Seat Ibiza: ad Auto e Moto d’Epoca i suoi primi 35 anni

La “segmento B” catalana debuttò a fine 1984: fino al 1993 fu prodotta in 1,3 milioni di esemplari prima serie. Storia di un modello-chiave per Martorell.

La compatta più “popolare” di Martorell rappresenta, fin dal momento del suo debutto sul mercato, l’essenza della “nuova” immagine Seat. Ovvero, dal punto di vista manageriale quella che all’inizio degli anni 80 la affrancò dal controllo Fiat e la condusse, dopo un (breve) periodo piuttosto incerto, nell’orbita del Gruppo Volkswagen; allo stesso modo, relativamente all’assetto industriale è stata il modello che ha inaugurato un parallelo percorso di allontanamento da Torino, in virtù dell’adozione di una inedita gamma di motori (i propulsori “System Porsche”, così chiamati in quanto sviluppati in collaborazione con uno staff tecnico di Zuffenhausen); e, in merito al suo posizionamento strategico, ha definitivamente “sdoganato” il marchio catalano a livello internazionale, aprendo gradualmente le porte di decine di Nazioni alla produzione Seat, fino all’attuale presenza in 75 Paesi. Oggi, giunta alla quinta generazione (l’attuale serie, allestita sulla piattaforma modulare Mqb-Modularer Querbaukasten condivisa con gran parte della lineup “compact” del Gruppo Vag, è in produzione dal 2017), Seat Ibiza può a buon diritto essere considerata la capostipite di una “famiglia” che molto ha contribuito all’ottimo stato di forma dell’azienda di Martorell, da tempo in costante “segno positivo” in termini di vendite.

L’omaggio per i 35 anni

Nel presente autunno 2019, peraltro, Seat Ibiza compie 35 anni: un’età decisamente “matura” per un autoveicolo, e più che sufficiente per raccontare tre decenni abbondanti di accompagnamento del costume collettivo attraverso due generazioni e numerosi cambiamenti nelle mode e nei gusti del pubblico, non ultima la recente “evoluzione” del concetto di berlina di fascia medio-piccola verso i veicoli “a ruote alte” (Crossover e SUV), ai quali d’altro canto la stessa Ibiza non è indifferente, possedendo in gamma Seat una “derivazione” Sport Utility, ovvero il B-SUV Seat Arona. Dal Salone di Parigi 1984, quando cioè la allora inedita Ibiza fece bella mostra di sé in anteprima per poi essere messa in commercio nelle settimane successive, all’attuale quinta generazione proposta nelle declinazioni benzina 1.0 TSI 95 CV e 115 CV, 1.6 TDI 95 CV e metano 1.0 TGI 90 CV ed in cinque allestimenti (Reference, Style, Business, Xcellence e l’immancabile configurazione sportiva FR), sono trascorsi… cinque milioni e mezzo di esemplari prodotti (la “boa” dei cinque milioni venne raggiunta nel 2014). Per questo, ed in considerazione del notevolissimo apporto che ebbe sul mutamento di immagine per l’azienda catalana, Seat Ibiza verrà celebrata all’imminente Auto e Moto d’Epoca 2019, rassegna di Fiera di Padova in programma da giovedì 24 a domenica 27 ottobre: un palcoscenico di primo piano – il “Salone” padovano è uno degli appuntamenti principali nel panorama internazionale del fiorente settore del motorismo storico – per un modello che ha molto da raccontare. E altrettanta strada davanti a se.

Venne disegnata da Giugiaro

L’”operazione Ibiza” prese il via nel 1982, proprio all’epoca in cui tra Fiat ed il Governo spagnolo avvenne l’interruzione dei negoziati sulla prosecuzione degli accordi di partecipazione al controllo dell’azienda da parte del Gruppo torinese. Sul pianale di Seat Ronda, modello in parte “cugino” di Fiat Ritmo, nel 1983 Giorgetto Giugiaro venne incaricato di progettare un corpo vettura che si distinguesse nettamente dalla produzione Seat di allora, che nel frattempo era entrata sotto il controllo Volkswagen e, anche per motivi conseguenti alla rottura dei rapporti con Fiat, non avrebbe più dovuto mantenere alcuna “parentela” con la gamma torinese. Le scocche vennero affidate a Karmann, insieme alla realizzazione degli interni. Le linee esterne (a questo proposito, è da segnalare come “segno dell’epoca” la lunghezza esterna: appena 3,69 m, che oggi corrisponderebbe alle dimensioni di una citycar tuttavia a quel tempo contrassegnava la vettura compatta “per famiglie”) mostravano, oltre ad una certa piacevole personalità – per quanto una vaga somiglianza a Fiat Uno, anch’essa impostata dal prolifico designer piemontese -, un favorevole rapporto fra dimensioni contenute e buone doti di abitabilità a bordo.

Due motorizzazioni

Al momento del debutto sul mercato (fine 1984), Seat Ibiza venne proposta in due varianti di allestimento (“GL” e “GLX”), ed in altrettante motorizzazioni: 1.2 (1.193 cc da 63 CV) e 1.5 (1.461 cc da 85 CV), con prezzi (novembre 1984) che partivano da, rispettivamente, 9.465.000 lire (1.2 GL) e 11.084.000 (1.5 GLX). Nel 1986 arrivarono la “baby” 900 (903 cc da 44 CV) e le configurazioni a cinque porte. In ossequio alla eterna “liaison” fra Seat e le competizioni, nel 1988 debuttò la variante “high performance” Ibiza SXi, che dall’unità 1.5, aggiornata con l’iniezione elettronica, erogava 101 CV e si distingueva per un aggiornamento ad hoc all’assetto ed un simpatico motivo grafico in rosso alle fiancate. Il restyling della “storica” prima serie di Seat Ibiza arrivò nel 1991, e riguardò un “maquillage” alla fanaleria anteriore, ai gruppi ottici posteriori, al disegno dei paraurti ed al layout abitacolo. Prima dell’”uscita di scena” che sarebbe avvenuta nel 1993 con il cambio di testimone alla seconda serie (anch’essa disegnata da Giugiaro), la prima generazione di Seat Ibiza fece in tempo ad essere declinata in una versione sportiva ulteriormente caratterizzata: la 1.7i Sport Line del 1992 – “progenitrice” dell’attuale Cupra – da 105 CV di potenza massima.

La mostruosa Bimotore

Gli appassionati di motorsport con qualche capello grigio ben ricordano la Seat Ibiza Bimotor, massima espressione all’epoca dell’interesse del marchio di Martorell verso l’agonismo. Impostata subito dopo il debutto di Ibiza prima serie sul mercato, in previsione delle regolamentazioni Gruppo S per i rally che vennero soltanto stese “sulla carta” per essere immediatamente sospese in seguito all’abolizione del Gruppo B dalle gare internazionali a partire dal 1 gennaio 1987, la Seat Ibiza bimotore – esteticamente simile al modello “di serie”, tuttavia con massiccio impiego di Kevlar, vetroresina e fibra di carbonio ai pannelli carrozzeria – venne equipaggiata con due unità 1.5i gemelle, ciascuna delle quali portata a 125 CV dagli 80 di origine (dal 1988 portati a 150 CV ognuno), per una potenza complessiva di 250 CV. Ovviamente, anche le geometrie dovettero essere modificate radicalmente: i tecnici Seat optarono per due schemi McPherson all’avantreno ed al retrotreno. Nelle mani di Salvador Servià (uno dei piloti-simbolo Seat) e Toni Rius, Seat Ibiza Bimotor ebbe ugualmente una cospicua vita sportiva: fu impiegata per due stagioni (1987 e 1988) nelle prove del Campionato spagnolo rally su terra, che a quell’epoca ammettevano al via anche le vetture Gruppo B ed i prototipi. L’unico esemplare “superstite” è oggi conservato al Museo storico Seat: è una vettura “viva”, a più riprese utilizzata nelle rievocazioni e negli eventi per auto storiche.

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