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Mobilità sostenibile, Italia ferma: solo il 34% è alternativa all'auto

Di Simone Fiderlisi •
Pubblicato il 5 nov 2026
Mobilità sostenibile, Italia ferma: solo il 34% è alternativa all'auto
In Italia l'automobile rappresenta oltre il 60% degli spostamenti, mentre solo il 34% avviene a piedi, in bicicletta, con mezzi pubblici o micromobilità. I dati mostrano un Paese ancora dipendente dall'auto.

In Italia l’automobile continua a essere il mezzo di trasporto più utilizzato, anche quando bisogna percorrere distanze molto brevi. Oltre il 60% degli spostamenti avviene infatti in auto e più di un tragitto su quattro, tra quelli inferiori ai due chilometri, viene comunque effettuato con una vettura.

Sono numeri che fotografano un’abitudine difficile da cambiare, nonostante la crescente attenzione verso il trasporto pubblico, le biciclette e le nuove forme di mobilità urbana.

Nel 2025, infatti, soltanto il 34% degli spostamenti è stato effettuato a piedi, in bicicletta, con mezzi di micromobilità oppure utilizzando il trasporto pubblico.

Una percentuale che colpisce soprattutto per un motivo: è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2000.

In altre parole, nell’arco di 25 anni il peso complessivo delle alternative all’automobile non ha registrato una crescita significativa.

Eppure, le distanze percorse quotidianamente dagli italiani raccontano una situazione che potrebbe favorire un maggiore utilizzo di mezzi alternativi.

Oltre l’80% degli spostamenti avviene entro dieci chilometri, mentre l’85% richiede meno di mezz’ora.

I dati sono stati presentati il 5 novembre a Roma in occasione dell’Urban Award 2026, il riconoscimento dedicato ai Comuni italiani che sviluppano progetti concreti per migliorare la mobilità sostenibile.

Auto anche per meno di 2 km: perché la mobilità sostenibile non cresce

Uno degli aspetti più significativi dei dati sulla mobilità in Italia riguarda proprio gli spostamenti di breve distanza.

Più di un tragitto su quattro entro i due chilometri viene effettuato in automobile.

Si tratta di distanze che, almeno in determinate condizioni, potrebbero essere affrontate anche a piedi o in bicicletta.

Naturalmente, non tutti gli spostamenti sono uguali.

La necessità di accompagnare i figli, trasportare oggetti, raggiungere zone poco servite o muoversi in condizioni meteorologiche sfavorevoli può rendere l’automobile la soluzione più pratica.

Tuttavia, la frequenza con cui viene utilizzata anche per percorsi molto brevi mostra quanto sia radicata nelle abitudini quotidiane.

Il problema non riguarda soltanto le preferenze individuali.

La possibilità di scegliere un mezzo alternativo dipende anche dalla presenza di marciapiedi sicuri, piste ciclabili, collegamenti pubblici efficienti e percorsi facilmente accessibili.

Una distanza di due chilometri può essere semplice da percorrere in bicicletta quando esiste un’infrastruttura protetta, ma diventare poco invitante se bisogna attraversare strade trafficate o incroci pericolosi.

Lo stesso vale per il trasporto pubblico.

Un autobus frequente e affidabile può rappresentare una valida alternativa all’auto privata. Se invece le corse sono poche o richiedono lunghi tempi di attesa, il vantaggio diminuisce.

Questo aiuta a comprendere perché la quota complessiva della mobilità sostenibile sia rimasta ferma al 34%.

Il dato non significa che in Italia non siano stati realizzati interventi negli ultimi anni, ma indica che il loro effetto complessivo non è ancora sufficiente a modificare in maniera sostanziale la distribuzione degli spostamenti tra i diversi mezzi.

C’è poi un altro elemento da considerare.

Più di otto spostamenti su dieci avvengono entro dieci chilometri, una distanza che in molti contesti urbani potrebbe essere compatibile con la bicicletta, anche a pedalata assistita, oppure con una combinazione di trasporto pubblico e percorsi a piedi.

Non significa che tutti questi viaggi possano essere sostituiti automaticamente, ma mostra quanto spazio esista per migliorare le possibilità di scelta.

Grandi città e piccoli Comuni: quanto cambia l’uso dell’automobile

La dipendenza dall’auto non è uguale in tutto il territorio italiano. I dati dell’Osservatorio Audimob di Isfort evidenziano differenze importanti tra le grandi città e i Comuni più piccoli.

Nei centri urbani con oltre 250.000 abitanti, il trasporto pubblico rappresenta il 18,4% degli spostamenti.

Una percentuale che riflette la presenza di reti di autobus, tram, metropolitane e altri collegamenti collettivi generalmente più sviluppati.

La situazione cambia sensibilmente nei Comuni con meno di 50.000 abitanti, dove la quota del trasporto pubblico scende al 4-5%.

In queste realtà l’automobile diventa ancora più importante, arrivando a sfiorare il 75% degli spostamenti.

Il divario è significativo.

Nelle grandi città, pur con problemi di traffico e congestione, esistono spesso più alternative per raggiungere il lavoro, la scuola o i servizi.

Nei centri più piccoli, invece, la disponibilità di collegamenti pubblici può essere limitata, soprattutto quando bisogna spostarsi verso Comuni vicini o zone produttive esterne ai centri abitati.

Per chi vive in queste aree, rinunciare all’automobile può quindi risultare molto più complicato.

Il dato dimostra anche perché le politiche di mobilità non possano essere identiche in tutti i territori.

In una metropoli può essere prioritario migliorare la frequenza del trasporto pubblico e creare collegamenti ciclabili continui.

In un piccolo Comune, invece, potrebbe essere necessario intervenire sui collegamenti con i centri vicini, sull’accessibilità delle fermate o sulla sicurezza dei percorsi locali.

Secondo i dati presentati, le realtà che investono in trasporto pubblico, infrastrutture ciclabili e sicurezza degli spazi urbani registrano risultati migliori.

Il punto centrale è offrire alternative concretamente utilizzabili, non soltanto promuovere comportamenti diversi.

Per ridurre il ricorso all’automobile, infatti, occorre che le altre soluzioni siano sufficientemente comode, affidabili e sicure.

Più auto e meno spazi pedonali: i dati e la sfida dell’Urban Award

Secondo il rapporto Ecosistema Urbano 2026, nei capoluoghi italiani il numero medio di automobili è passato da 68,3 ogni 100 abitanti nel 2024 a 69,85 nel 2025, confermando una crescente presenza delle vetture nelle città.

Auto ogni 100 abitanti nei capoluoghi italiani. L’aumento è di 1,55 automobili ogni 100 abitanti in un solo anno. Un dato che conferma quanto il parco auto continui ad avere un peso elevato nelle città italiane. Nello stesso periodo, lo spazio medio destinato alle isole pedonali è diminuito da 48,6 a 48,2 metri quadrati ogni 100 abitanti.

La riduzione è contenuta, ma rappresenta comunque un segnale da osservare in un contesto in cui si cerca di favorire gli spostamenti a piedi e una migliore vivibilità urbana.

L’elevato numero di automobili comporta infatti conseguenze che vanno oltre il traffico.

Le vetture occupano spazio quando circolano, ma anche quando rimangono parcheggiate. Questo incide sull’organizzazione delle strade, sulla disponibilità di aree pubbliche e sulla possibilità di realizzare infrastrutture dedicate ad altri mezzi.

Il tema sarà al centro anche dell’Urban Award 2026, il premio ideato da Ludovica Casellati, direttrice di Viagginbici.com, che verrà assegnato il 26 novembre a Verona, durante l’Assemblea nazionale ANCI.

Il riconoscimento è dedicato ai Comuni italiani che hanno sviluppato interventi per migliorare concretamente la mobilità sostenibile.

La valutazione non si basa soltanto sulle intenzioni o sugli annunci delle amministrazioni.

Vengono considerati soprattutto il grado di realizzazione dei progetti, l’effettiva possibilità di utilizzare i servizi e i risultati ottenuti sul territorio.

Tra gli aspetti esaminati figurano il contributo alla riduzione dell’inquinamento, il coinvolgimento della comunità e la partecipazione di cittadini, scuole, associazioni e imprese.

I progetti soltanto annunciati o programmati non sono sufficienti: devono essere già realizzati oppure concretamente avviati.

È un criterio importante, perché distingue gli obiettivi dichiarati dagli interventi che iniziano a produrre effetti sulla mobilità quotidiana.

I numeri mostrano che l’Italia ha ancora un forte legame con l’automobile, soprattutto nei piccoli centri e nei tragitti brevi.

La sfida non consiste necessariamente nell’eliminare l’auto dagli spostamenti, ma nel fare in modo che non rappresenti l’unica soluzione realmente praticabile.

Per raggiungere questo obiettivo servono collegamenti pubblici affidabili, percorsi ciclabili continui e spazi urbani progettati per permettere alle persone di muoversi in sicurezza.

Il 34% di mobilità sostenibile, sostanzialmente invariato da 25 anni, è il dato che riassume meglio la situazione italiana.

Il prossimo passo sarà capire se gli investimenti locali riusciranno finalmente a modificare queste abitudini, soprattutto per gli spostamenti più brevi, dove le alternative all’automobile potrebbero avere maggiori possibilità di diffusione.

 

 

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