Accise gasolio, conto alla rovescia: rischio 2,277 euro al litro
Il gasolio è già sopra i 2,10 euro al litro, ma per gli automobilisti il problema potrebbe diventare ancora più pesante tra pochi giorni. Il 25 agosto scade infatti il taglio delle accise sul diesel, che vale complessivamente circa 17 centesimi al litro considerando anche l’effetto dell’IVA.
Se non arriverà una nuova proroga e se tutte le altre componenti del prezzo resteranno invariate, dal 26 agosto il gasolio potrebbe teoricamente salire dagli attuali 2,107 a circa 2,277 euro al litro.
Non si tratta di una previsione certa del prezzo che troveremo sui cartelloni dei distributori: quotazioni internazionali, margini e altre componenti possono cambiare nel frattempo. È però il valore teorico che si ottiene riportando sul prezzo attuale l’effetto dello sconto fiscale.
E con i carburanti già in forte rialzo, la differenza per chi utilizza molto l’auto rischia di farsi sentire parecchio.
Gasolio a 2,107 euro: quanto costa oggi fare il pieno
I numeri del 19 agosto 2026 fotografano una situazione già difficile. Sulla rete stradale nazionale, in modalità self service, la benzina ha raggiunto una media di 1,997 euro al litro, mentre il gasolio è salito a 2,107 euro al litro. Il giorno precedente i valori erano rispettivamente di 1,994 e 2,099 euro.
Tradotto in un pieno da 50 litri, oggi servono circa 105,35 euro per il diesel e 99,85 euro per la benzina. La differenza supera quindi già i 5 euro.
In autostrada il quadro è ancora più pesante. Il diesel self è arrivato mediamente a 2,178 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 2,074 euro.
Il punto è che il prezzo attuale del gasolio beneficia ancora della riduzione fiscale. La misura, già in vigore dal 28 luglio e successivamente prorogata, termina il 25 agosto. Il taglio vale 17 centesimi al litro considerando l’effetto complessivo sul prezzo.
Se venisse meno senza essere sostituito da un nuovo intervento, il rincaro sarebbe immediatamente percepibile dagli automobilisti.
Accise gasolio, dal 26 agosto rischio 2,277 euro al litro
Facendo un calcolo puramente teorico sull’attuale prezzo medio di 2,107 euro, senza lo sconto il diesel arriverebbe a circa 2,277 euro al litro.
Per capire cosa significa basta tornare al nostro pieno da 50 litri.
Agli attuali prezzi servono circa 105,35 euro. A 2,277 euro al litro lo stesso rifornimento costerebbe 113,85 euro. La differenza sarebbe quindi di circa 8,50 euro a pieno.
Su quattro rifornimenti da 50 litri si arriverebbe a 34 euro in più. Per chi percorre molti chilometri ogni mese, soprattutto con un diesel utilizzato per lavoro, l’aumento potrebbe diventare rapidamente significativo.
E questo calcolo presuppone una condizione fondamentale: che tutte le altre componenti del prezzo rimangano ferme. Non è detto che accada.
I rincari delle ultime settimane stanno infatti già riducendo l’effetto del provvedimento fiscale. Il prezzo medio del diesel in autostrada è tornato sui livelli registrati all’inizio di agosto, quando era stata disposta la proroga del taglio.
In pratica, una parte del beneficio concesso attraverso la fiscalità è stata nel frattempo assorbita dall’aumento del prezzo industriale.
Il governo rinnoverà lo sconto sul diesel?
Questa è la domanda centrale, ma al momento non c’è una nuova proroga da dare per certa.
Un ulteriore intervento richiederebbe infatti nuove coperture finanziarie. Ridurre temporaneamente le accise significa rinunciare a una parte delle entrate fiscali generate dalla vendita dei carburanti, quindi ogni proroga deve fare i conti con le risorse disponibili.
Non è un problema secondario. Già gli interventi adottati nella prima parte del 2026 permettono di capire quanto possa essere costoso intervenire sulla componente fiscale dei carburanti.
Per esempio, il provvedimento che aveva ridotto per venti giorni le accise su benzina, gasolio e GPL tra il 19 marzo e il 7 aprile comportava oneri stimati in 417,4 milioni di euro per il 2026.
Ogni nuova misura deve quindi trovare una copertura compatibile con i conti pubblici.
C’è inoltre il tema delle risorse europee destinate alla sicurezza energetica e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Questi strumenti puntano soprattutto su investimenti strutturali, dall’efficienza energetica alle infrastrutture per la mobilità elettrica, e non rappresentano automaticamente una copertura utilizzabile per sovvenzionare il consumo di diesel.
Per questo la partita si gioca soprattutto sulle risorse che il governo riuscirà eventualmente a mettere sul tavolo.
Prezzi carburanti, perché lo sconto non basta più
Il problema per gli automobilisti è che la riduzione delle accise agisce soltanto su una delle componenti del prezzo alla pompa.
Il costo finale di benzina e gasolio dipende anche dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dal petrolio, dal cambio euro-dollaro, dai costi di distribuzione e dai margini della filiera. Se queste voci aumentano, lo sconto fiscale può essere progressivamente assorbito.
Ed è sostanzialmente quello che sta accadendo.
Il 19 agosto il gasolio self ha raggiunto 2,107 euro al litro sulla rete stradale nazionale, nonostante la riduzione fiscale sia ancora in vigore.
La scadenza del 25 agosto arriva quindi in un momento particolarmente delicato. Se il taglio non verrà prorogato e nel frattempo le quotazioni internazionali resteranno elevate, il rischio è di ritrovarsi con un ulteriore aumento proprio alla fine delle vacanze estive, quando milioni di automobilisti tornano a spostarsi sulle strade italiane.
Quanto spenderanno in più gli automobilisti
Il numero da tenere d’occhio è dunque 2,277 euro al litro. Non è un prezzo già deciso né una previsione certa per il 26 agosto, ma indica dove potrebbe teoricamente arrivare il diesel eliminando lo sconto attuale e lasciando invariato tutto il resto.
Per un pieno da 50 litri significherebbe sfiorare i 114 euro. Su un serbatoio da 60 litri si arriverebbe invece a circa 136,62 euro.
Nei prossimi giorni sarà quindi decisivo capire se arriverà un nuovo intervento sulle accise del gasolio.
Senza proroga, dal 26 agosto il beneficio fiscale scomparirà. E con un diesel che costa già oggi più di 2,10 euro al litro, il ritorno dell’intera componente fiscale potrebbe trasformarsi in una nuova stangata per automobilisti, autotrasportatori e imprese.
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