Auto e Moto d’Epoca 2019: le barchette Ferrari

“Le Rosse in abito da corsa” racconta settant’anni di design “barchetta”: dalla 166 MM del 1950 che fu di Gianni Agnelli alle nuove SP1 ed SP2 Monza.

Gli appassionati ben conoscono la particolare costruzione delle carrozzerie “tipo barchetta”: decisamente sportive, anche perché concepite – sulla base di precisi dettami tecnici improntati a leggerezza e semplicità di realizzazione – nell’immediato dopoguerra per le vetture da destinare principalmente alle competizioni, divennero immediatamente sinonimo di “auto da corsa all’italiana”, e contribuirono a creare la fortuna di molte Carrozzerie, che nei processi di lavorazione per lo più artigianale profusero l’arte del modellare i metalli (spesso alluminio) su forme “pulite”, aerodinamiche, concettualmente esatte per gli impieghi ai quali le vetture su cui erano montate venivano ideate. Si tratta, per questo, di veri e propri capolavori di design, più che di styling, tuttora considerati – e con ragione – opere d’arte.

“Un certo” Gianni Agnelli…

Alla fama mondiale delle vetture “barchetta” molto si deve a Ferrari; anzi, il termine “barchetta” è nato insieme alla leggendaria 166 MM, che esordì al Salone di Torino del 1948 e, successivamente, sarebbe stata prodotta in 47 esemplari fino al 1953. A coniare il nomignolo, che individua esattamente ed immediatamente la particolare forma del corpo vettura, fu Gianni Agnelli, che rimase colpito dalle forme della vettura proprio in occasione del “vernissage” torinese, tanto da ordinarne una, che la Carrozzeria Touring allestì con specifiche richieste dallo stesso futuro “Avvocato” (un vezzo, questo dei “modelli unici”, che egli non avrebbe più abbandonato).

La 166 MM che fu dell’”Avvocato”

La Ferrari 166 MM Touring del 1950 che fu di Gianni Agnelli è, in questi giorni ed insieme ad altre “specialissime” di Maranello, fra le protagoniste in esposizione ad Auto e Moto d’Epoca 2019. La rassegna di Fiera di Padova, che apre oggi al grande pubblico per concludersi domenica 27 ottobre, pone sotto i propri riflettori un’antologia di modelli Ferrari fra i più esclusivi nella ultrasettantennale storia del “Cavallino”. L’appuntamento, per gli enthusiast, è al Padiglione 3 del complesso fieristico di Padova, presso l’Arena ACI.

Un’antologia che sa di sport e design come poche

Individuarle non è difficile: le “Rosse in abito da corsa” (questo il titolo della retrospettiva) fanno splendida mostra di se, pronte a lasciarsi ammirare: oltre alla 166 MM – che, fra l’altro, dopo essere “emigrata” in Belgio dove il celebre Olivier Gendebien la portò più volte in gara, successivamente essere acquistata da Jacques Swaters (grande collezionista Ferrari e “patron” della storia Ecurie Francorchamps, venne esposta al MoMa di New York – in esposizione ci sono, nell’ordine, una delle due unità di Ferrari 340 MM allestite nel 1953 dalla carrozzeria torinese Vignale (e, ricordiamo, proprio in questo allestimento trionfò alla Mille Miglia del 1953 con alla guida il “pilota in doppio petto” Giannino Marzotto), una Ferrari 375 MM Pininfarina (tecnicamente una “evoluzione biposto” della 375 F1 che era stata impiegata nella stagione 1951 del campionato mondiale di F1 e, con Froilàn Gonzales, aveva regalato al GP di Silverstone la prima vittoria a Ferrari), uno dei quattro esemplari di Ferrari 857 S costruiti nel 1955 (vettura che, anziché in Europa, riscosse i maggiori successi sportivi oltreoceano), una Ferrari 500 Mondial anch’essa del 1955 (la prima “quattro cilindri” – motore frutto della “matita” di Aurelio Lampredi – a carrozzeria biposto Sport, prodotta in 31 esemplari e rimasta per molto tempo fra i modelli più competitivi nella categoria Sport fino a 2 litri), una Ferrari 750 Monza sempre del 1955 (dall’impostazione tecnica derivante dalla 500 Mondial e che Scaglietti modellò con una sezione frontale particolarmente bassa, caratteristica che anticipò di qualche anno la fantascientifica 250 GTO); e ancora, passando per una Ferrari 550 Barchetta – modello realizzato nel 2000 da Pininfarina per celebrare i settant’anni dell’Atelier torinese e per rimarcare, proprio in concomitanza con l’inizio del nuovo Millennio, il ritorno del design “barchetta” a Maranello -, le recentissime SP1 ed SP2 Monza, che nel 2018 hnnoa inaugurato la nuova famiglia “Icona”, gamma di modelli dalle caratteristiche tecniche “new gen” e dall’immagine volutamente neo rétro. “Barchetta”, appunto: a dimostrazione che il trascorrere degli anni non cancella, ma aggiorna i simboli del grande design italiano.

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