Formula 1: cosa c’è dietro la sconfitta di Monza

Voci di mercato pressione alle stelle e la consapevolezza di poter perdere un mondiale da vincere.

Formula 1: cosa c’è dietro la sconfitta di Monza

Tutto su: Ferrari

di Valerio Verdone

04 settembre 2018

Doveva essere il Gran Premio della consacrazione della superiorità Ferrari, il trionfo casalingo che tutti aspettavamo con trepidazione, e invece quella di Monza è stata la gara simbolo del momento no del team di Maranello. Ma cosa c’è dietro alla questa sconfitta che pesa come un macigno e potrebbe condizionare in maniera pesante un mondiale da vincere?

La Ferrari ha la monoposto migliore, su questo non ci sono dubbi, e solamente l’estro di un Hamilton in stato di grazia è riuscito a mascherare il gap della Mercedes fino ad ora. Poi c’è un Sebastian Vettel che non riesce ad essere perfetto, che sente la pressione come un debuttante e compie un errore di frustrazione quando ormai Hamilton è in vantaggio.

Un errore che potrebbe essergli fatale a fine campionato, e che comunque ha consentito all’inglese di allungare in classifica proprio quando era destinato a perdere altri punti. Segno che manca quell’armonia di base tanto ostentata l’anno scorso proprio quando Vettel aveva caldeggiato il prolungamento di contratto di Raikkonen.

Quel prolungamento che in molti, forse anche lo stesso Iceman, si aspettavano a Monza e che ancora non è arrivato, per cui questa mancanza avrebbe potuto spingere il pilota finlandese a mostrare ancora di più le sue potenzialità cercando una vittoria che non è arrivata proprio per il gioco di squadra invece messo in atto dalla Mercedes.

Forse, c’è proprio questo malcontento dietro alla decisione di Raikkonen di non favorire Vettel alla prima staccata, una situazione nella quale Bottas avrebbe rischiato di andare lungo pur di far passare Hamilton. D’accordo, i giochi di squadra non piacciono ad Arrivabene, ma allora perché in altre occasioni sono stati attuati?

A Monza la posta in palio era troppo alta per lasciare libero arbitrio a tutti e due i piloti, e la Mercedes lo ha dimostrato con Bottas che ha rallentato Kimi fino a che le gomme non hanno costretto Iceman a perdere terreno da Hamilton.

E poi ci sono precedenti illustri come quelli di Alonso su Massa o di Schumacher su Barrichello, per cui c’è stato un errore di valutazione che alla Ferrari potrebbe costare caro. E anche a Vettel, che non gradiva l’arrivo di Ricciardo, ma l’anno prossimo potrebbe trovarsi in Casa un giovane dal talento cristallino come Leclerc, già sotto contratto con la Ferrari, per cui disponibile ad un costo molto più basso rispetto a quello di Raikkonen e a quello di un pilota esperto e veloce come poteva essere lo stesso Ricciardo.

Ma il punto è un altro, se la situazione di Raikkonen non sarà definita al più presto, o peggio, se fosse lasciata in sospeso per troppo tempo, lo stesso Iceman potrebbe essere poco incline a mettersi da parte in favore di Vettel come ha dimostrato a Monza. Certo, Iceman è un grande professionista ma ha dimostrato di poter dire la sua al pari di Vettel quando non corre da scudiero, per cui potrebbe diventare il primo avversario per il tedesco soprattutto ora che le voci sull’arrivo di Leclerc si fanno sempre più insistenti.

Mancano ancora 7 gare alla fine, e tutto può ancora succedere, anche se 30 punti da recuperare nella classifica piloti e 25 punti in quella costruttori sono tanti, soprattutto se la Mercedes ha migliorato la gestione delle gomme. Sette appuntamenti per Vettel per potersi riscattare e per non trasformare una splendida occasione in una cocente delusione.