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Ferrari brevetta i fanali aerodinamici: la deportanza si regola anche in curva

Di Emanuela Termonte •
Pubblicato il 4 nov 2026
Ferrari brevetta i fanali aerodinamici: la deportanza si regola anche in curva
Ferrari deposita un brevetto per fanali posteriori mobili capaci di modificare la deportanza e migliorare la stabilità. Ecco come funziona la tecnologia.

L’aerodinamica delle supercar potrebbe trovare nuovi alleati in componenti finora destinati a tutt’altro scopo. Ferrari sta studiando una soluzione che trasforma i fanali posteriori in elementi attivi per la gestione dei flussi d’aria, con la possibilità di modificare la deportanza in funzione delle condizioni di guida. L’idea emerge da un brevetto registrato negli Stati Uniti, nel quale il Cavallino Rampante descrive un sistema capace di integrare illuminazione e aerodinamica in un unico dispositivo.

Non si tratta semplicemente di modificare la forma dei gruppi ottici, ma di attribuire loro un ruolo concreto nel comportamento dinamico della vettura. Una prospettiva interessante soprattutto per le sportive ad alte prestazioni, dove anche piccoli interventi sulla distribuzione del carico aerodinamico possono contribuire a migliorare stabilità, precisione e controllo.

Ferrari studia fanali posteriori mobili per aumentare la deportanza

Il brevetto, denominato “veicolo sportivo stradale con deportanza posteriore variabile”, esplora due differenti configurazioni. Nella prima, un modulo luminoso viene collocato accanto all’elemento aerodinamico principale, generalmente uno spoiler posteriore. Attraverso un movimento controllato, il dispositivo modifica il percorso dell’aria e può contribuire ad ampliare la superficie aerodinamicamente efficace.

La particolarità consiste nella possibilità di ottenere questo risultato senza ricorrere necessariamente ad appendici supplementari. Il gruppo ottico diventa parte integrante del sistema, assumendo una funzione che va oltre quella tradizionale di segnalazione luminosa.

L’obiettivo è intervenire sulla gestione della deportanza, sfruttando uno spazio della carrozzeria che normalmente non viene utilizzato per dispositivi aerodinamici mobili. Una scelta progettuale che potrebbe offrire nuove opportunità ai tecnici Ferrari, chiamati a conciliare prestazioni elevate, ingombri contenuti e libertà stilistica.

Naturalmente, il deposito di un brevetto non significa che la tecnologia sia già destinata a una vettura di produzione.

I due fanali possono muoversi indipendentemente

L’aspetto più interessante riguarda la possibilità di regolare separatamente i moduli luminosi collocati alle estremità della parte posteriore. Ferrari ipotizza infatti un sistema nel quale ciascun elemento possa assumere una posizione differente, intervenendo sulla distribuzione del carico aerodinamico.

Questa caratteristica potrebbe risultare particolarmente utile durante la percorrenza delle curve, quando le condizioni dinamiche richiedono un controllo accurato della stabilità. La regolazione indipendente consentirebbe teoricamente di adattare l’azione aerodinamica alle esigenze dei due lati della vettura.

Una seconda configurazione prevede invece il posizionamento del modulo luminoso all’interno del canale compreso tra un elemento aerodinamico superiore e il diffusore posteriore. In questa disposizione, il movimento del fanale influenzerebbe il passaggio dell’aria attraverso il canale, modificando l’interazione tra le superfici.

La documentazione descritta non fornisce tuttavia valori numerici relativi alla deportanza ottenibile, rendendo impossibile quantificare gli eventuali vantaggi prestazionali.

Dal brevetto alla produzione

Trasformare un gruppo ottico in un componente aerodinamico mobile comporta inevitabilmente alcune complicazioni. Il sistema richiederebbe attuatori, collegamenti elettrici flessibili, guarnizioni e meccanismi capaci di funzionare anche in presenza di vibrazioni, acqua e sporco.

A questi aspetti si aggiungono le questioni legate all’omologazione dei dispositivi luminosi. I fanali devono rispettare requisiti precisi di visibilità e posizionamento, condizioni che potrebbero rendere particolarmente delicata l’adozione di elementi mobili.

Non meno importante sarebbe il capitolo economico. Un piccolo urto posteriore potrebbe coinvolgere componenti elettronici e aerodinamici integrati, aumentando la complessità delle riparazioni. Anche peso e affidabilità nel tempo richiederebbero valutazioni approfondite.

Per il momento, dunque, la proposta resta una soluzione brevettuale senza conferme su una futura applicazione industriale. Dimostra però quanto Ferrari stia esplorando nuove possibilità per ottenere prestazioni aerodinamiche superiori, intervenendo persino su elementi della carrozzeria tradizionalmente estranei alla generazione di carico.

 

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