Caso Ghosn: Nissan pronta a rivedere i libri contabili

Secondo un report pubblicato da Automotive News, la dirigenza della società giapponese avrebbe disposto di presentare le corrette remunerazioni ricevute dall’ex numero uno attualmente in stato di detenzione.

Nei giorni scorsi l’incriminazione ufficiale; in queste ore l’annuncio della imminente correzione dei ricavi relativi agli anni nei quali Carlos Ghosn, il deposto presidente del marchio giapponese, avrebbe sottostimato per decine di milioni di dollari la propria compensazione. La decisione, riferisce una notizia pubblicata nell’edizione Web di Automotive News, consisterebbe nella volontà del CdA Nissan di “Rimediare”, ovviamente limando gli importi dei guadagni e quindi individuando quale sarebbe stato in realtà l’esatto importo delle remunerazioni – fino allo scorso febbraio – a favore del top manager che lo scorso 19 novembre era stato arrestato su ordine della procura di Tokyo e, lunedì scorso, ha ricevuto formale incriminazione: l’accusa è di avere sottostimato i propri compensi, nelle comunicazioni periodiche alle autorità di Borsa, fra il 2010 ed il 2015.

Con il nuovo provvedimento di custodia cautelare, che ricordiamo in Giappone è consentito per i cittadini stranieri fino a 22 giorni (questo per evitare qualsiasi pericolo di fuga all’estero), l’ex presidente ed amministratore delegato di Nissan si prepara, con tutta probabilità, a trascorrere il Natale in cella, più precisamente nel penitenziario di Kosuge, località a nord est della capitale.

Il capo d’accusa che pende sulla testa di Ghosn, appunto relativo al quinquennio 2010-2015 (in cui si stima che, anziché 10 miliardi di yen, ne avrebbe dichiarati 5), è successivo all’entrata in vigore delle nuove regole nelle quali viene disposto che i massimi dirigenti aziendali rendano pubbliche le rispettive remunerazioni. Per questo, una nuova incriminazione ora lo accuserebbe di avere ulteriormente sottostimato i propri compensi fino a marzo 2018: in totale, la “sforbiciata” ammmonterebbe ad una cifra nell’ordine di 9 miliardi di yen, corrispondenti a circa 70 milioni di euro.

Ghosn, che secondo una indagine interna ordinata nelle scorse settimane dalla dirigenza Nissan sulla base di una segnalazione effettuata da un dipendente (la cui identità non è stata rivelata) avrebbe anche utilizzato una parte dei fondi societari per proprio interesse, ha sempre negato qualsiasi addebito nei lunghi interrogatori quotidiani ai quali è stato sottoposto in questi 23 giorni di custodia cautelare: la propria autodifesa si basa su alcuni pareri legali, da lui stesso richiesti, per i quali l’esplicita indicazione dei compensi addizionali che avrebbe dovuto ricevere soltanto dopo avere lasciato il Gruppo, non sarebbe stata necessaria. In altre parole: Ghosn sostiene di non avere mai materialmente ricevuto le somme di denaro contestate.

Come atto dovuto, i tribunali di Tokyo hanno contestualmente provveduto ad incriminare la società Nissan Motors per le false comunicazioni inviate alla SESC-Securities and Exchange Surveillance Commission (Authority di vigilanza sulle attività di Borsa) relative all’ex numero uno di Nissan. Nel caso di condanna, Carlos Ghosn rischierebbe grosso: la legge giapponese prevede, per i reati di false dichiarazioni finanziarie, fino a 10 anni di carcere ed una multa di 10 milioni di yen.

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