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Carburanti, accise in scadenza: diesel a 2,20 euro in autostrada

Di Fabrizio Gimena
Pubblicato il 23 ago 2026
Carburanti, accise in scadenza: diesel a 2,20 euro in autostrada
Benzina sopra i 2 euro e diesel fino a 2,20 euro al litro in autostrada: il taglio di 17 centesimi sulle accise è alle battute finali.

Il conto del rifornimento torna a pesare, proprio nel pieno del controesodo estivo. I prezzi dei carburanti continuano a salire e il diesel ha raggiunto quota 2,20 euro al litro in autostrada, mentre anche la benzina resta stabilmente sopra la soglia dei 2 euro. A complicare il quadro c’è la fine del taglio straordinario delle accise sul gasolio, pari a 17 centesimi al litro considerando anche l’Iva. Dalla mezzanotte del 24 agosto cambia infatti il sistema utilizzato per contenere i rincari.

Non significa necessariamente che dal 25 agosto il diesel aumenterà automaticamente di 17 centesimi. Al posto dello sconto fisso dovrebbe entrare in funzione il meccanismo delle accise mobili, che permette di utilizzare una parte del maggiore gettito Iva generato dal rincaro del petrolio per ridurre temporaneamente la tassazione sui carburanti.

Per gli automobilisti, però, resta un momento particolarmente delicato: i prezzi alla pompa sono già molto elevati e anche variazioni di pochi centesimi possono incidere in modo sensibile sul costo di un pieno.

Benzina sopra 2 euro e diesel a 2,20: quanto costa fare rifornimento

Gli ultimi valori disponibili fotografano una situazione già pesante. Sulla rete stradale nazionale, in modalità self service, la benzina è arrivata a una media di 2,008 euro al litro, contro i 2,005 euro precedenti. In autostrada il prezzo medio della verde sale invece a 2,085 euro al litro.

Ancora più caro il gasolio. Sulle strade ordinarie la media self è di 2,128 euro al litro, mentre in autostrada si raggiungono i 2,200 euro. Numeri importanti soprattutto per chi utilizza l’auto ogni giorno o deve affrontare lunghi viaggi.

Per capire l’impatto concreto basta considerare una vettura con un serbatoio da 50 litri. Con benzina a 2,008 euro al litro, un pieno teorico costa circa 100,40 euro. Con il gasolio a 2,128 euro si sale a circa 106,40 euro. In autostrada, facendo il pieno di diesel a 2,20 euro al litro, si arriva a 110 euro.

Ed è proprio il momento scelto dai prezzi per accelerare a preoccupare maggiormente. Milioni di italiani sono alle prese con il rientro dalle vacanze e, oltre al carburante, devono mettere in conto pedaggi e altre spese di viaggio. Per chi percorre molti chilometri, la differenza rispetto a periodi con listini più bassi diventa facilmente visibile nel bilancio familiare.

Accise sul diesel: cosa cambia dal 25 agosto

L’attuale riduzione fiscale sul gasolio vale 17 centesimi al litro, composta da 14 centesimi di minore accisa più l’effetto dell’Iva. Il provvedimento era stato introdotto il 28 luglio e successivamente prorogato con uno stanziamento da 245 milioni di euro.

Lo sconto resta operativo fino alla mezzanotte del 24 agosto. Dal giorno successivo il quadro cambia con il ricorso alle cosiddette accise mobili.

Il funzionamento è relativamente semplice. Quando il prezzo internazionale del petrolio sale, aumentano anche gli incassi Iva dello Stato perché l’imposta viene applicata su un valore più alto. Il meccanismo consente di utilizzare questo maggiore gettito per finanziare una riduzione temporanea delle accise.

Non si tratta quindi di uno sconto fisso garantito per un lungo periodo. L’entità dell’intervento dipende dalle condizioni previste dalla norma e dalle risorse generate dal maggiore gettito. Un sistema simile era stato già utilizzato alla fine di luglio, quando per due giorni erano stati impiegati 20,5 milioni di euro per ridurre l’accisa sul gasolio.

Per chi guida, il punto centrale è proprio questo: dal 25 agosto non è corretto dare per scontato né un rincaro immediato di 17 centesimi né il mantenimento integrale dello sconto attuale. Molto dipenderà dall’applicazione concreta del nuovo meccanismo e dall’andamento delle quotazioni energetiche.

Spunta una tassa Ue sugli extraprofitti dei petrolieri

Mentre in Italia si discute su come contenere il costo di benzina e diesel, prende forma anche una proposta a livello europeo. Sei Paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, puntano a portare sul tavolo una possibile tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

Insieme all’Italia figurano Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. L’obiettivo sarebbe utilizzare le eventuali entrate aggiuntive per finanziare interventi destinati a famiglie e imprese colpite dal caro-energia.

Al momento, però, si tratta di una proposta e non di una nuova imposta già approvata. La richiesta è quella di affrontare il tema in una prossima riunione dei ministri delle Finanze europei. Tempi, aliquote, soggetti coinvolti e modalità di utilizzo delle risorse restano quindi tutti da definire.

Nel frattempo la questione carburanti resta aperta. Le associazioni dei consumatori chiedono nuovi interventi e mettono in guardia anche dagli effetti indiretti dei rincari: un diesel più caro non pesa soltanto su chi possiede un’auto a gasolio, ma può riflettersi sui costi del trasporto delle merci e, di conseguenza, sui prezzi di numerosi prodotti.

I prossimi giorni saranno quindi decisivi per capire quanto riusciranno le accise mobili ad assorbire la fine dello sconto da 17 centesimi. Per gli automobilisti, intanto, la certezza è una sola: con benzina oltre 2 euro e diesel arrivato a 2,20 euro in autostrada, fare il pieno è già tornato a essere una delle voci più pesanti del viaggio.

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