GP di Gran Bretagna: 3 edizioni indimenticabili per la Ferrari

In realtà “tre più una”: 1951, il primo successo; 1952 e 1953, il biennio pigliatutto; la rocambolesca vittoria di Schumacher ai box; e come “bonus” il raduno Ferrari più grande di sempre a Silverstone.

Il grande libro delle competizioni si arricchisce, con il tempo, di sempre nuovi capitoli, e nel presente 2020 viene scritto “a caratteri d’oro” in quanto si celebrano i settant’anni dall’inizio della Formula 1 “moderna”. Fu proprio a Silverstone, dove domenica 2 agosto andrà in scena il GP di Gran Bretagna e la domenica successiva (9 agosto) si svolgerà il Gran Premio del 70esimo Anniversario, che si tenne il primo Gran Premio della storia valevole per il Campionato del mondo.

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Era il 13 maggio del 1950, ed a vincere fu Giuseppe “Nino” Farina, sulla leggendaria Alfa Romeo 158 con la quale avrebbe conquistato il primo alloro iridato. Per il Campionato mondiale Costruttori si dovette attendere il 1958: ad aggiudicarselo fu la “meteora” Vanwall, al cui sviluppo aveva collaborato Colin Chapman: le monoposto “British Green”, pilotate fra gli altri da Stirling Moss e Tony Brooks, erano state realizzate da Tony Vandervell, industriale nel ramo dei componenti meccanici ed appassionato di motorsport (era stato, all’alba degli anni 50, uno dei sostenitori del “progetto” Brm che intendeva creare di fatto un consorzio di aziende inglesi con l’obiettivo di realizzare “la” monoposto-nazionale di oltremanica), inventore di un tipo di bronzine sottili all’indio, utilizzate anche dalla Scuderia Ferrari. Lo stesso Vandervell aveva preparato una Ferrari 375 (la celebre “Thin Wall Special”) per le competizioni di Formula Libera.

La allora giovane Scuderia Ferrari era dunque ammirata dagli enthusiast inglesi già all’inizio dell’epopea della Formula 1. E furono proprio le “Rosse” ad animare in numerose occasioni il GP di Gran Bretagna. Anzi: a Silverstone Ferrari ottenne la prima vittoria assoluta in un Gran Premio valevole per il Campionato del mondo. Ripercorriamo lo storico evento, insieme ad un “riassunto” di alcune delle imprese Ferrari rimaste nella storia e al ricordo di un evento da record, cioè il più grande raduno Ferrari mai effettuato nella ultrasettantennale “carriera” di Maranello. Che ebbe Silverstone come palcoscenico. Ma andiamo con ordine.

1951: il primo successo non si scorda mai

Gli appassionati ben conoscono cosa avvenne il 14 luglio 1951; e sanno anche come Enzo Ferrari ebbe poi a ricordare l’accaduto. “Quando nel 1951 Gonzales su Ferrari, per la prima volta nella storia dei nostri confronti diretti, si lasciò alle spalle la “159” e l’intera squadra dell’Alfa, io piansi di gioia, ma mescolai alle lacrime di entusiasmo anche lacrime di dolore, perché quel giorno pensai: ‘Oggi ho ucciso mia madre’”. Il riferimento andava ovviamente al rapporto, quasi filiale, che per quasi vent’anni aveva legato il futuro “Drake” al “Biscione”, e che si era concluso nel 1939, con le sue dimissioni da presidente di Alfa Corse. Un divorzio che contribuì alla volontà, da parte di Enzo Ferrari, di diventare lui stesso costruttore, e di primo piano su scala mondiale. Ed a conquistare la prima delle 238 vittorie delle “Rosse” in Formula 1 furono il massiccio José Froilàn Gonzales e la monoposto “375” a 12 cilindri aspirato progettata da Aurelio Lampredi. Un primo successo ottenuto davanti alle “Alfetta” 159 di Juan Manuel Fangio e Giuseppe Farina giunte nell’ordine. “Al termine del 1951, conclusosi con la conquista del titolo mondiale da parte di Fangio, Alfa Romeo decise di ritirarsi ufficialmente dalla F1. Ne derivò un numero di monoposto pronte a scendere in pista per l’anno successivo decisamente inferiore rispetto al biennio precedente.

1952 e 1953: doppietta Ascari nel biennio schiacciasassi

Nel 1952, dunque, la Federazione Internazionale decise di mettere mano al regolamento tecnico: nei Gran Premi iridati erano ammesse soltanto le monoposto di Formula 2 (motore 2 litri, quattro cilindri). A Maranello, Aurelio Lampredi aveva progettato la Ferrari 500, partendo da un foglio bianco anziché affidarsi a quanto si trovava già in fabbrica. La nuova “piccola” Ferrari si dimostrò immediatamente ultracompetitiva: i primi impegni di stagione extra-campionato dimostrarono che la Ferrari 500 F2 era… di un altro pianeta rispetto alla concorrenza. E il ruolino di marcia lo mise in evidenza: nelle sei gare valevoli per il Mondiale 1952 (Svizzera, Indianapolis, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda e Italia), Ferrari ottenne sette vittorie (tutte, eccetto la “specialistica” 500 Miglia di Indianapolis dove, peraltro, Ferrari prese parte, con una “vecchia” 375 affidata ad Alberto Ascari), sei delle quali (anche qui tutte, tranne Berna in cui vinse Piero Taruffi) conquistate dal portabandiera Ascari. Una supremazia quasi “imbarazzante”, che molto giocò sul prestigio di Ferrari a livello mondiale. E che diede, meritatamente, il primo alloro iridato ad Ascari. Lo stesso fuoriclasse milanese si ripeté nel 1953, vincendo, oltre che a Silverstone, anche in Argentina, Olanda, Belgio e Svizzera: una seconda stagione trionfale, che si concluse con il secondo alloro iridato. Il successo conquistato al GP di Gran Bretagna fu… “alla Ascari”. Vale a dire: in testa dall’inizio alla fine.

1998: quando Schumacher vinse… ai box

Negli annali della Formula 1 anche il primo successo di “Schumi” a Silverstone. E fu, quello, un “battesimo” con il gradino più alto del podio di Silverstone avvenuto in un modo a dir poco inconsueto. La stagione 1998 viene ricordata come la prima del lungo “testa a testa” fra Maranello e Woking, o meglio fra Michael Schumacher e Mika Hakkinen. Da una parte, le “Rosse” in fase di graduale ripresa; dall’altra, le monoposto MP4-13 progettate da Adrian Newey. Era chiaro che per avere la meglio sul finlandese, l’asso nella manica era proprio “il solito” Schumacher, cioè il pilota che viveva pressoché in simbiosi con la vettura, e che ad ogni Gran Premio era disposto a giocarsi il tutto per tutto per avere la meglio sul team di Ron Dennis. A Silverstone 1998 pioveva, e anche forte: una condizione favorevolissima per il fuoriclasse tedesco, partito in prima fila accanto al poleman Hakkinen. Tuttavia, una partenza non eccelsa vide Schumi in terza posizione, nelle prime fasi di gara, dietro Hakkinen ed il compagno di squadra Coulthard. Il quale si eliminò da solo, finendo nella sabbia e permettendo a Schumacher di installarsi in seconda posizione. Sotto un autentico diluvio, venne fatta entrare la Safety car che permise a Michael Schumacher di balzare in testa, ai danni dell’avversario finlandese. Ci fu un “però”: al box Ferrari venne comunicato che la monoposto numero 3 (Schumacher, appunto) aveva effettuato un doppiaggio nonostante la bandiera gialla. La penalità non era stata specificata, e per di più si era a tre giri dalla fine. Che fare? Jean Todt e Ross Brawn ebbero il classico “flash” risolutore: dissero a Schumacher di spingere al massimo, e di rientrare ai box soltanto all’ultimo giro. Di fatto, il regolamento era salvo. Schumi fece esattamente così, ovvero scontò la propria penalità dopo il traguardo. Un po’ di imbarazzo fra i “marshall”, un (bel) po’ di rabbia da parte di Ron Dennis. Tuttavia, la stessa Direzione gara non ebbe difficoltà a calmare salomonicamente le acque: il comunicato di penalità era arrivato a Ferrari 31 minuti dopo l’episodio cui si riferiva, laddove il limite è di 25 minuti. Vittoria sacrosanta, dunque; e si tratta dell’unico caso in cui sia stata ottenuta passando per la corsia dei box.

2012: il raduno Ferrari più grande di sempre

La passione, e l’ammirazione, del mondo sportivo di oltremanica nei confronti delle “Rosse” si è concretizzato, in tempi recenti, anche attraverso un’iniziativa poi entrata nel Guinness dei Primati come il più grande raduno Ferrari di sempre. Lo storico evento ebbe luogo nel settembre del 2012: per l’occasione, il tracciato del Northamptonshire si animò di ben 964 esemplari, provenienti da ogni angolo d’Europa ed anche oltre. Le “quasi mille” Ferrari che sfilarono a Silverstone poco meno di otto anni fa – per l’occasione, a guidare il lunghissimo “serpentone” c’era Felipe Massa, all’epoca in forza a Maranello – stracciarono, per quantità, un precedente primato, fatto registrare nel 2008 al Fuji, in cui si radunarono “soltanto” 490 Ferrari.

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