Formula 1: le scuderie italiane che hanno partecipato al mondiale

I settant’anni della F1 raccontano di numerose squadre nazionali che hanno tentato l’avventura. Ecco le loro storie.

Ferrari, Alfa Romeo, Maserati e Lancia sono i nomi più “facili” dell’Italia da corsa: quelli più conosciuti, e che qualsiasi persona mediamente interessata all’automobilismo sportivo è in grado di indicare quali portabandiera di un grado di sviluppo industriale, progettuale e di immagine nel mondo che si sintetizza sotto il termine di “eccellenza”. E di esempi, in questo senso, il nostro Paese ne ha sfornati molteplici. Del resto, l’elemento che accomuna i “big player” alle realtà più piccole è soltanto uno (e guai se non ci fosse): la passione per quello che si fa. Nella fattispecie, l’impegno sportivo in prima persona. Ferrari ne è, chiaramente, il “faro”: per… anzianità di servizio, per vittorie e per il proprio ruolo che negli anni, già consolidato (più che soltanto “promettente”) all’inizio dell’epopea del Mondiale di F1, la presenza del “Cavallino” nella massima Formula è imprescindibile. Nel 2020, la F1 compie ufficialmente settant’anni; e da settant’anni il nome “Ferrari” compare fra le squadre che prendono parte al Campionato.

Ci sono tuttavia, come si accennava, numerose scuderie che, nel tempo, hanno contribuito a mantenere alto il vessillo italiano. Oltre alle aziende che abbiamo citato – appunto: Alfa Romeo (iridata nel 1950 e nel 1951 e, caso raro nella storia delle corse, protagonista di due “grandi rientri” in epoche fra loro lontanissime: dal 1979 al 1985 e, poi, quale main sponsor del team Sauber dal 2018), Lancia (debuttante nel 1955 con la leggendaria D50, “non iridata” nel 1956, quando cioè l’intero materiale era stato ceduto a Ferrari in seguito al ritiro di Gianni Lancia susseguente alla scomparsa di Alberto Ascari) e Maserati (fra le mattatrici nei primi anni della F1, vincitrice del titolo mondiale 1957 con Juan Manuel Fangio e ritiratasi ufficialmente nel 1958) –, spulciando gli archivi della F1 si incontrano molti altri nomi. Sono i team italiani che dal 1950 hanno (con risultati più e meno positivi; tutti, però, con la stessa dose di passione, “conditio sine qua non” per competere in una disciplina tanto impegnativa quale è il motorsport) preso parte al Mondiale di F1. Squadre comprimarie? Alcune di esse lo sono state. Tutte, in ogni caso, hanno avuto un grande merito: il coraggio di averci provato. A prescindere da quelli che, letti con le “aride cifre”, sono poi stati i risultati ottenuti. Del resto, se non ci fossero i “piccoli”, non esisterebbero i “grandi”.

Le squadre italiane che hanno partecipato al Mondiale F1

Andrea Moda

Come molte altre realtà sportive, il team fondato nel 1992 dall’imprenditore marchigiano Andrea Sassetti, attivo nel ramo calzaturiero, cercò di sfruttare la F1 come veicolo pubblicitario per la propria azienda. Per questo aveva rilevato, a fine 1991, materiali e team Coloni F1. Una rocambolesca stagione, conclusasi anzitempo, pose fine all’avventura dell’industriale di Civitanova Marche.

Arzani-Volpini

Piccola scuderia milanese, fondata nella prima metà degli anni 50 dall’artigiano Gian Paolo Volpini (in seguito costruttore di monoposto Formula Junior) e dal motorista Egidio Arzani in previsione di un impegno in F1. Per l’occasione, venne acquisita la vettura (telaio e motore Maserati, ma con carrozzeria modificata da Colli) della Scuderia Milano che all’inizio del decennio aveva tentato l’avventura nei GP. Tre le corse alle quali la monoposto venne iscritta: GP del Valentino (Torino) del 1955, cui non prese parte; GP di Francia (Pau), nella quale tuttavia il pilota Mario Alborghetti perse la vita in un incidente; e GP d’Italia sempre del 1955, che si concluse prima della via per rottura del motore.

A-T-S

Il licenziamento in tronco dei dirigenti Ferrari, avvenuto nell’autunno 1961, diede il “la” alla realizzazione di una piccola ed ambiziosa Casa costruttrice. La A-T-S (Automobili Turismo e Sport), fondata da Giorgio Billi insieme a Carlo Chiti, Giotto Bizzarrini e Romolo Tavoni e con il sostegno del conte Giovanni Volpi di Misurata quale concorrente diretta nei confronti del “Cavallino”, ebbe una breve carriera nella massima Formula. Tutto si svolse nel 1963, con la monoposto Tipo 100 che debuttò a Spa-Francorchamps con Phil Hill e Giancarlo Baghetti. L’avventura si concluse al termine della medesima stagione, senza alcun risultato significativo.

Bellasi

Azienda novarese tuttora esistente (si occupa di prototipazione e realizzazione di componenti in fibra di carbonio per il motorsport e l’aeronautica), venne fondata nel 1960 da Guglielmo Bellasi, pilota-costruttore di origine ticinese. La sua avventura in F1 avvenne, nel 1970, in collaborazione con il pilota (zurighese di nascita, luganese di adozione) Silvio Moser, che mise a disposizione una vecchia Brabham Bt24, di cui l’artigiano novarese utilizzò alcune parti della struttura, provvedendo alla costruzione in proprio di una nuova carrozzeria. L’esordio della monoposto Bellasi F170, motorizzata Ford-Cosworth e iscritta nei colori “Silvio Moser Racing Team”, avvenne al GP di Olanda 1970 (gara che segnò la morte di Piers Courage, al volante della De Tomaso che di fatto portò al ritiro della squadra modenese dalle competizioni in forma ufficiale), dove Moser non riuscì a qualificarsi. Unica partecipazione, il GP di Austria dello stesso anno. La piccola scuderia novarese si iscrisse al GP d’Italia 1971, conclusosi anzitempo con il ritiro dello stesso pilota.

Benetton

Italiano nel nome tuttavia inglese per sede operativa e licenza internazionale FIA (fino a tutto il 1995, per “cambiare” Nazione dal 1996 e diventare “tricolore”), il team Benetton iniziò, in veste di sponsor, a calcare le scene iridate nel 1983. L’esordio come Costruttore (Benetton Formula) avvenne nel 1986, con risultati subito sodisfacenti. 260 gare disputate, 27 vittorie, un titolo mondiale Costruttori (1995) e due titoli Piloti (1994 e 1995, con Michael Schumacher) il ruolino di marcia della scuderia anglo-italiana guidata da Flavio Briatore. La licenza Benetton venne rilevata, nel 2002, da Renault.

Cisitalia

Non soltanto piccole e agilissime monoposto, elegantissime coupé “tascabili” e “barchette”: la torinese Cisitalia, in un certo senso “genitrice” di Abarth (come, in senso filologico Alfa Romeo fu per Ferrari), fondata nel 1946 da Piero Dusio e Piero Taruffi, visse un effimero “quarto d’ora” di gloria nella massima Formula; o, quanto meno, di quella in vigore all’epoca del suo tentativo. Nel 1952, anno del primo dei due mondiali conquistati da Alberto Ascari, la regolamentazione sportiva per il Mondiale era stata, di fatto, applicata alla Formula 2: per questo, lo stesso Piero Dusio si iscrisse al GP d’Italia, al volante di una monoposto D46. L’industriale torinese, che più tardi si sarebbe ritirato in via definitiva dall’azienda che aveva fondato pochi anni prima, non riuscì tuttavia a superare lo scoglio delle qualificazioni.

Coloni

Scuderia fondata alla fine del 1982 da umbro Enzo Coloni, soprannominato “Il lupo di Tuoro” dal nome del suo paese di nascita (Tuoro sul Trasimeno) debuttò nella massima Formula – dopo essersi “fatto le ossa”, con notevole successo, in F3 e F3000 – nell’ultima parte della stagione 1987. Le monoposto realizzate dal team umbro furono sempre motorizzate Ford-Cosworth tranne che nella prima parte del 1990 in cui vennero utilizzati motori Subaru realizzati dalla Motori Moderni di Carlo Chiti. Ultima stagione in F1: 1991, al termine della quale la proprietà del team venne ceduta all’imprenditore marchigiano Andrea Sassetti (Andrea Moda).

De Tomaso

Il marchio modenese che porta il cognome del fondatore di origine argentina Alejandro De Tomaso (valente ex pilota, prima di diventare capitano d’industria) si schierò nella massima Formula in due epoche differenti: dal 1961 al 1963 e, successivamente, nel 1970. Per quest’ultima stagione, la monoposto De Tomaso 505 era stata progettata da Gian Paolo Dallara ed affidata al team di Frank Williams, con Pier Courage alla guida. L’incidente avvenuto durante il GP di Olanda a Zandvoort, in cui il pilota di oltremanica perse la vita, portò De Tomaso a sospendere l’attività sportiva ufficiale.

EuroBrun

Un’avventura durata tre stagioni: il team di Senago (Milano), fondato all’inizio del 1988 da Giampaolo Pavanello (ex Euroracing) insieme al pilota svizzero Walter Brun (Brun Racing), fu tra le scuderie iscritte ai Mondiali 1988, 1989 e 1990. Le monoposto italo-svizzere, motorizzate Ford-Cosworth e poi Judd, furono portate in gara da, nell’ordine, Stefano Modena, Oscar Larrauri, Gregor Foitek, Roberto Moreno e Claudio Langes, spesso tuttavia non riuscendo a superare le “forche caudine” delle prequalifiche.

Fondmetal

L’azienda di Bergamo, da tempo conosciuta fra gli appassionati per la produzione di cerchi in lega e presente nell’ambiente della F1 quale sponsor già dalla metà degli anni 80, decise alla fine del 1990, sotto la guida di Gabriele Rumi, di schierarsi a pieno titolo nel “circus”. Per il “grande salto”, Rumi rilevò la squadra Osella F1, della quale era sponsor dal 1985 e che già nel 1989 aveva acquisito la denominazione “Fondmetal Osella”. La partecipazione di Fondmetal in F1 durò due stagioni: 1991 e 1992, con Olivier Grouillard, Gabriele Tarquini, Andrea Chiesa ed Eric van de Poele. Più tardi, Rumi tornò in F1 nuovamente come sponsor e attraverso l’acquisizione della maggioranza della Minardi che mantenne fino al 2001.

Forti Corse

Dalla Formula Ford alla F3, la storia agonistica della scuderia di Alessandria, fondata nel 1977 da Guido Forti insieme a Paolo Guerci, è stata – al pari di molte altre realtà sportive – decisamente articolata e costellata di numerosi successi ed un’ampia esperienza, tanto da suggerire ai vertici del team la possibilità di tentare il grande salto nella massima Formula. Le monoposto, realizzate da Sergio Rinland e Giorgio Stirano e motorizzate Ford, vennero affidate, per la prima stagione in F1, a Pedro Paulo Diniz ed a Roberto Moreno, ma senza risultati di rilievo. Per il 1996, la partenza di Diniz (che garantiva solide risorse economiche al team) alla volta della Ligier e una serie di difficoltà decretarono, prima del finale di stagione, il ritiro della scuderia dalla F1.

Iso-Marlboro

Marginale, in rapporto alla articolata storia di produzione del nobile marchio di Bresso, tuttavia rimarchevole come risultati, Iso Rivolta prese parte a due stagioni del Mondiale F1: nel 1973 e nel 1974. In totale, le monoposto Iso-Marlboro parteciparono a 30 GP, con il quarto posto al GP d’Italia 1974, con Arturo Merzario al volante, quale migliore risultato.

Modena Team-Lamborghini

L’accordo, il progetto; l’improvvisa fuga, con i soldi in bocca, del finanziatore; la decisione di procedere in autonomia, con una monoposto progettata da Mauro Forghieri, nuovi capitali e la gestione della vettura da parte di Lamborghini Engineering. Unica stagione di gare, il 1991, con Nicola Larini ed Eric van de Poele.

Life

Una sola stagione di corse, il 1990, per il team fondato l’anno precedente dall’imprenditore modenese Ernesto Vita (dalla cui traduzione del cognome derivò il nome della scuderia) che si era interessato all’adozione di un motore W12 (vale a dire con tre bancate da quattro cilindri ciascuna, anziché la classica architettura V12) progettato dal motorista ex-Ferrari Franco Rocchi. Tale soluzione, ben conosciuta nel settore dell’aeronautica, non diede tuttavia i risultati sperati, anche per via di un non positivo abbinamento con il telaio. Gary Brabham (figlio del tre volte iridato Jack) e, successivamente, Bruno Giacomelli, non riuscirono mai a superare le prequalifiche.

Merzario

La all’epoca già lunga e articolata carriera sportiva di Arturo Merzario portò il pilota comasco a impostare un personale programma agonistico, attraverso la gestione di una propria scuderia. I tempi (si era verso la fine degli anni 70) erano tuttavia già rivolti alla iper-specializzazione delle grandi Case costruttrici, lasciando quindi poco spazio ai piccoli e coraggiosi team. Pochi i risultati per il comunque indomito “Arturo nazionale” in tre stagioni di gare (1977, 1978 e 1979) e la vettura sviluppata in collaborazione con Gugliemo Bellasi che all’inizio del decennio aveva già “assaggiato” l’aria dei paddock.

Minardi

Fondata nel 1979 da Gian Carlo Minardi, la scuderia di Faenza (precedentemente Scuderia del Passatore e, dal 1974, Scuderia Everest) ha portato sulle piste di tutto il mondo, per oltre vent’anni, il nome dell’appassionatissimo “Patron”. Vero e proprio team-palestra, ha contribuito alla formazione di due generazioni di giovani piloti: soltanto per citarne alcuni (l’elenco è decisamente articolato), dal portabandiera Pierluigi Martini (otto stagioni) ad Alessandro Nannini, Adrian Campos, Luis Pérez-Sala, Paolo Barilla, Gianni Morbidelli, Alessandro Zanardi, Christian Fittipaldi, Fabrizio Barbazza, Luca Badoer, Giancarlo Fisichella, Giovanni Lavaggi, Jarno Trulli, Marc Gené, Mark Webber, Gianmaria Bruni, Fernando Alonso. Sebbene non abbia ottenuto alcuna vittoria, il team Minardi ha preso parte alla massima Formula dal 1985 al 2005. Dal 2006, la scuderia assunse – in virtù della cessione a Red Bull – la denominazione Scuderia Toro Rosso, nome che ha conservato fino a tutto il 2019. Per la stagione 2020, il team di Faenza, che conserva la licenza FIA italiana, diventa Scuderia Alpha Tauri.

Osca

“Officine Specializzate Costruzione Automobili” fu l’azienda fondata nel 1947 dai fratelli Ettore, Ernesto e Bindo Maserati successivamente all’acquisizione del “Tridente” da parte della famiglia Orsi. Marchio leggendario nelle competizioni a ruote coperte, la bolognese Osca ebbe una parentesi in F1: fra il 1951 ed il 1953, e successivamente nel 1958, le monoposto bolognesi disputarono quattro Gran Premi, ottenendo quale risultato di maggiore rilievo un nono posto ottenuto dal torinese Franco Rol al GP d’Italia del 1951.

Osella

Ufficialmente Osella Engineering (dagli appassionati conosciuta anche come Osella Corse), la factory di Volpiano (Torino) è un’altra delle realtà più longeve dell’Italia da corsa. Fondata nel 1965 da Enzo Osella (già in forza all’Abarth) e leggendaria per il proprio impegno nelle categorie Sport Prototipi (in pista e, soprattutto, nelle cronoscalate) che perdura da quasi mezzo secolo, ha calcato per un intero decennio (dal 1980 al 1990) le piste della massima Formula, inizialmente motorizzata Ford-Cosworth e, poi, Alfa Romeo (fino a 1988) per tornare al Cosworth nelle ultime due stagioni affrontate come “Osella”. Nel 1991 avvenne il trasferimento della sede del team e il cambiamento di nome in Fondmetal. Fra i piloti che corsero con le monoposto piemontesi, l’”alfiere” Piercarlo Ghinzani (sei stagioni), Eddie Cheever, Beppe Gabbiani, Jean-Pierre Jarier, Riccardo Paletti (che proprio al volante di una Osella, nello specifico la FA1C, morì durante le fasi di partenza del GP del Canada 1982), Nicola Larini, Alex Caffi.

Scuderia Italia

Fondata nel 1983 dall’appassionato imprenditore bresciano Giuseppe Lucchini come BMS Scuderia Italia (acronimo di Brixia Motor Sport) ha preso parte a sei stagioni complete in F1, dal 1988 al 1993, con monoposto sviluppate da Dallara e motori Ford-Cosworth (Judd nel 1991 e Ferrari nel 1992 e 1993). Alex Caffi, Andrea De Cesaris, Gianni Morbidelli, Emanuele Pirro, Pierluigi Martini, Luca Badoer, Michele Alboreto e JJ Lehto (cui si deve un terzo posto assoluto al GP di San Marino 1991) sono i piloti che hanno portato in pista le monoposto bresciane.

Tec-Mec

Creata alla fine del 1958 da Vittorio Colotti sulle ceneri dell’allora neo-pensionata Maserati 250F, la monoposto modenese costruita dallo Studio Tecnica Meccanica (Tec-Mec), opportunamente modificata e alleggerita rispetto alla leggendaria vettura che nel 1957 aveva conquistato l’alloro mondiale Costruttori e Piloti (con Juan Manuel Fangio) prese parte al GP USA 1959 (disputatosi a Sebring), passato alla storia per la prima vittoria assoluta del 22enne Bruce McLaren che per lungo tempo rimase il più giovane vincitore di un GP iridato.

Tecno

Iniziarono con i kart, proseguirono nelle “formule minori” (le celebri minuscole monoposto K250 a motore motociclistico; la F3 con quattro titoli italiani; la F2 in cui vinsero la serie nazionale francese 1969 con Francois Cevert e il Campionato europeo 1970 con Clay Regazzoni), terminarono in F1 facendo tutto “in casa”: telaio proprio e motore (V12 contrapposto) di propria produzione. I fratelli Gianfranco e Luciano Pederzani, fondatori della bolognese Tecno, esordirono in F1 nel 1972, al GP del Belgio, con la prima monoposto affidata a Nanni Galli. La carriera agonistica Tecno in F1 si protrasse nel 1973, con Chris Amon quale pilota ufficiale.

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