Anche le auto saranno vittime degli hacker

L'evolversi della tecnologia automobilistica, e dei sistemi di controllo tramite computer wi fi, rende possibili intrusioni di pirati informatici

Forse questa notizia non bisognerebbe darla o bisognerebbe mormorarla tra pochi intimi: l'ultima frontiera degli hacker potrebbe essere l'auto, che sono sempre più regolate e controllate da computer che potenzialmente possono essere manomessi da persone non autorizzate, quando non veri e propri pirati informatici che stanno iniziando a insinuarsi nei sistemi di controllo delle auto tramite tecnologia wi fi.

Dopo un richiamo che Ford aveva fatto nel 2000 per difetti ai pneumatici Firestone, per esempio, il Congresso americano approvò una legge che prescriveva che sulle auto di nuova costruzione fossero installati dei sistemi di monitoraggio della pressione delle gomme (Tpms), che avrebbero avvertito il conducente in caso di sgonfiamento tramite una comunicazione effettuata automaticamente con frequenze radio a una unità di controllo che inviava l'impulso alla centralina computerizzata dell'auto

Ebbene: dei ricercatori dell'Università del Sud Carolina hanno trovato che questo sistema ha dei limiti e può essere violato facilmente, accendendo e spegnendo la spia della bassa pressione delle gomme da un'altra auto in viaggio in autostrada alla stessa velocità a 40 metri di distanza. E tutto ciò con un'apparecchiatura non particolarmente sofisticata e costosa, che può essere impiegata da criminali che - magari - vogliono fermare un'auto per commettere un reato.

Il Tpms è solo un esempio di come le auto siano vulnerabili dagli hacker, soprattutto considerando che computer wi fi controllano ormai il funzionamento di numerosi parti. I ricercatori, comune, non hanno voluto essere allarmisti ma individuare tutte quelle falle nei sistemi di sicurezza che dovrebbero essere "tappate" dai costruttori.

Altri ricercatori hanno invece dimostrato quanto sarebbe facile compromettere un sistema collegando un laptop alla porta di accesso del sistema di diagnostica di bordo, collegandolo con tecnologia wireless da un altro laptop situato in un'altra auto, in grado di azionare i freni o spegnere il motore, alterare il contachilometri, accendere la radio o il riscaldamento o perfino suonare il clacson. Per queste ultime azioni, però, gli hacker dovrebbero avere accesso fisico al primo veicolo per poter portare a termine l'attacco, magari durante una sosta dal meccanico o dal carrozziere.

Da non dimenticare poi che i costruttori stanno collegando l'unità di controllo del motore con reti esterne come quelle satellitari di Gps. L'OnStar system, presente sui veicoli GM, può per esempio individuare dei problemi a bordo e avvertire da solo il conducente o fare chiamate d'emergenza e, addirittura, consentire a personale OnStar  di aprire o chiudere le auto "da remoto". Senza contare che GM ha aggiunto la connettività smartphone tramite OnStar a quasi tutte le sue nuove auto, al punto che per la prima volta i motori e le portiere possono essere avviati o aperti da qualunque angolo del mondo solo con un segnale di cellulare.

Che fare adesso? Gli esperti suggeriscono alle Case automobilistiche di tenere presente il problema della sicurezza, intesa come prevenzione di manomissioni non autorizzate.

Gli automobilisti stiano tranquilli per ora: gli hacker preferiscono entrare nei sistemi di una banca piuttosto che di un'auto di famiglia! Senza contare che sostanzialmente ogni costruttore ha il suo sistema e sarebbe troppo difficile - oltre che inutile - trovare la chiave di accesso per tutti i modelli di auto oggi in circolazione. Insomma: la palla passa in mano alle aziende, che devono almeno porsi il problema e iniziare a risolverlo.

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di Andrea Barbieri Carones | 01 settembre 2010

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