Multe stradali, stop alle sanzioni con le telecamere di sorveglianza
Le telecamere di videosorveglianza installate per motivi di sicurezza non possono essere utilizzate dai Comuni per accertare violazioni del Codice della Strada e contestare multe agli automobilisti. A chiarirlo è un recente provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali, che ha definito i limiti entro cui possono essere utilizzate le immagini registrate dagli impianti di sorveglianza.
La decisione rappresenta un importante punto di riferimento per amministrazioni locali e cittadini, perché ribadisce un principio fondamentale previsto dalla normativa sulla privacy: i dati raccolti attraverso sistemi di videosorveglianza possono essere utilizzati esclusivamente per le finalità per cui sono stati acquisiti.
Perché il Garante ha bloccato l’utilizzo delle telecamere
Il provvedimento nasce da un episodio avvenuto a Reggio Calabria. Dopo un incidente stradale, il Comune aveva utilizzato le registrazioni di una telecamera di sorveglianza per ricostruire la dinamica del sinistro, individuare il conducente ritenuto responsabile di una violazione del Codice della Strada e trasmettere successivamente il filmato alla Motorizzazione Civile per eventuali provvedimenti sulla patente.
Secondo il Garante della Privacy, questo utilizzo delle immagini non era supportato da una valida base giuridica. Le registrazioni erano infatti state raccolte attraverso un impianto destinato alla tutela della sicurezza urbana e non per l’accertamento di illeciti amministrativi.
Per questo motivo sono stati ritenuti violati alcuni dei principi fondamentali previsti dalla normativa europea sulla protezione dei dati personali, tra cui quelli di liceità, correttezza, trasparenza e limitazione della finalità.
Nel caso specifico non erano inoltre presenti elementi tali da configurare un reato penale. Il conducente coinvolto nell’incidente aveva riportato lesioni con una prognosi limitata e non era stata presentata alcuna denuncia. Anche la trasmissione del filmato alla Motorizzazione è stata ritenuta non conforme alla disciplina sulla protezione dei dati.
Quando le telecamere possono essere utilizzate
La decisione del Garante non vieta in assoluto l’impiego delle telecamere di videosorveglianza nell’ambito della circolazione stradale. Esistono infatti situazioni nelle quali le registrazioni possono essere utilizzate legittimamente.
Questo avviene quando le immagini sono necessarie per accertare reati penali. Ad esempio, possono essere impiegate durante le indagini su episodi di omissione di soccorso, fuga dopo un incidente, furto o altri fatti penalmente rilevanti.
La differenza principale riguarda quindi la natura della violazione.
Le infrazioni al Codice della Strada, salvo casi particolari, costituiscono illeciti amministrativi. In questi casi le telecamere installate per finalità di sicurezza non possono essere trasformate in strumenti per elevare sanzioni.
Diverso è il caso in cui dalle immagini emerga un comportamento che integra un reato previsto dal Codice Penale. In quella situazione le registrazioni possono essere acquisite e utilizzate dalle autorità competenti nell’ambito delle indagini.
Il principio è quello della cosiddetta limitazione della finalità, uno dei cardini della normativa europea sulla protezione dei dati personali.
Cos’è il GDPR e perché è importante
Alla base della decisione del Garante c’è il GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento europeo entrato in vigore nel 2018 che disciplina il trattamento dei dati personali all’interno dell’Unione Europea.
Il regolamento stabilisce che qualsiasi informazione riconducibile a una persona fisica, comprese immagini e registrazioni quando consentono l’identificazione di un soggetto, possa essere trattata soltanto nel rispetto di specifiche regole.
Chi raccoglie dati personali deve indicare chiaramente per quale finalità vengono acquisiti, come saranno utilizzati, per quanto tempo saranno conservati e chi potrà accedervi.
Questo significa che un sistema di videosorveglianza installato per prevenire atti vandalici, garantire la sicurezza urbana o contrastare fenomeni criminali non può essere utilizzato successivamente per finalità differenti, salvo che una specifica norma lo consenta.
Il GDPR riconosce inoltre ai cittadini numerosi diritti, tra cui quello di conoscere come vengono trattati i propri dati, richiederne la rettifica, la cancellazione quando possibile e opporsi a trattamenti non conformi alla normativa.
La recente decisione del Garante rappresenta quindi un importante richiamo al rispetto di questi principi anche nell’ambito della circolazione stradale. Per gli enti pubblici significa prestare maggiore attenzione alle modalità di utilizzo degli impianti di videosorveglianza, mentre per gli automobilisti costituisce un’ulteriore garanzia sul corretto impiego delle immagini raccolte dalle telecamere installate sul territorio.
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