Fca-Psa: la fusione sarà conclusa entro 14 mesi

Intervenuto a Bruxelle quale neo-presidente Acea, l’Ad Fca Mike Manley punta i riflettori sul futuro del comparto: serve sostegno dalla UE.

Che la “big Alliance” tra Fca e Psa rappresenti un capitolo epocale nella storia dell’industria dell’auto è un fatto assodato, tante e tali sono le sfide che entrambi i “big player” si preparano a dover affrontare. Del resto, l’operazione – che conferma l’assunto secondo il quale “l’unione fa la forza”, e concretizza un’idea che Sergio Marchionne aveva già a suo tempo vaticinato –  è tanto complessa quanto delicata: in ballo ci sono decine di miliardi di investimenti, migliaia di dipendenti; e un futuro che, nell’ottica della generale corsa all’elettrificazione, all’attenzione verso le economie di scala, allo sviluppo dei sistemi hi-tech (leggi: ausili di guida autonoma), e verso cui le Case costruttrici dovranno guardare anche nel rispetto dei limiti alle emissioni la cui prima “tranche” richiede 95 g/km di CO2 nella media della produzione per ogni Costruttore, in poche altre epoche nella ultracentenaria storia industriale dell’automobile è apparso altrettanto articolato e complesso. Ragione per cui, l’operatività della fusione Fca-Psa è da affrontare con determinazione, sì, tuttavia con la dovuta calma. Ragionando in un’ottica di calendario, Mike Manley indica fra 12 e 14 mesi il completamento dell’iter di alleanza al quale lo scorso 18 dicembre, con la firma dell’accordo di programma, era stato ufficialmente dato il “via”.

Ci vuole tempo

In pratica, se un mese fa le due parti hanno “fatto le pubblicazioni”, per la celebrazione del matrimonio bisognerà attendere almeno la fine di quest’anno. Con la possibilità che si arrivi all’inizio del 2021. “Non c’è alcun ritardo: il fatto è che ci vuole soltanto un po’ di tempo”, ha osservato Mike Manley, durante un suo intervento in una conferenza stampa Acea (l’Associazione europea che raggruppa le Case costruttrici di autoveicoli, della quale il 55enne top manager inglese è stato nelle scorse settimane nominato presidente) che si è tenuta nelle scorse ore a Bruxelles. La fusione Fca-Psa, finora nello step dell’accordo vincolante siglato lo scorso dicembre e che mette sul tavolo una transazione da 50 miliardi di euro, porterà alla nascita del quarto Gruppo automobilistico al mondo. Riguardo alle sinergie derivanti dalla nuova alleanza, queste deriveranno dalle piattaforme che verranno condivise, dal maggiore volume di produzione sulle medesime piattaforme, e dall’ottimizzazione degli acquisti. Non si prevedono ripercussioni sugli stabilimenti.

Auto elettriche: quale futuro per l’occupazione?

Sui taccuini delle priorità, da parte delle principali Case costruttrici (dunque, ovviamente, anche Fca – il cui ad Manley è adesso anche presidente Acea – e Psa) ci sono questioni altrettanto di primissimo piano in un’ottica futura. Il riferimento, in questo senso, è tutto verso l’evoluzione delle strategie dei Costruttori verso il passaggio alla mobilità elettrificata, ed all’auto elettrica in particolare. Per caratteristiche di engineering, i sistemi powertrain che equipaggiano i veicoli “zero emission” possiedono meno componenti rispetto ai convenzionali motori a benzina o diesel. Di più: avviene, osserva Manley, che l’assemblaggio dei gruppi di propulsione elettrica sia meno complesso. La prospettiva, seguendo l’attuale situazione, potrebbe essere di un significativo impatto sull’occupazione nell’intero comparto automotive, vale a dire tanto nella filiera di produzione quanto nell’indotto. Stando così le cose, potrebbe nel tempo verificarsi una dispersione di forza lavoro. Manley, riferisce una news pubblicata dal Corriere della Sera, afferma di avere già visto “Qualche rapporto in Europa, dove si prevede il potenziale impatto sul totale dei posti di lavoro: è molto significativo”.

2020: vendite in calo

Nel frattempo, il numero uno di Fca stima che, alla fine di quest’anno, le vendite in Europa potrebbero subire una diminuzione, preventivata al 2%: se ciò dovesse verificarsi, rappresenterebbe la prima contrazione del comparto nei Paesi UE dopo sei anni di costante crescita. Una condizione che, secondo molti esperti, andrebbe ad anticipare un futuro trend economico: un calo nelle vendite di autoveicoli potrebbe dunque non rappresentare un segnale ottimista per l’asset economico europeo. Anche per questo, Manley punta, quale neo-presidente Acea, a mantenere tanto i mezzi di trasporto su strada che (in senso più ampio) la mobilità, alla portata di tutti, “A prescindere da dove si risieda così come dai propri mezzi finanziari”. La questione è: come affrontare le sfide che nascono dal rispetto per l’ambiente senza incidere, come accennato, su produzione e occupazione? “Dal punto di vista ambientale, una nuova era di trasporti su strada carbon-neutral è possibile; con un approccio olistico, insieme potremo arrivarci entro il 2050”. Tuttavia, questo traguardo presuppone una necessità: “Molte cose dovranno cambiare nei prossimi decenni”.

Il “decalogo” sul Green Deal europeo

A questo proposito, a fronte delle questioni poste dalla Commissione europea relativamente alle strategie di sostenibilità a lungo termine (il “Green Deal” presentato a dicembre 2019 dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von del Leyen, che si prefigge entro il 2030 un primo taglio del 50% alle emissioni di gas serra in rapporto al 1990; e, in proiezione 2050, la completa neutralità climatica), Mike Manley, in qualità di rappresentante delle Case costruttrici europee, illustra una strategia di settore: 10 punti che, in estrema sintesi, chiedono a Bruxelles maggiore flessibilità, non imponendo tecnologie esclusivamente per determinati segmenti di produzione e, nello stesso tempo, impedire che localmente si pongano in essere politiche di divieto verso tecnologie che possano produrre un miglioramento alle emissioni di CO2. In più, è da considerare una condivisione degli impegni. Ovvero: le Case costruttrici mantengono i propri obiettivi di miglioramento dell’efficienza nei sistemi di propulsione e di ricerca verso soluzioni di alimentazione alternative a quelle provenienti da fonti fossili; “in cambio”, si chiedono rapide realizzazioni ed attivazioni di infrastrutture dedicate. E ciò varrebbe per l’evoluzione dell’auto elettrica così come per le tecnologie di alimentazione fuel cell. In buona sostanza: la fase di transizione verso un comparto dell’auto sempre più eco friendly comporterà giocoforza dei costi: l’Unione Europea dovrà essere sensibile a questa “voce”, anche con la realizzazione di progetti di qualificazione e riqualificazione professionale. Riassumendo il tutto: è essenziale, osserva Manley, che il Green Deal UE possa rivelarsi uno strumento utile a rinforzare la il settore dell’auto e la competitività.

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