Coronavirus: Hertz presenta istanza di bancarotta negli USA

La pandemia da Covid-19 e la crisi del turismo e dei noleggi alla base del ricorso al “Chapter 11” presentato dal colosso dell’autonoleggio.

Il fatto di essere un big player del comparto automotive non necessariamente mette al riparo dalle tempeste economico-finanziarie causate da eventi eccezionali che riguardano l’intero pianeta. In special modo se la principale attività dell’azienda è legata in maniera essenziale agli spostamenti delle persone: viaggi, trasferte, turismo. Tutte “voci” che lo scatenarsi dell’emergenza sanitaria da Covid-19 ha di fatto pressoché azzerato nelle lunghe drammatiche settimane di lockdown. La conseguenza diretta è un brusco ridimensionamento del proprio business. Fino alla richiesta di fallimento. Che non vuol dire necessariamente chiudere (General Motors insegna), tuttavia rende vitale la presenza di nuove risorse per proseguire.

È, in sintesi, quanto avvenuto ad Hertz: il gigante del noleggio auto, fondato più di un secolo fa da Walter L. Jacobs a Chicago, venduta nel 1923 a John D. Hertz e presente in tutto il mondo, ha avanzato istanza di fallimento. Atto che fa dell’azienda il primo grande nome del settore automotive a dichiararsi vittima della pandemia da Coronavirus. La richiesta di fallimento, presentata presso gli uffici della Bankruptcy Court statunitense di Wilmington (Delaware) riguarda le proprie operazioni USA e Canada. Escluse, quindi, le altre principali macroaree internazionali in cui la società è presente: Europa e Oceania su tutte.

Ma non vuol dire dovere per forza chiudere

L’istanza di fallimento si riferisce al “Chapter 11”, ovvero il meccanismo – a suo tempo avanzato da General Motors cui abbiamo accennato – secondo il quale l’azienda ne fa richiesta qualora vi sia la necessità di riorganizzare la propria attività, il proprio assetto societario ed il ripianamento dei debiti, al sicuro dai creditori. Solitamente, il ricorso al “Chapter 11” viene richiesto da una società nel caso in cui la ristrutturazione dei debiti aziendali necessiti di tempo, ed in condizioni particolarmente gravi nell’asset economico globale.

Stato di amministrazione controllata

Si tratta, in altri termini, di un procedimento simile alla “nostra” amministrazione controllata; ben diverso, perciò, dalla comunicazione di cessata attività per fallimento (che negli USA viene stabilita dal “Chapter 7”): con il “Chapter 11”, l’azienda rimane operativa, pur trasferendosi sotto il controllo dei Tribunali. Da notare, come evidenzia la nota stampa Hertz, che alla data della richiesta di accesso al “Chapter 11” nelle casse di Hertz c’era a disposizione “Oltre un miliardo di dollari ‘cash’, utile a supportare le proprie operazioni in corso. A seconda della durata dell’emergenza sanitaria e del suo impatto sui ricavi, la Società può cercare di accedere a liquidità aggiuntiva, anche attraverso nuovi prestiti, man mano che la riorganizzazione procederà”.

Crollo dei ricavi e delle prenotazioni

“L’impatto dell’emergenza sanitaria è stato improvviso e drammatico: ha provocato un brusco calo nei ricavi dell’azienda ed una drastica diminuzione delle prenotazioni future”, fa sapere Hertz in un comunicato, nel quale assicura di avere intrapreso “Azioni immediate per dare priorità alla salute e alla sicurezza dei dipendenti e dei clienti”, di avere eliminato tutte le spese considerate non essenziali ed avere fatto in modo di conservare una certa liquidità nelle proprie casse.

Eppure il 2020 sembrava essere iniziato bene

Hertz, dettaglia il comunicato societario, “Era in notevole sviluppo finanziario, prima dell’esplosione della pandemia da Covid-19: dieci trimestri consecutivi di crescita dei ricavi ‘anno su anno’, e nove trimestri consecutivi di margine operativo lordo Ebitda”. “A gennaio e febbraio 2020, la Società ha messo a segno, rispettivamente, un aumento del 6% e dell’8% delle proprie entrate globali, in massima parte derivanti dai ricavi nel noleggio auto USA”.

Come Hertz ha risposto all’emergenza sanitaria

Particolarmente colpito dalla drastica diminuzione dei viaggi, in particolar modo dai noleggi aeroportuali, nonché dal “congelamento” del comparto automotive, il Gruppo – presente in nord America anche con i propri “brand” Dollar, Thrifty e Firefly – ha “Iniziato rapidamente una serie di manovre di adeguamento”:

  • riduzione dei livelli pianificati delle flotte di veicoli, attraverso programmi di rivendita ed annullamento di nuove ordinazioni
  • consolidamento delle attività di noleggio al di fuori degli aeroporti
  • differimento delle spese in conto capitale
  • riduzione delle spese di marketing e riduzione (attraverso programmi di licenziamento temporaneo o sospensione) dei contratti di lavoro di 20.000 propri dipendenti, cioè circa il 50% della propria forza lavoro globale.

“Hertz – prosegue il comunicato – si è impegnata attivamente con molti dei principali creditori per ridurre temporaneamente i pagamenti richiesti nell’ambito del contratto di locazione dei veicoli alla Società. Sebbene Hertz abbia negoziato uno sgravio a breve termine, non è stata in grado di assicurarsi accordi su uno spettro temporale più ampio. Hertz ha inoltre chiesto assistenza al Governo degli Stati Uniti, tuttavia l’accesso ai finanziamenti per l’industria automobilistica a noleggio non è diventato disponibile”.

Incognita per il futuro

“Permangono incertezze su quando torneranno le entrate e quando il mercato delle auto usate riaprirà completamente per le vendite, il che ha reso necessaria l’azione di oggi – specifica il comunicato – La riorganizzazione finanziaria fornirà a Hertz un percorso verso una struttura finanziaria più solida volta a riposizionare al meglio la Società per il futuro”. Le attività, dunque, saranno portate avanti; almeno, questo è l’intendimento da parte di Hertz, sebbene – come specificato nella nota stampa – a pesare sui mesi a venire sono le notevoli incognite legate al core business della società: l’autonoleggio, soprattutto, e anche la filiera dell’usato. Occorre altresì tenere presente che negli Stati Uniti la situazione dell’emergenza sanitaria è particolarmente grave, ed il programma di riapertura presentato dalla Casa Bianca – un graduale allentamento delle misure di distanziamento sociale dopo quattordici giorni di calo costante dei contagi – vede il presidente Donald Trump “spingere” sui governatori degli Stati affinché questi diano la parola “fine” al lockdown. Molto è tuttavia funzionale ai comportamenti individuali delle persone, soprattutto indossare la mascherina o mantenere le distanze di sicurezza interpersonali.

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