Mazda MX-5 30th: la prova su strada e in pista

Al volante della serie speciale 30esimo anniversario che unisce al piacere di guida della roadster giapponese anche un fascino esclusivo

La conoscono in tutto il mondo: dall’America, dove viene venduta con l’appellativo Miata, all’Europa, in cui è per tutti la MX-5. Stiamo parlando di una delle auto simbolo di Mazda, che in patria, ovvero in Giappone, prende ancora un’altra denominazione e risponde al nome di Eunos. La roadster per antonomasia, divenuta di generazione in generazione la scoperta più venduta in assoluto, sfoggia un’irresistibile livrea Racing Orange con la serie speciale 30th che abbiamo guidato nella variante con soft top.

Esterni: impossibile non notarla

Oggetto raro, saranno solamente 90 gli esemplari venduti in Italia dei 3.000 previsti, la MX-5 30th mette in risalto la linea con la sgargiante livrea Racing Orange e conquista l’appassionato con i dettagli quali i cerchi in lega forgiati di colore nero realizzati in esclusiva dalla Rays, la targhetta con numerazione progressiva, e le pinze dei freni in tinta con la carrozzeria.

Queste ultime sono Brembo all’anteriore e Nissin al posteriore. Per il resto, le proporzioni sono quelle affilate e compatte della MX-5 che conosciamo, per cui l’auto appare muscolosa, con uno sguardo accigliato con cui trasuda grinta, e una calandra che sembra sorriderti per invitarti a divertirti tra le curve. La coda rastremata ed il soft top manuale sono i suoi marchi di fabbrica, con il tetto che scompare nel suo alloggiamento in un amen: basta il movimento di un braccio anche senza scendere dall’auto. C’è tutto il senso di libertà che una roadster deve trasmettere unito alla praticità ed all’esclusività. Serve altro?

Interni: cucita addosso ma non indicata per le taglie forti

Difficile aggiungere di più alla MX-5 2.0 Sport, così gli interni della 30th presentano i sedili Recaro in Alcantara con finiture arancioni, una tinta riproposta anche sulle bocchette d’areazione e nei pannelli porta. Lo spazio a bordo non è molto, è giusto se non si hanno le gambe troppo lunghe, ma per venire incontro agli spilungoni c’è anche il volante regolabile in altezza e in profondità arrivato con il restyling; il bagagliaio è sempre lo stesso, d’altronde l’auto non è cambiata di base, e per un weekend può bastare, a meno di non pretendere di portare tutto il guardaroba.

Certo, manca il portaoggetti davanti al passeggero, ma in quello centrale tra i sedili ci stanno tranquillamente i documenti, lo smartphone, gli occhiali da sole e ad altre cose che tendiamo a portarci dietro quando saliamo in auto. Poi ce ne sono altri due dietro i sedili ma risultano meno pratici. C’è anche il grande schermo dell’infotainment sulla plancia, un display semplice ed immediato nell’utilizzo, ma non così evoluto come i sistemi di alcuni modelli lanciati recentemente. Comunque, meglio così, su una scoperta pensata per guidare troppe distrazioni non risulterebbero funzionali allo scopo, e il grande contagiri al centro della strumentazione è sempre pronto a ricordarci quali sono le priorità su una MX-5.

Al volante: la macchina del tempo

Seduti quasi sulla strada, con un volante così sensibile che sembra di accarezzare l’asfalto con i polpastrelli, la MX-5 regala sensazioni sconosciute alle auto moderne, ricorda piuttosto le roadster inglesi di una volta, quelle vetture senza filtri dove la bravura e il coraggio determinavano l’andatura. Gli aiuti ci sono, ma in pista, se li si esclude, il passo corto, e la reattività di telaio, motore e cambio, uniti ad un peso “mosca” ti fanno subito capire se puoi cavartela da solo o se devi ricorrere a loro per fare bella figura e non correre troppi rischi.

Auto così sono sempre più rare, purtroppo, ma ti riportano al senso più alto dell’automobilismo, quello della guida, in cui vettura e conducente diventano una cosa sola. Ora vi risparmio la metafora abusata di cavallo e cavaliere, ma è proprio così, la MX-5 tra i cordoli diventa una vostra estensione, e se avete equilibrio, tenacia e concentrazione, vi fornisce tutto quello che serve per un divertimento sano e propedeutico alla guida delle supercar.

D’altronde, la meccanica collaudata, quella della 2.0 Sport, che vanta ammortizzatori Bilstein, differenziale posteriore autobloccante meccanico ed un motore aspirato da 184 CV capace di allungare fino a 7.500 giri, non mente. Così come il cambio manuale a 6 rapporti dalla manovrabilità da riferimento e la pedaliera dalla doppietta facile. Con poco più di 1.000 kg da portarsi dietro la MX-5 30th è veloce, scatta da 0 a 100 km/h in appena 6,5 secondi, e raggiunge una velocità massima di 219 km/h, ma questo è un dettaglio, perché non è il valore più interessante, anzi forse è quello che ha meno appeal, in quanto la scoperta in questione vi conquisterà con le sensazioni piuttosto che con i numeri.

Sulla pista dell’Isam di Anagni (FR) ci è sembrata ancora più affilata, forse i nuovi cerchi aiutano la dinamica, oppure le sensazioni sono state amplificate dal lungo periodo di inattività dovuto al lockdown, comunque non poteva esserci mezzo migliore per tornare a guidare. Difetti? In autostrada, se si guida per lunghe tratte, i rumori che filtrano dalla capote riducono il comfort, ma la protezione contro gli agenti atmosferici è garantita anche in caso di temporali estivi.

Prezzo: 34.250 euro

Per essere uno dei 90 fortunati che possono vantare la presenza in garage di una MX-5 30th bisogna staccare un assegno da 34.250 euro. In cambio si riceve una vettura che è già un pezzo da collezione, e presenta una dotazione di serie completa visto che annovera anche il sistema audio Bose e l’infotainment con navigatore compatibile con gli smartphone. Se preferite la versione “targa”, la RF, il costo sale a 36.750 euro.

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Pro

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