Stellantis Melfi, basta soluzioni tampone: i sindacati chiedono certezze
Lo stabilimento Stellantis di Melfi torna sotto pressione. Questa volta a chiedere risposte sono Fim, Uilm, Fismic e Uglm, che dopo una riunione delle rappresentanze sindacali aziendali hanno sollecitato un confronto con la direzione. Il punto è semplice: per i sindacati non è più sufficiente affrontare un’emergenza dopo l’altra. Servono volumi, continuità produttiva e una strategia industriale chiara per il futuro della fabbrica lucana.
Il confronto arriva in una fase particolarmente delicata. Melfi sta attraversando la transizione dalle precedenti produzioni verso una nuova famiglia di modelli, ma la salita produttiva sta facendo i conti con carenze di materiali, difficoltà tecniche e problemi organizzativi. A settembre, inoltre, lo stabilimento è stato organizzato su un solo turno alternato, con una produzione programmata di 295 vetture al giorno.
Il rischio, secondo le organizzazioni dei lavoratori, è che una fase che dovrebbe segnare il rilancio dello stabilimento continui invece a essere caratterizzata da incertezza e interventi temporanei.
Stellantis Melfi, perché i sindacati chiedono un cambio di passo
La nuova presa di posizione arriva dopo l’annuncio relativo alla riorganizzazione dei turni e dei carichi di lavoro. Fim, Uilm, Fismic e Uglm hanno riunito le Rsa per analizzare la situazione e le difficoltà che stanno accompagnando il lancio dei nuovi modelli e l’aumento della produzione.
Il problema non riguarda un solo aspetto della fabbrica. Le organizzazioni segnalano carenze di materiali, difficoltà tecniche e organizzative e frequenti cambiamenti nella gestione quotidiana.
Sono criticità che possono essere comprensibili durante l’avvio di nuove produzioni, ma che secondo i sindacati non possono trasformarsi in una condizione permanente.
Da qui la richiesta di un progetto industriale definito e soprattutto strutturale. Non basta, in altre parole, assegnare nuovi modelli allo stabilimento: bisogna riuscire a portarli a volumi produttivi sufficienti, garantendo allo stesso tempo una catena di fornitura capace di sostenere la fabbrica senza continue interruzioni.
Il tema dei volumi non nasce oggi. Già nei mesi scorsi le organizzazioni sindacali avevano evidenziato come le nuove assegnazioni rappresentassero soltanto una parte della soluzione. La vera partita riguarda quante vetture verranno effettivamente prodotte e quali saranno le conseguenze sull’occupazione e sull’indotto.
Un solo turno a settembre e 295 auto al giorno
A rendere più concreta la preoccupazione c’è l’organizzazione prevista per settembre 2026.
Stellantis ha comunicato che Melfi lavorerà per tutto il mese su un solo turno alternato. I volumi programmati restano invariati, con 295 vetture al giorno, ma vengono concentrati in un’unica fascia lavorativa.
La riorganizzazione è stata collegata alla necessità di accompagnare la fase di avvio e salita produttiva del nuovo modello DS, raggiungendo progressivamente i livelli produttivi e qualitativi previsti.
Per i lavoratori, però, la questione ha anche un effetto immediato: meno utilizzo degli impianti significa maggiore ricorso agli ammortizzatori sociali e possibili conseguenze sulle buste paga.
Ed è proprio questo uno dei punti sui quali i sindacati chiedono un cambio di passo. La salita produttiva delle nuove vetture dovrebbe tradursi progressivamente in più ore lavorate, maggiore utilizzo dello stabilimento e minore dipendenza dagli ammortizzatori sociali. Se questo passaggio tarda ad arrivare, cresce inevitabilmente l’incertezza.
Melfi, del resto, ha già avviato una profonda trasformazione della propria gamma. Nel piano illustrato nel 2025 erano stati indicati diversi nuovi prodotti basati sulla piattaforma STLA Medium, tra cui modelli DS, Jeep Compass e Lancia Gamma.
Avere più modelli sulla stessa linea rappresenta un elemento importante, ma non garantisce automaticamente la saturazione degli impianti. Tutto dipende dalla domanda del mercato e, quindi, dai volumi che ciascun modello riuscirà a generare.
Non c’è solo la fabbrica: preoccupa anche l’indotto di Melfi
La questione si allarga inevitabilmente alle aziende che ruotano attorno allo stabilimento.
I sindacati chiedono infatti una filiera più efficiente, una maggiore valorizzazione dell’indotto e una gestione della logistica in grado di assicurare continuità. Se la produzione Stellantis rallenta, le conseguenze non rimangono all’interno dei cancelli della fabbrica, ma si propagano alle imprese che forniscono componenti e servizi.
Le difficoltà della filiera sono già visibili. A luglio, per esempio, è stato raggiunto un accordo per la reindustrializzazione dei siti PMC e Brose di Melfi, con un progetto destinato a salvaguardare 150 lavoratori attraverso nuove attività legate anche al recupero di materiale elettronico.
Anche altre aziende della componentistica hanno affrontato negli ultimi mesi problemi legati alla fine delle vecchie produzioni e alla necessità di ottenere nuove commesse.
Per questo parlare del futuro di Stellantis Melfi significa inevitabilmente parlare anche dell’intero comparto automotive lucano. Un aumento stabile della produzione potrebbe avere effetti lungo tutta la catena, mentre volumi insufficienti continuerebbero a mettere sotto pressione fornitori e occupazione.
Ora i sindacati vogliono un incontro con Stellantis
Il prossimo passaggio sarà il confronto diretto con l’azienda. Fim, Uilm, Fismic e Uglm hanno annunciato la presentazione di una richiesta di incontro alla direzione di Stellantis per discutere delle condizioni dello stabilimento, delle prospettive industriali e delle misure necessarie al rilancio produttivo.
Le organizzazioni non chiudono la porta alla collaborazione. Al contrario, si dichiarano disponibili ad accompagnare un percorso che permetta di recuperare quote di mercato e aumentare la produzione. Chiedono però che questo avvenga attraverso un confronto concreto e trasparente.
Il punto decisivo saranno quindi i prossimi mesi. Melfi ha nuovi modelli, ma adesso deve trasformare queste assegnazioni in produzione stabile.
Per lavoratori e indotto la differenza è sostanziale: un modello annunciato rappresenta una prospettiva, mentre sono i volumi effettivi a determinare turni, occupazione e sostenibilità economica della filiera.
La richiesta dei sindacati va esattamente in questa direzione. Superare la gestione delle emergenze e capire quale ruolo Stellantis intenda assegnare realmente a Melfi nel medio e lungo periodo. Dopo mesi di transizione, il tema non è più soltanto quali auto verranno costruite in Basilicata, ma quante ne usciranno ogni giorno dalle linee.
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