Fiat – Annozero: la Rai impugna la sentenza

L’azienda di Viale Mazzini ricorrerà in appello per la condanna da 7 milioni di euro. Sulla sentenza Formigli si dice sconvolto.

Fiat - Annozero: la Rai impugna la sentenza

di Francesco Donnici

22 febbraio 2012

L’azienda di Viale Mazzini ricorrerà in appello per la condanna da 7 milioni di euro. Sulla sentenza Formigli si dice sconvolto.

La Rai ha deciso di fare ricorso e di impugnare la sentenza emessa ieri dal Tribunale di Torino, riguardante la condanna per diffamazione da parte dell’Azienda pubblica e del giornalista Formigli ai danni del Gruppo Fiat. Il caso riguardava la prova comparativa tra la Alfa Romeo MiTo e altre due autovetture, andata in onda durante la trasmissione Annozero del 2 dicembre 2010 e giudicata lenitiva nei confronti della Casa del Lingotto.

Le prime dichiarazioni a “caldo” di Corrado Formigli parlano di una sentenza spropositata (5 milioni e 250mila euro di danni non patrimoniali e il restante di danni patrimoniali, per un totale di 7 milioni). Il giornalista si definisce “sconvolto” e si sfoga sul suo profilo Facebook parlando di: “una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione“. Due milioni di euro potranno essere riconosciuti se entro 15 giorni la sentenza verrà pubblicata su alcuni principali quotidiani italiani come la Stampa, la Repubblica e il Corriere della Sera ed entro 45 giorni sul periodico specializzato nel settore automotive “Quattroruote“.

Dal canto suo, l’Azienda televisiva di Viale Mazzini ricorrerà in appello, precisando in una nota ufficiale diffusa a mezzo stampa che: “ogni commento sarà articolato nell’atto di impugnazione in corso di predisposizione“. Anche la FNSI (Federazione nazionale della stampa italiana ) – tramite il Presidente Roberto Natale – si schiera con la Rai e Formigli ponendosi una domanda retorica: “«È meglio che l’informazione non parli in modo critico di un’auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario?» . Per il Sindacato dei Giornalisti questa sentenza è una dura prova per la liberta di stampa e rischia di mettere un’ulteriore bavaglio all’informazione libera. Inoltre la FNSI si augura che il giudizio d’appello riequilibri la sentenza e riconosca le ragioni di libertà e di libera espressione dell’attività giornalistica.

 

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