Fca: il Fisco italiano contesta il valore di Chrysler nella fusione

Un “lancio” Bloomberg riporta che Fca avrebbe “rimpicciolito” di 5,1 miliardi il valore della parte americana per completare l’acquisizione e pagare meno di exit tax.

Una nuova bufera fiscale potrebbe abbattersi su Fca, in queste settimane già al centro di un contenzioso con General Motors (GM ha, di recente, presentato ai tribunali USA un ricorso nei confronti del Gruppo italo-americano ed il Sindacato metalmeccanici Uaw); e, per inciso, proprio nella delicata fase in cui Fca prepara il terreno per la fusione con Psa Groupe, destinata a creare il quarto “big Group” automobilistico mondiale.

Chrysler sottostimata al momento dell’acquisizione?

Secondo quanto riportato in queste ore da un “lancio” Bloomberg, l’Agenzia delle Entrate contesta ad Fca una sottostima nell’ordine di 5,1 miliardi di euro del valore di Chrysler, in ordine all’acquisizione, avviata nell’autunno 2014, dei “brand” americani. L’agenzia stampa indica che, in quella fase, il Fisco aveva valutato le componenti americane di Fca (ovvero la stessa Chrysler, più Jeep, Dodge e Ram) per circa 12,5 miliardi, contro 7,5 miliardi dichiarati da consulenti di Fiat-Crysler Automobiles. Terminata la ristrutturazione della holding (l’iter si è protratto per cinque anni) era stata creata l’attuale composizione societaria, la cui sede legale è in Olanda e la sede fiscale è nel Regno Unito.

Gli arretrati potrebbero ammontare ad oltre 1 miliardo

In questa fase potrebbe risiedere il nocciolo della questione: conseguentemente all’avvenuto trasferimento della sede in Olanda, Fca aveva dovuto pagare la “exit tax”, cioè la tassazione applicata dall’Agenzia delle Entrate sulle plusvalenze che vengono a generarsi nel caso in cui le società italiane spostino le rispettive attività oltre confine. L’aliquota in vigore all’epoca era di circa il 27,5%, da calcolare su un valore Chrysler, che sarebbe stato dichiarato da Fca, di 7,5 miliardi; Bloomberg riporta, invece, che l’Agenzia delle Entrate avrebbe in quella fase valutato Chrysler per circa 12,5 miliardi di euro. Se la contestazione nei confronti di Fca dovesse trovare conferma, la holding italo-americana potrebbe dover pagare al Fisco arretrati per circa 1,3 miliardi di euro. Cifra da prendere con il beneficio d’inventario, in quanto le trattative con la stessa Agenzia delle Entrate potrebbero ridurne considerevolmente l’importo.

Mentre si attende una nota ufficiale da parte di Fca (diverse fonti Web riportano, in ogni caso, che già in occasione della conference call del 31 ottobre scorso sui risultati del terzo trimestre 2019 i vertici Fiat-Chrysler avevano segnalato il contenzioso), i riflettori vengono puntati sulla fusione con Psa Groupe, atto industriale fra i più importanti dell’ultimo scorcio di quest’anno. La stessa Bloomberg pubblica che la notizia potrebbe non incidere negativamente sugli accordi, proprio in quanto la vertenza era già stata resa nota nella trimestrale.

I Video di Motori.it

Maserati: il motore elettrico anticipato da un video

Altri contenuti