Ferrari Roma: la “dolceguida” che seduce

Abbiamo guidato in anteprima la Ferrari che ancora non c’era, una granturismo lussuosa e distinta ma pronta ad incantare nella guida.

Nel mondo c’è bisogno di bellezza, ora più che mai, per tornare alla spensieratezza degli anni della “dolce vita” immortalati dal genio inesauribile di Fellini. Anni in cui l’eleganza contagiava anche lo stile delle auto, come la Ferrari 330 GTC del 1966 che fu di Marcello Mastroianni. Per questo la Casa di Maranello ha arricchito la sua gamma con un altro gioiello, la Roma, che porta in dote il DNA di quel magico periodo. L’abbiamo provata in anteprima nel corso della presentazione stampa a Pollenzo (CN), per scoprire che dietro le sue forme sartoriali albergano soluzioni tecniche degne delle migliori sportive con il Cavallino cucito sul petto.

Esterni: un classico che ritorna in chiave moderna

In una Ferrari, si sa, nulla è lì per caso, persino la calandra della Roma, integrata nelle forme della carrozzeria e verniciata nel medesimo colore, è un tocco di originalità che porta la firma del centro stile capitanato da Flavio Manzoni e rompe col passato inserendosi in una silhouette classica. Da quando sono apparse le prime foto tutti ne parlano con toni discordanti: c’è chi l’adora, chi vorrebbe una mascherina più classica, e chi si è rimasto in attesa di vederla dal vivo per esprimere un giudizio più obiettivo. Bene, io sono tra quelli che hanno un atteggiamento alla San Tommaso, con tutto il rispetto del caso per il martire, per cui, quando finalmente ho avuto la possibilità di vederla, di esaminarla da ogni prospettiva, ho capito pienamente il senso di quella scelta: innovare ed offrire una nuova interpretazione del concetto di gran turismo.

D’altra parte, le linee levigate della Roma avevano bisogno di un elemento apparentemente discordante con la pulizia generale di un design meno muscolare di quello delle ultime Ferrari. É come il fazzoletto nella giacca: spicca, si fa notare, ma non altera l’equilibrio di un capo classico. La luce gioca sulla superficie liscia delle fiancate, e dietro diventa protagonista grazie alle nuove firme luminose. Persino le maniglie sembrano non volere alterare l’equilibrio pulito della vista laterale e rimangono nascoste in attesa di un tocco che le faccia entrare in azione. Fluida, con le proporzioni da gran turismo di razza, la Roma accenna la sua sportività con gli elementi in fibra di carbonio presenti nella parte bassa della carrozzeria, e tramite i quattro terminali di scarico.

Non direste mai che sotto la scocca ci sono dei generatori di vortici che aiutano a stabilizzare l’anteriore durante la guida e che alla base del lunotto si trova un’ala attiva capace di regolarsi autonomamente su 3 posizioni. Eppure sono lì ed entrano in gioco quando ce n’è bisogno generando un carico aerodinamico di 95 kg a 250 km/h. Si tratta di un vero e proprio tocco da maestro, di uno scacco matto alla concorrenza, ma anche di una soluzione necessaria per garantire un handling all’altezza delle aspettative.

Interni a tutto schermo

Se fuori è evoluzione, considerata anche l’assenza dello scudetto con il Cavallino Rampante sui passaruota anteriori, che si può avere se proprio non riuscite a farne a meno, dentro è rivoluzione. Già la chiave è unica, un gioiello che va ad incastonarsi alla fine del tunnel centrale o si tiene in tasca, come gli accendini preziosi che i giocatori di poker più eleganti posavano sul tavolo verde per mostrare agli avversari una certa personalità. Inoltre, l’analogico lascia spazio al digitale, non ci sono più strumenti classici, e così davanti al guidatore si apre uno schermo da 16 pollici talmente prodigo d’informazioni da fare invidia ad un ente del turismo.

Poi sul tunnel centrale, che separa in maniera importante guidatore e passeggero, troviamo un altro display, questa volta capacitivo e touch da 8,4 pollici per l’infotainment ed il climatizzatore, e non è finita qui, perché davanti al passeggero c’è un altro schermo da 8,8 pollici per osservare in tempo reale i parametri della vettura ed accedere al sistema multimediale. Chiaramente non è tutto, perché se i comandi vocali si attivano con la frase “Ciao Ferrari”, la compatibilità con gli smartphone si fa più democratica e adesso annovera anche Android Auto oltre ad Apple CarPlay. Un passo avanti clamoroso che ha comportato l’arrivo di un nuovo volante dal quale si riesce a gestire ogni funzione dell’auto senza dover staccare le mani durante la guida.

Sparisce il pulsante rosso per l’accensione e ce n’è uno a sfioramento nella parte centrale, meno urlato nell’aspetto, e decisamente più sobrio, ed arriva una sorta di mini touchpad sulla razza destra per potere aprire i vari menù ed esplorarli. Se poi volete la mappa del navigatore a tutto schermo basta spingere un altro pulsante situato alla destra del touchpad, lo stesso consente anche di avere una strumentazione più discreta quando ci si vuole concentrare prettamente sulla guida. Anche se, ad onor del vero, quando si tiene stretto il volante tra le curve, si rischia di spingerlo accidentalmente, ma è tutta questione di abitudine.

Con tutta questa tecnologia però, lo stacco con i concetti classici dell’esterno rischiava di diventare troppo evidente, per cui ecco che alla Ferrari hanno evitato l’effetto shuttle con una bella soluzione sul tunnel centrale: dove anni fa avremmo trovato una griglia per un cambio manuale ora abbiamo la stessa forma familiare nella quale sono alloggiati i comandi della nuova trasmissione a doppia frizione derivata da quella della SF90 Stradale. Completa il quadro una panchetta posteriore pensata per trasportare 2 bambini e che porta a definire la Roma una coupé 2+: perle di stravagante lucidità.

Al volante: un pugno in una carezza

Una gran turismo te l’aspetti affabile, pronta a scatenarsi all’occorrenza, ma sempre composta e inquadrata, come un militare che attende di eseguire la sua missione, ma quando ci sono 620 CV sotto il cofano e sulle ruote posteriori si scatena una coppia di 760 Nm, non bisogna mai prenderla alla leggera. Infatti, complice un asfalto poco consono ad una vettura del genere, non è raro sentire, anche in modalità di guida meno enfatiche, il posteriore che scalpita quando si scarica tutta la cavalleria con decisione. Se poi si sfrutta la possibilità di spostare il manettino in Race, cosa che avviene per la prima volta su una GT di Maranello, allora si ricerca volutamente quella complicità del retrotreno, e la Roma ti invita a ballare come Anita Ekberg nella fontana di Trevi.

È una scelta precisa che i collaudatori della Ferrari hanno ricercato dopo tanti chilometri di test seguiti a lunghe sessioni al simulatore, ma bisogna fidarsi, come quando accarezzi per la prima volta un molosso. In Race infatti la Roma morde l’asfalto, ma in realtà vuole solo farti felice! Con il volante leggero e preciso ai piccoli angoli si può sempre calibrare al meglio la traiettoria, e il sovrasterzo in uscita dai tornanti è un esercizio che appaga l’ego e genera assuefazione. Con l’SSC 6.0 infatti, in Race si attiva il Ferrari Dynamic Enhancer che agisce sui freni delle singole ruote con effetti benefici immediati nella percorrenza di curva. Quindi, la Roma è un pugno contenuto in una carezza, che ti seduce con la sua bellezza e ti conquista con la sua potenza.

In questo primo contatto mi ha colpito la sua immediatezza, la sua guida senza fronzoli, il suo essere Ferrari al 100%, una sensazione ha cui ha contribuito una nuova taratura del pedale del freno con una corsa volutamente più breve che alle basse e medie velocità, e soprattutto sui tratti misti, rende l’auto più viva, più incisiva nella sua azione dinamica, e regala quella confidenza difficile da trovare in una vettura di questa categoria. L’erogazione priva di vuoti e l’allungo simile a quello di un motore aspirato sono dovuti al Variable Boost Management, che adatta la coppia motrice al rapporto utilizzato, ed al nuovo cambio a doppia frizione ad 8 rapporti che deriva da quello della SF90 Stradale e, rispetto al 7 marce della Portofino, vanta rapporti più corti ed una configurazione a carter secco per essere più rapido del 15-20% e restituire maggior feeling nel passaggio da una rapporto all’altro.

Infatti, passando dalla modalità di guida Comfort alla voce Race, attraverso l’iconico manettino, la velocità di cambiata varia in maniera considerevole e si avverte l’azione più affilata della trasmissione. Se poi si vuole essere protagonisti fino in fondo, basta selezionare la modalità manuale, ma attenzione a scegliere la marcia giusta, perché la Roma ha un’elasticità disarmante, e scalare un rapporto di troppo nelle curve strette impone una pressione adeguatamente calibrata dell’acceleratore. In tutto questo parlare di handling, come si fa a non sottolineare i frutti di un regime alimentare ipocalorico imposto dagli uomini Ferrari alla loro nuova creatura? La bilancia infatti fa segnare 1.472 kg a secco, e con 2,37 kg/CV, la nuova GT del Cavallino Rampante vanta il miglior rapporto peso/potenza della categoria.

D’accordo, che è veloce l’avete capito, quanto è difficile spiegarlo a parole, ma i dati ufficiali indicano che lo 0-100 km/h viene bruciato in 3,4 secondi e che a 200 km/h con partenza da fermo si arriva in appena 9,3 secondi: per fare un esempio, un mostro sacro come la F40 impiegava 11,5 secondi. La velocità massima dichiarata è di 320 km/h, e non è certo difficile crederci, anche se verificarlo sarebbe folle senza una pista adeguata allo scopo. Prestazioni a parte, la Roma si rivela una perfetta compagna di viaggio, un’auto comoda, con un assetto capace di smorzare anche le sconnessioni più dure, munita di un infotainment di ultima generazione, e rifinita in maniera tale da coccolarti anche dal punto di vista visivo. Potrebbe essere la vettura di ogni giorno, conto in banca permettendo, o la coupé con cui andare incontro a serate indimenticabili ripercorrendo la strada felliniana che conduce alla dolce vita.

Prezzo: circa 200.000 euro

Lussuosa ma non urlata, la Ferrari Roma è una GT moderna e affilata, capace di soddisfare le richieste di una clientela esigente e sofisticata. Lei offre moltissimo, ma per tenere in mano la sua chiave alla moda bisogna mettere in conto un investimento di circa 200.000 mila euro.

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