“Auto che passione!”, la mostra al MAUTO fino al 30 giugno

Nella manifestazione si evidenzia l’evoluzione dello stile grafico parallelamente al cambiamento del design delle automobili.

C’è un’affinità tra le opere dei disegnatori del ‘900 e il mondo dell’auto? Certamente, per questo i lavori di alcuni tra i più grandi disegnatori del secolo scorso sono al centro della mostra Auto che Passione! Interazione fra grafica e design”, realizzata dal MAUTO (museo nazionale dell’automobile di Torino) in collaborazione con il m.a.x. museo di Chiasso, e aperta al pubblico dal 29 marzo fino al 30 giugno.

In pratica, i manifesti, le cartoline ed i disegni di artisti di rilievo del XX secolo sottolineano l’evoluzione dello stile grafico in parallelo alle nuove forme del design delle automobili. In fine dei conti si tratta di elementi espressivi della cultura di un’epoca, e trovano un importante elemento di sintesi nell’automobile che, da mezzo di trasporto, si tramuta in oggetto di culto.

Le opere in mostra sono state realizzate da artisti del calibro di Jules Chéret, considerato il padre del manifesto moderno, di cui è esposto il Benzo-Moteur del 1900. C’è poi la pubblicità di Marcello Dudovich per la Nuova Balilla (1934) e la grafica di Max Huber per il 40° Gran Premio d’Italia del 1969 fino ai poster degli anni Novanta. Non mancano manifesti celebri firmati da Leopoldo Metlicovitz, Plinio Codognato, Marcello Nizzoli e dal fondatore del MAUTO Carlo Biscaretti di Ruffia, del quale quest’anno ricorrono i 140 anni dalla nascita e i 60 anni dalla morte.

Il percorso per i visitatori attraversa sezioni tematiche che rievocano le suggestioni grafiche delle opere in sala: l’Eleganza, la Velocità, le Esposizioni. La sezione speciale dedicata a Carlo Biscaretti sviluppa i temi Umorismo e Pubblicità e comprende solo disegni originali dell’autore. Oltre che dal m.a.x. museo di Chiasso e dall’archivio del Centro di Documentazione del MAUTO, alcune opere provengono dalle prestigiose collezioni pubbliche Raccolta Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano e da importanti collezioni private fra cui quella di Alessandro Bellenda (Galleria L’Image di Alassio).

Non mancano auto iconiche, infatti sono presenti sei vetture della storia del design del Novecento: l’Alfa Romeo 8C 2300 Touring del 1934, la Lancia Aurelia B52 Coupè Bertone del 1951, la Pantera De Tomaso GTS Ghia del 1974, la Ferrari 308 GTB Pininfarina del 1980, l’Alfa Romeo V6 3.0 Vittoria del 1995 e la Iso Rivolta Vision GT Zagato del 2017. Si tratta di auto che condensano in sé lo stile, i dettagli, le emozioni, l’estetica e le novità tecnologiche che hanno ispirato i pubblicitari di ogni epoca.

“Questa mostra, vivace e stimolante, nasce da una delle nuove collaborazioni a livello nazionale e internazionale che il Mauto ha intrapreso allo scopo di aumentare la visibilità e allargare il proprio pubblico – spiega Mariella Mengozzi, Direttore MAUTO -. Inoltre, ‘Auto che Passione!’ ci consente di far conoscere un aspetto significativo e meno noto della personalità del nostro fondatore, Carlo Biscaretti di Ruffia: quello di artista, grafico pubblicitario e umorista. Professione che Biscaretti ha svolto con talento e grande efficacia, non solo per marchi automobilistici ma anche di altri settori”.

“La mostra Auto che passione! è frutto di un attento studio sul tema automobile in cui grafica e design si intrecciano all’interno delle varie fasi storiche fino a raggiungere la contemporaneità rivolgendo uno sguardo anche agli sviluppi futuri. L’inizio del XX secolo porta con sé tutta una serie di scoperte e cambiamenti che ancora oggi condizionano il nostro modo di vivere: la rivoluzione industriale e con essa la rivoluzione culturale, che ne è alla base, hanno creato le premesse per un mondo diverso, ricco di nuove opportunità. Ma è sicuramente il tema della grafica e del design che sancisce il nuovo ruolo assunto dalle carrozzerie delle automobili, viste non più solamente come oggetti particolarmente funzionali, ma elevate a un prodotto di design che di fatto completa il modo quotidiano di concepire la vita e di intrecciarsi con le sue esigenze pratiche e al contempo estetiche”, scrivono i curatori Marco Turinetto e Nicoletta Ossanna Cavadini nella “Nota” all’interno del catalogo della mostra (SKIRA, Milano-Ginevra).

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