatti, la nuova hypercar di oltremanica promette di catapultare il pilota a 300 km/h con partenza da fermo in meno di 9 secondi. Ancora un piccolo spunto in più, ed eccola raggiungere la velocità massima, che i tecnici di Hethel non comunicano ufficialmente tuttavia la indicano in un valore di “Oltre 320 km/h”. L’autonomia massima è nell’ordine di 450 km; il “pieno” di energia, se effettuato ad un “hub” di ricarica ultrarapida (350 kW) richiede soltanto 18 minuti.

Dunque sì: di fronte alla nuova creazione Lotus, l’aggettivo “hyper” non rischia di passare per abusato, ma colpisce nel segno racchiudendo in un termine l’immagine della novità della factory con sede nel Norfolk, ed indicandone in maniera piuttosto eloquente gli atout che la nuova ultracoupé porta in dote. Questi, peraltro, sviluppati su un programma di engineering che probabilmente sarebbe piaciuto a Colin Chapman. Ovvero: assoluta attenzione all’aerodinamica, riflettori puntati sulla ricerca nello studio dei materiali per il contenimento dei pesi, un’adeguata tecnologia di assetto. Ed una raffinata ultrasportività di insieme che ha già suscitato l’approvazione di Hazel Chapman, vedova dello scomparso Colin, la quale ha affermato: “Non vedo l’ora di ammirarla in strada”.

Evija: ecco perché è “la prima” per Lotus

Se, poi, si considera che la super-Lotus che debutterà sul mercato nel 2020 (ma che sarà un po’ difficile vedere su strada: ne verranno prodotte soltanto 130 unità, corrispondenti alla sigla interna di progetto, ovvero “Project 130” secondo la classificazione di fabbrica cara al fondatore del marchio di Hethel; e ad un prezzo che indicativamente si assesterà sui 2 milioni di sterline: per accaparrarsene una, occorre depositare una cifra di 250.000 sterline) viene provvista di quattro unità elettriche e mette sul piatto una potenza inaudita per la factory inglese che nel 2018 ha celebrato i settant’anni dalla realizzazione dei primi progetti da parte di Colin Chapman – e, in ogni caso, elevatissima anche se si prende in considerazione l’intero comparto delle più sofisticate vetture sportive “tout court” -, ecco il risultato.

Con Lotus Evija, svelata al pubblico nella prima serata di ieri alla presenza del top management Lotus e dei responsabili tecnici che ne hanno seguito l’iter di progettazione, la factory di Hethel gioca una nuova essenziale carta per il proprio futuro. E lo fa in un modo del tutto inedito: non soltanto per il ricorso all’alimentazione elettrica (una tecnologia peraltro nell’aria da tempo) e della particolarissima collocazione in una “nicchia” che la pone in diretta competizione con Rimac C_Two e Pininfarina Battista quanto a potenza erogata; ma anche dal punto di vista delle collaborazioni, nella fattispecie quella con Williams Advanced Engineering per lo sviluppo del modulo di propulsione (il che, tenuto conto delle origini agonistiche delle due aziende, suona quantomeno strano per il “purista”: due “brand” un tempo rivali in F1 oggi sono accomunati da un obiettivo di progetto).

Telaio monoscocca in carbonio, trazione integrale, peso contenuto

E c’è un’altra “big news”. Il ricorso alla trazione integrale. Altra primizia per Lotus, che non attende il più volte annunciato SUV per presentare la propria “vision” in materia di trazione totale sulle quattro ruote, ma si affida ad una supercoupé. A voler completare l’analisi delle molte novità che accompagnano Lotus Evija (o “Project 130” come veniva identificata fino ad un paio di settimane fa, prima cioè che ne venisse comunicato il nome) c’è altresì da tenere in considerazione lo studio di un telaio monoscocca in fibra di carbonio in un pezzo unico (realizzato a Modena dagli specialisti di CFC, azienda leader nel settore delle lavorazioni dei materiali compositi), che pur con tutti i componenti collegati (motori elettrici, sospensioni), in virtù di un peso di appena 129 kg ferma l’ago della bilancia di Lotus Evija a meno di 1.700 kg (1.680, ad essere precisi). Un peso decisamente basso per una hypercar ad alimentazione “zero emission”. E anche questo è un marchio di fabbrica per Lotus, che si accompagna ad un ulteriore assunto che la “matita” della Divisione Design guidata da Russell Carr ha ripreso pienamente dalla filosofia-Chapman: ogni componente della vettura deve assolvere a molteplici compiti.

Corpo vettura funzionale alle elevatissime prestazioni

Ecco, dunque, l’impostazione del corpo vettura, “tipicamente” Lotus (parafanghi e linea di cintura alti, tetto molto basso, sedili quasi rasoterra: appena 105 mm dal suolo; carrozzeria – qui interamente in fibra di carbonio – funzionale alle performance del veicolo e, dunque, “avvolgente” intorno ai componenti della vettura), ed una sofisticata aerodinamica, che dal “volume” anteriore, con splitter bi-plano progettato in tre sezioni (con la prima, centrale, che convoglia l’aria di raffreddamento al pacco batterie, adeguatamente collocato in posizione perfettamente centrale, vale a dire alle spalle dei due sedili anziché, come spesso avviene, nella zona inferiore del corpo vettura), crea uno specifico flusso verso la “coda”, dove su ciascun lato è presente un tunnel Venturi dall’ispirazione dichiaratamente “corsaiola” (si tratta di un engineering mutuato dai prototipi LMP) il cui compito consiste nell’ottimizzare l’aria attraverso la carrozzeria stessa. Da segnalare altresì la presenza di un sistema di aerodinamica attiva, che su Lotus Evija si concretizza in un’ala mobile superiore ed in un DRS inferiore.

Abitacolo ed assetto

All’interno, cui pilota e passeggero accedono attraverso due grandi porte ad apertura elettrica – nei cui vani di battuta si celano altrettanti scomparti utili a riporvi piccoli bagagli, i quali, quando necessario, vengono estratti dietro comando a pulsante -, Lotus Evija presenta una interessante commistione fra “tradizione” e “futuro”, anche qui sapientemente miscelati in un’ambientazione “racing”. L’abitacolo volutamente minimale è caratterizzato da due sedili anatomici con guscio in fibra di carbonio e rivestimento in Alcantara, il volante (regolabile in altezza e profondità) di forma quadrangolare e dotato dei pulsanti di controllo telefono, regolatore automatico di velocità e DRS e sistema di selezione delle cinque modalità di guida proposte (Range, City, Tour, Sport e Track), ed un quadro strumenti sotto forma di schermo digitale di ultima generazione che racchiude i controlli principali del veicolo. Ulteriori comandi trovano posto sulla sottilissima consolle centrale. Di serie, Lotus Evija dispone di climatizzatore e modulo infotainment premium, compatibile con gli standard Apple CarPlay ed Android Auto.

Lotus Evija: hypercar sempre connessa

Lotus Evija, che si assume il titolo di prima vettura stradale “di serie” ad essere equipaggiata con un sistema di illuminazione laser (fornito da Osram) per i fari anabbaglianti e anabbaglianti, è anche la prima Lotus a fornire ai conducenti una suite completa di infotainment digitali collegati, che beneficeranno di aggiornamenti software over-the-air. Un potente modem di bordo consente la comunicazione con il cloud e il conducente può interagire con tali dati tramite un’App per smartphone Lotus. L’app consentirà ai conducenti di monitorare Evija da qualsiasi parte del mondo, ad esempio, per verificare lo stato di carica della batteria e il campo di guida, ma anche il controllo da remoto del condizionatore e riscaldamento.

L’assetto, anch’esso progettato tenendo nella massima considerazione il vastissimo expertise Lotus nelle competizioni, prevede tre ammortizzatori adattivi e regolabili per ciascun assale, montati “in-board” per ottimizzare la resa aerodinamica del veicolo. I gruppi ruota sono formati da cerchi in magnesio da 20” (all’anteriore) e 21” (al posteriore) con pneumatici Pirelli Trofeo R sviluppati specificamente. L’impianto frenante, fornito dallo specialista AP, abbina pinze in alluminio forgiato con dischi carboceramici.

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