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Bugatti Miami fa causa a Bugatti: scontro sulla manodopera da 1.350 dollari l’ora

Di Simone Fiderlisi
Pubblicato il 6 mag 2026
Bugatti Miami fa causa a Bugatti: scontro sulla manodopera da 1.350 dollari l’ora
Una causa legale scuote Bugatti negli USA: il concessionario di Miami contesta costi, garanzie e distribuzione delle hypercar.

Bugatti Miami denuncia la casa madre americana per le tariffe della manodopera, la gestione delle garanzie e le assegnazioni Tourbillon. Una tariffa da 1.350 dollari l’ora per la manodopera può sembrare assurda nel mondo dell’auto tradizionale. Ma quando si parla di una Bugatti Tourbillon da oltre 4 milioni di dollari, il discorso cambia completamente.

Ed è proprio questa cifra ad aver acceso uno scontro legale clamoroso negli Stati Uniti tra Bugatti Miami e Bugatti of the Americas, divisione controllata da Volkswagen Group of America che gestisce il marchio negli USA.

La vicenda non riguarda soltanto i costi di officina. Dietro la causa ci sono anche accuse legate alla distribuzione delle hypercar e persino possibili violazioni delle leggi americane sui franchising automobilistici. Una disputa che potrebbe avere conseguenze importanti per il rapporto tra costruttori di lusso e concessionari negli Stati Uniti.

Perché è scoppiata la causa tra Bugatti e il concessionario

La controversia nasce dalla gestione dei lavori in garanzia sulle vetture Bugatti. Negli USA, quando un’auto è coperta da garanzia, il cliente non paga direttamente l’intervento: è il costruttore che rimborsa il concessionario secondo tariffe prestabilite. Ed è proprio qui che è esploso il problema.

Secondo quanto riportato nella causa depositata da Bugatti Miami, il concessionario aveva chiesto di aggiornare la tariffa oraria della manodopera a 1.350 dollari all’ora per le riparazioni coperte da garanzia. Una cifra enorme, ma che secondo il dealer sarebbe coerente con i costi necessari per mantenere una struttura autorizzata Bugatti.

La richiesta inizialmente sembrava aver trovato un compromesso. Dopo alcune trattative, le parti avrebbero concordato una tariffa temporanea di 1.100 dollari l’ora per la seconda metà del 2025, con aumento a 1.350 dollari previsto dal gennaio 2026.

Ma secondo il concessionario, tutto sarebbe cambiato improvvisamente l’11 febbraio 2026. Bugatti of the Americas avrebbe infatti comunicato a Bugatti Miami che non sarebbe più stato autorizzato a effettuare lavori in garanzia, sostenendo che i costi richiesti fossero eccessivi.

Nel ricorso, il concessionario accusa il marchio di averlo indotto ad accettare condizioni temporanee per poi utilizzare quelle stesse tariffe come giustificazione per bloccare le autorizzazioni future. Dal 13 maggio 2026, secondo quanto riportato nei documenti legali, il dealer non riceverebbe più alcun rimborso per gli interventi coperti da garanzia.

Quanto costa mantenere una Bugatti Tourbillon

Al di là della causa, la vicenda mostra chiaramente quanto il mondo delle hypercar estreme funzioni con logiche completamente diverse rispetto all’automotive tradizionale.

Una Bugatti Tourbillon non è soltanto un’auto rarissima. È un oggetto costruito praticamente a mano, con componenti sofisticatissimi, personale altamente specializzato e procedure tecniche rigidissime. Per lavorare su vetture di questo tipo servono officine certificate, strumenti dedicati e tecnici formati direttamente dalla casa madre.

Tutti elementi che fanno aumentare enormemente i costi operativi. È proprio questo il punto centrale sostenuto da Bugatti Miami: mantenere una struttura autorizzata per vetture da milioni di dollari avrebbe costi molto superiori rispetto a quelli di una normale concessionaria premium.

La questione diventa ancora più delicata considerando il numero estremamente limitato di auto vendute. Con volumi così bassi, i concessionari devono distribuire costi altissimi su pochissimi clienti e pochissimi interventi. Ed è probabilmente anche per questo che la disputa economica è diventata così aggressiva.

La battaglia sulle assegnazioni e le leggi sui franchising

La causa però non si limita alle tariffe della manodopera. Uno dei fronti più delicati riguarda infatti la distribuzione delle nuove Bugatti Tourbillon. Secondo Bugatti Miami, il concessionario avrebbe ricevuto soltanto due esemplari della hypercar, contro i quattro richiesti. Nel frattempo, il rivale Bugatti Broward, situato a circa 40 chilometri di distanza, avrebbe ottenuto addirittura nove vetture. Parliamo di differenze enormi considerando il valore di ogni singola Tourbillon.

Ma il punto potenzialmente più pesante dal punto di vista legale riguarda un’altra accusa. Bugatti Miami sostiene infatti che Bugatti of the Americas abbia gestito direttamente prenotazioni, prezzi e contratti di vendita per modelli come Chiron e Tourbillon, bypassando di fatto il ruolo tradizionale dei concessionari.

Una pratica che, secondo il ricorso, potrebbe violare le leggi sui franchising della Florida, create proprio per proteggere i dealer dal controllo diretto delle case automobilistiche sulle vendite.

Naturalmente, al momento esiste soltanto la versione del concessionario. Bugatti of the Americas sostiene invece di non aver revocato alcun diritto operativo, ma semplicemente di aver esentato il dealer dall’obbligo di eseguire lavori in garanzia.

La vicenda finirà quindi davanti a un giudice federale, che dovrà chiarire se il comportamento del marchio sia stato realmente scorretto o se si tratti semplicemente di una disputa commerciale legata a costi e strategie distributive. In ogni caso, il caso Bugatti dimostra quanto il mercato delle hypercar ultra-lusso sia diventato sempre più complesso anche dietro le quinte. Perché quando ogni auto vale milioni di euro, anche una semplice tariffa oraria può trasformarsi in una battaglia milionaria.

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