L'industria inglese della Formula 1 in crisi: uno studio spiega perchè

L'Inghilterra era un faro della tecnica in Formula 1, mentre adesso Francia, Germania e Italia sono avanti. Uno studio spiega perchè

La Formula 1 è ben nota per le sue innovazioni tecnologiche, molte delle quali hanno cambiato il mondo dell'auto. Ma secondo un nuovo studio dell'Advanced Institute of Management (AIM) Research l'industria dell'automobilismo da corsa è diventata sempre meno innovativa negli ultimi anni e non è più un vanto della Gran Bretagna.

Ruotine per le poltroncine in fibre di carbonio, scarponcini anti-scivolo, accessori di alta tecnologia per l'efficienza delle squadre nei pit stop sono rimaste le uniche innovazioni dalla F.1 e sono celebrate in una nuova mostra allo Science Museum di Londra. Ma dove sono finite le idee geniali dei vari Colin Chapman, dei motoristi della Cosworth, dei telaisti della Lola?

"Per anni la F.1 è stata un faro della tecnologia e delle capacità di innovazioni inglesi" ha affermato il professor Rick Delbridge della Cardiff Business School che ha sviluppato questa ricerca assieme a Francesca Mariotti della Stirling University. "Nonostante ciò i nostri studi mostrano che l'attività di innovazione è sotto estrema pressione. Le regole cambiano, crescono i costi e i limiti per la ricerca sono sottoposti a queste nuove leggi".

Paragonando l'industria inglese dell'auto da corsa con quelle di Germania, Francia e Italia lo studio mostra che cosa hanno portato le innovazioni più radicali, come l'iniezione nei turbodiesel (vedi Audi e Peugeot) e le monoscocche in fibre di carbonio al mondo delle competizioni. Ma anche in questo settore ci sono limiti all'innovazione.

"Le aziende impegnate nelle competizioni hanno ora una diversa mentalità" commenta il prof. Delbridge "Spendono un sacco di tempo e di risorse per migliorare ciò che hanno già per incrementare le prestazioni. Questo va a detrimento della sperimentazione di nuove idee e progetti".

Le aziende tendono a incrementare le prestazioni minimizzando i rischi, magari acquisendo tecnologia da altri settori come quello aerospaziale. Inoltre per la paura di perdere certi vantaggi fa sì che le aziende non si uniscano tra loro per comuni attività di sviluppo. Le attività esplorative non sono portate avanti e i contatti sono tenuti a distanza.

"Particolarmente dannosa è la sindrome della invenzione non locale", commenta il prof. Del bridge, "che limita l'aggancio con idee esterne e la possibilità di mescolare le conoscenze. Ad ogni buon conto la tecnologia motoristica è molto impegnata sul piano della sicurezza. Lo si nota dalla messa al bando di certi materiali e la ricerca nello sviluppo di motori più efficienti, nel recupero dell'energia e del calore".

In conclusione lo studio inglese raccomanda un impegno più largo nelle innovazioni, lo scambio di informazioni tra le varie aziende, la promozione tra i vari partners per recepire i vantaggi offerti dalle scoperte in questo settore.

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di Leopoldo Canetoli | 12 maggio 2009

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