Volkswagen Maggiolino: è il momento dell’addio definitivo

Si chiude un’epoca durata ottant’anni: la fine produzione della Volkswagen-simbolo (insieme a VW Golf) era in ogni caso attesa da mesi.

Stop definitivo: una notizia nell’aria da tempo (e, del resto, persino “anticipata” dalla stessa Casa costruttrice, che al Salone di Los Angeles dello scorso inizio dicembre ne preparò il commiato al pubblico con una “Final Edition”). Tuttavia, alla parola “fine” non mancava che la conferma ufficiale da parte dei vertici di Wolfsburg.

Ed ecco, in queste ore, l’addio dei mercati a Volkswagen Maggiolino, che si congeda dalle decine di milioni di appassionati in tutto il mondo, e dopo… un’ottantina di anni di presenza, sebbene l’ultimo ventennio sia stato contrassegnato dalla “stirpe” New Beetle, la cui filosofia è, sì, ispirata all’eterno Maggiolino, tuttavia per tecnologia e disposizione degli organi meccanici agli antipodi rispetto alla “originale” tuttodietro che dalla fine degli anni 30 ai primi anni del nuovo Millennio ha accompagnato 22 milioni (per un totale di 21.529.464 esemplari, l’ultimo dei quali venne prodotto dalle linee di assemblaggio messicane di Puebla il 30 luglio 2003: incidentalmente, l’attuale Maggiolino termina la propria carriera a sedici anni esatti dal fine produzione del Maggiolino “messicano”; e nel medesimo complesso industriale) di automobilisti di tutte le età, appartenenti a tutte le classi sociali e, appunto, sparsi nei cinque Continenti.

Per dire: in termini di monte-produzione, risultati migliori di “Maggiolino” saranno in grado di farne soltanto la bestseller assoluta nell’intera storia dell’auto Toyota Corolla, e la “erede” del Maggiolino, Volkswagen Golf.

L’attuale generazione di Volkswagen Maggiolino, a trazione anteriore come la serie precedente tuttavia, nell’immagine, volutamente più “vicina” alla storica progenitrice (un atout ancora più accentuato dal facelift della primavera 2016), è in effetti una simpatica “revival-car”, che ha tenuto duro per otto anni (il suo debutto sul mercato, a sostituire la precedente New Beetle che era entrata in produzione nel 1998, avvenne nel 2011, su meccanica Golf 6: stessa origine progettuale della Beetle progettata quasi “in segreto” nella prima metà degli anni 90 e, in più di tredici anni, venduta in oltre 1.200.000 unità), consegna il testimone al “nuovo che avanza”, cioè alle strategie di elettrificazione da tempo sui taccuini dei “piani alti” di Wolfsburg e che non lasciano spazio al sentimento.

O meglio: non che al top management Volkswagen non dispiaccia dire addio al Maggiolino (vettura che, come peraltro sta avvenendo con il “derivato” Bulli protagonista di un commovente addio nel 2014, dopo ben sessantaquattro anni di presenza sul mercato, è da giurarci che resterà ancora per un bel pezzo sulle nostre strade così come nelle offerte dell’usato). Il fatto è, come peraltro gli stessi vertici VW avevano lasciato intendere nei mesi scorsi, che le tecnologie si evolvono, e le risorse per mettere in pratica piani di produzione in grande serie per i nuovi modelli elettrici (la lineup ID. è dietro l’angolo: nei prossimi mesi assisteremo al debutto della berlina compatta VW I.D.) presuppongono notevolissimi sforzi economici, finanziari e industriali. Con ciò, occorre peraltro considerare che gli stessi dirigenti VW hanno fatto capire in occasione dei primi annunci verso un imminente stop alla produzione del Maggiolino, come la sua filosofia di vettura per famiglie, dall’immagine immediatamente riconoscibile, potrebbe non andare del tutto perduta. Come, ad esempio, il futuro Volkswagen I.D. Buzz può essere visto come una nuova interpretazione del leggendario Kombi, ci sentiamo di ipotizzare, nell’arco di un futuro a medio-lungo termine, la possibilità di salutare un “Maggiolino 2.0” ad alimentazione elettrica. Ovviamente è una interpretazione: staremo a vedere. Per il momento, non resta che salutare un simbolo che scompare dai listini del “nuovo” per trasferirsi nell’altrettanto competitivo comparto “seconda mano”.

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