Fca, Elkann: impegno costante per il futuro del Gruppo

Il presidente Exor, nella lettera agli azionisti, precisa che la sua famiglia dovrà mantenere un primo piano nei futuri asset aziendali. Marchionne “Uomo incredibile”. Rendimento titoli decuplicato. Ferrari: “Nessuno ricorda chi arriva secondo”.

Il futuro del Gruppo, il panorama automotive globale che da qui ad un’ottica a lungo termine consoliderà la radicale trasformazione già in parte avviata secondo modalità concettualmente simili a quelle che si verificarono a cavallo fra il 19. ed il 20. secolo, e nel quale la holding dovrà rivestire un ruolo di primo piano; le sfide e le enormi opportunità che il riposizionamento della filiera dell’auto verso nuovi traguardi all’insegna dell’hi-tech offrono ai big player; la possibilità di adottare strategie di pianificazione a lunga gittata; la figura-chiave di Sergio Marchionne, sulle cui decisioni i massimi dirigenti del Gruppo basano i piani operativi; e la presenza Ferrari tanto sulle performance di mercato quanto sul piano sportivo.

Questi sono, in estrema sintesi, i capitoli sui quali il presidente Fca e numero uno di Exor (holding che detiene il 30% delle quote Fiat-Chrysler Automobiles, ovvero la maggioranza dei capitali) John Elkann, in una lettera inviata nelle scorse ore agli azionisti, punta i propri riflettori.

La consueta disamina dell’erede della famiglia Agnelli arriva in vista dell’annuale assemblea degli azionisti. Un passaggio della lettera indica in maniera inequivocabile la visione di Elkann nei confronti dell’intera industria automotive ed il ruolo che Fca riveste ed occuperà negli anni a venire: “I prossimi vent’anni per l’industria dell’auto, così come i suoi primi vent’anni, sono destinati a testimoniare un livello di cambiamento maggiore rispetto ai cento anni di mezzo”, puntualizza John Elkann, confermando quale sarà l’impegno di Fiat-Chrysler Automobiles: “Noi (come Exor, n.d.r.) ed Fca siamo determinati ad avere un ruolo attivo ed ambizioso in questa nuova ed eccitante era”.

Le opportunità per il futuro

È chiaro che il citato passaggio può essere interpretato come l’indicazione di Elkann, in qualità di presidente e amministratore delegato della holding della famiglia Agnelli, in merito alle indiscrezioni che nei giorni scorsi hanno tenuto banco su scala mondiale secondo le quali fra la stessa Fca (e, di conseguenza, Exor in primo piano in qualità di azionista di maggioranza) ed altri “grandi nomi” del comparto automotive internazionale vi sarebbero stati vari contatti (i “rumors” ricostruiti dal Wall Street Journal riguardo ad una ipotetica fusione di Fiat-Chrysler con PSA Groupe, l’eventuale interesse Renault-Nissan nei confronti dell’”asse Torino-Detroit” avanzato dal Financial Times): voci di corridoio che non avevano alcunché di ufficiale, tuttavia sintomatiche di un momento-chiave nella preparazione del futuro dell’auto, che si preannuncia tanto rivoluzionario quanto non lo è mai stato negli ultimi cento anni.

Le nuove sfide hi-tech

Il paragone con l’assetto industriale dell’auto agli inizi del ‘900 viene, pur con tutte le comprensibili proporzioni del caso, affrontato da John Elkann per illustrare il prossimo ventennio della filiera automotive: una similitudine non così “costruita ad arte” come potrebbe sembrare ad una prima occhiata. Del resto, la Fiat della quale il presidente Elkann è discendente della famiglia che la fondò nel 1899 rappresenta, in Italia, un primo esempio di azienda di costruzione autoveicoli già di stampo moderno all’epoca della sua fondazione: agli albori del 20. secolo, decine di piccole fabbriche, la gran parte artigianali, videro la luce a Torino. La maggior parte scomparirono in capo ad una manciata di anni, proprio per via dell’esigenza, che si avvertiva già cento e più anni fa, di approcciare la produzione di autoveicoli secondo criteri di larga scala, e “approfittando” del know-how che tante piccole realtà, una volta acquisite da una industria più grande e solida (Fiat, appunto) erano in grado di offrire per approdare ad un prodotto finito che assicurasse al mercato adeguati quantitativi di produzione ed adeguata qualità costruttiva.

Oggi, pur con tutte le ovvie differenze, la situazione non è troppo dissimile: elettrificazione, sistemi di auto connessa e guida autonoma, ma anche nuovi servizi alla mobilità rappresentano, volenti o nolenti, il substrato sul quale il comparto dell’auto si affronta e si affronterà negli anni che verranno, e che saranno epocali per il futuro del settore: “L’attuale fase dell’industria dell’auto ci rende determinati a detenere un ruolo di primo piano in questa nuova era, che si preannuncia eccitante”. E ancora: “Ci riteniamo entusiasti in merito alle opportunità che vengono offerte da connettività, elettrificazione e tecnologie autonome, che potranno esserci di aiuto per rafforzare finanziariamente l’azienda e renderla via via più sostenibile riguardo all’ambiente”, scrive Elkann.

Come Fca potrebbe accettare nuove alleanze

Il campo è, dunque apertissimo. Lo stesso John Elkann non ha mai smentito di avere nel tempo ricevuto proposte di alleanza (o di fusione), tutte con l’obiettivo di dare vita ad un Gruppo automotive di grandi dimensioni (come ed in quale maniera, si vedrebbe quando le carte venissero svelate sui tavoli delle trattative: Fca detiene una Jeep molto “forte” oltreoceano e piuttosto solida in Europa, mentre la capogruppo Fiat è, fatta eccezione per la filiale brasiliana indipendente, una realtà marcatamente europea ed italiana). D’altro canto, che Elkann abbia intenzione di considerare proposte che mantengano in un ruolo di “protagonista” la famiglia cui egli appartiene (e che, appunto attraverso Exor, detiene la maggioranza delle quote capitale Fiat-Chrysler) è sintomatico della sua visione riguardo ad eventuali “alliance”. “Per oltre un secolo siamo stati (come famiglia Agnelli, n.d.r.) la stabilità per Fiat e, più di recente, per Fca”. Sempre riferendosi alla propria figura di “numero uno” Exor, John Elkann indica che “La nostra permanenza nelle quote capitale Fiat-Chrysler Automobiles ha garantito alla dirigenza del Gruppo la possibilità di effettuare programmi a lungo termine senza ‘pressioni’ quotidiane. Da qui, tutte le scelte coraggiose intraprese anche nel pieno rispetto degli interessi dei nostri azionisti”.

Una “mentalità” che il presidente Exor dichiara di mantenere invariata nei confronti dei prossimi anni per Fca, che – come confermato dall’amministratore delegato Mike Manley al recente Salone di Ginevra – vengono contrassegnati dal “disco verde” agli investimenti da 5 miliardi di euro a favore degli stabilimenti italiani (qui il nostro approfondimento): strategia industriale che dopo l’annuncio dei mesi scorsi, sembrava in tempi ancora più recenti dover quasi scricchiolare a causa dell’introduzione dell’ecotassa da parte del Governo nella legge di bilancio 2019. E che ora rimane non soltanto mantenuta sui taccuini delle priorità, ma anzi avvalorata dal ricordo di Sergio Marchionne, top manager scomparso a luglio 2018 che, ammirato, discusso o “mal sopportato” a seconda di come lo si sia visto, ha in ogni caso lasciato un’impronta indelebile per gli anni a venire dell’”asse Torino-Detroit”. Tanto che lo stesso piano industriale di recente presentazione ne ricalca appieno la “vision” strategica.

Con Marchionne ha avuto inizio una nuova era

Questo breve inciso per motivare, accanto all’illustrazione dell’escalation finanziaria negli ultimi quattordici anni vissuta dal Gruppo sotto la guida di Marchionne (grazie alla sua presenza, Fca ha potuto garantire agli azionisti un ritorno del 590% circa dal 1 giugno 2004 al 20 luglio 2018; ed Exor ha pressoché decuplicato il proprio rendimento in dieci anni: dall’esordio in Borsa avvenuto a marzo 2009, i titoli che venivano scambiati su 5,8 euro, a marzo 2019 sono saliti a 54,3 euro), il tono usato da Elkann nei confronti di Sergio Marchionne: “Un uomo incredibile, uno straordinario leader”, che “Da ciò che al momento del suo insediamento appariva un agglomerato industriale italiano in difficoltà e con un illustre passato”, e che per inciso perdeva 5 milioni di euro al giorno, ha condotto il Gruppo, sotto una nuova identità, “Dove mai ci saremmo immaginati: dal rilancio di Fiat al salvataggio di Chrysler; e ancora: la creazione di Cnh, la fondazione di FCA, la Ipo di Ferrari”, ovvero tre identità separate, ciascuna delle quali leader nel proprio settore, “Con un grande futuro all’orizzonte”.

Ferrari: “Nessuno ricorda chi arriva secondo”

Questa frase di Enzo Ferrari è stata ripresa da John Elkann per affrontare l’argomento sportivo d’eccellenza, ovvero Ferrari. Il “Cavallino” è stato recentemente al centro di un “new deal” tanto ai box (il team principal Maurizio Arrivabene sostituito da Mattia Binotto) quanto fra i “volanti” (l’espertissimo Kimi Raikkonen, peraltro approdato in Alfa Romeo Racing, ha passato il testimone al giovane Charles Leclerc grande protagonista di questa fase di avvio della stagione F1).

Nella passata stagione, Ferrari “Ha vissuto la propria annata di maggiore successo dell’ultimo decennio, per quanto ciò non sia stato sufficiente per la conquista dei titoli Costruttori e Piloti”. Se dal punto di vista dei mercati Ferrari rimane leader nel settore dei luxury brand, con “Performance finanziarie fra le più elevate”, la Scuderia Ferrari viene da John Elkann analizzata nelle ambizioni sportive attraverso una sintetica citazione ad Enzo Ferrari: “È stato molto chiaro nel dire ‘Nessuno ricorda chi arriva secondo: io certamente no’. Questo pensiero definirà sempre l’entità delle nostre ambizioni sportive”.

Fiat al Parco Valentino 2019 Vedi tutte le immagini
Altri contenuti
Sergio Marchionne: un anno dopo
News

Sergio Marchionne: un anno dopo

Il 25 luglio 2018 si spegneva, in una clinica di Zurigo, il “grande traghettatore” che in 14 rutilanti anni, lavorando senza sosta, proiettò una Fiat in crisi sotto i riflettori del mondo. La sua eredità.