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Sanrivatti rivoluziona le hypercar: si guida come una superbike

Di Riccardo Mantica
Pubblicato il 24 giu 2026
Sanrivatti rivoluziona le hypercar: si guida come una superbike
La startup olandese Sanrivatti presenta una hypercar con innovativa posizione di guida Apex, ispirata alle superbike e pensata per massimizzare il coinvolgimento.

Nel mondo delle hypercar è sempre più difficile sorprendere. Potenze superiori ai mille cavalli, accelerazioni da Formula 1 e tecnologie derivate dalle competizioni sono ormai diventate quasi la normalità tra i costruttori più esclusivi. Eppure una giovane startup olandese è riuscita a catturare l’attenzione degli appassionati proponendo qualcosa di completamente diverso.

Si chiama Sanrivatti e il suo primo progetto punta a rivoluzionare non tanto le prestazioni, quanto il modo stesso di vivere la guida. L’idea alla base della vettura è infatti tanto semplice quanto radicale: creare una hypercar capace di offrire le stesse sensazioni di una superbike.

Per raggiungere questo obiettivo, l’azienda ha sviluppato una configurazione completamente inedita chiamata Apex Position, una posizione di guida che rompe con oltre un secolo di tradizione automobilistica.

Cos’è la posizione Apex e perché sta facendo discutere

Le prime immagini diffuse da Sanrivatti mostrano una vettura estremamente compatta e aggressiva, ma è l’abitacolo a rappresentare il vero elemento rivoluzionario.

La cosiddetta Apex Position prevede una postura molto diversa rispetto a quella di qualsiasi supercar o hypercar attualmente in commercio. Il pilota viene posizionato quasi in una configurazione simile a quella utilizzata sulle moto sportive, con il corpo proiettato in avanti e le gambe arretrate.

Secondo la startup, questa soluzione permetterebbe di collocare il conducente al centro dell’esperienza di guida, aumentando la percezione dei movimenti della vettura e la connessione fisica con il mezzo.

Le immagini pubblicate hanno immediatamente acceso il dibattito tra gli appassionati. Molti si chiedono quanto possa essere realmente comoda una configurazione del genere e se sia compatibile con un utilizzo stradale tradizionale.

Anche alcuni aspetti pratici restano ancora da chiarire. Sanrivatti non ha infatti mostrato nel dettaglio i comandi della vettura e non è ancora chiaro come saranno integrati pedaliera, sistemi di controllo e dispositivi di sicurezza.

Un altro elemento curioso riguarda l’abitacolo. Dalle informazioni diffuse finora sembra che la vettura sia pensata principalmente per un solo occupante. Eventualmente il passeggero dovrebbe trovare posto dietro al conducente, in una configurazione molto diversa rispetto a quella adottata dalle hypercar tradizionali.

Una hypercar pensata per creare una connessione totale con il pilota

Dietro questa scelta progettuale c’è la visione del fondatore e CEO Santiago Sánchez Rivero, che ha soltanto 23 anni ma idee decisamente ambiziose. Secondo Rivero, il problema delle hypercar moderne non è la mancanza di prestazioni. Al contrario, molte vetture attuali dispongono già di potenze e velocità superiori a quelle realmente sfruttabili su strada. La vera sfida sarebbe quindi aumentare il coinvolgimento emotivo e fisico del pilota.

L’ispirazione arriva direttamente dal mondo delle moto ad alte prestazioni, dove il corpo del pilota partecipa attivamente alla dinamica del mezzo. Su una superbike, infatti, accelerazioni, frenate e cambi di direzione vengono percepiti in modo estremamente diretto.

Sanrivatti sostiene di stare sviluppando tecnologie proprietarie capaci di amplificare questa sensazione anche all’interno di un’automobile.

L’azienda afferma che il conducente potrà muoversi in maniera più naturale insieme alla vettura, migliorando percezione dell’equilibrio, sensibilità durante la guida e coinvolgimento nelle fasi di accelerazione, frenata e percorrenza delle curve.

Per validare il concetto, la startup ha già realizzato un prototipo funzionante utilizzato per studiare ergonomia, controllo del veicolo e comportamento dinamico della posizione Apex in condizioni reali.

Un progetto ancora misterioso ma con nomi importanti alle spalle

Al momento Sanrivatti mantiene il massimo riserbo sugli aspetti tecnici della vettura. Non sono stati comunicati dati relativi a motorizzazione, potenza, prestazioni o eventuale omologazione stradale. L’azienda ha però promesso nuovi dettagli nei prossimi mesi, lasciando intendere che il progetto sta entrando in una fase più concreta di sviluppo.

Se da un lato la startup è ancora sconosciuta al grande pubblico, dall’altro può contare su un team che vanta esperienze di alto livello nell’industria automotive.

Tra i nomi coinvolti figura Paul Arkesden, oggi direttore delle partnership tecnologiche di Sanrivatti. In passato ha ricoperto ruoli di primo piano in aziende come McLaren e Singer, partecipando anche allo sviluppo della celebre McLaren P1.

Il team include inoltre professionisti provenienti da marchi come Lotus e Bentley, una presenza che contribuisce a dare credibilità a un progetto che sulla carta appare estremamente ambizioso.

Naturalmente restano molte incognite. Il settore delle hypercar è uno dei più competitivi e difficili al mondo, dominato da costruttori affermati come Ferrari, Lamborghini, Pagani e Koenigsegg. Per emergere non bastano idee originali: servono risorse, affidabilità e una capacità concreta di trasformare i prototipi in prodotti reali.

Eppure è proprio l’approccio anticonvenzionale di Sanrivatti a rendere questo progetto interessante. In un’epoca in cui gran parte delle innovazioni riguarda software, elettrificazione e assistenza alla guida, la startup olandese prova a riportare al centro una domanda diversa: come si può rendere più intensa l’esperienza del pilota?

La risposta potrebbe essere una hypercar che non si limita a guidarsi, ma che si “cavalca” quasi come una moto. Un’idea che oggi sembra estrema, ma che potrebbe rappresentare uno degli esperimenti più originali degli ultimi anni nel mondo delle auto ad alte prestazioni.

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