Ride hailing: Uber acquisisce Careem per 3,1 mld di dollari

Ampliare il proprio bacino di utenti in medio oriente, sfruttare le figure di primo piano che detengono quote capitale della concorrente e quotarsi in Borsa: operazione epocale per il colosso hi-tech.

L’obiettivo è chiaro: ampliare il proprio raggio d’azione in uno dei mercati-chiave mondiali quanto a prospettive di sviluppo hi-tech, dare vita – attraverso una mirata operazione di fusione – al controllo di una realtà che fra gli altri annovera Daimler AG fra i propri stakeholders, e ricapitalizzarsi, in ordine del proprio imminente ingresso in Borsa. Nasce da queste finalità l’agreement siglato in queste ore fra il colosso statunitense del ride-hailing Uber e la concorrente mediorientale Careem, finalizzato all’acquisizione di quest’ultima ed alla nascita di un mega player globale per i servizi di trasporto a chiamata; oltre che, va detto, a mettere la parola fine ad un lungo testa a testa che si è protratto fra le due parti per accaparrarsi l’area geografica del medio oriente: un bacino da 400 milioni di abitanti altamente tecnologico, caratterizzato da un’età media della popolazione piuttosto bassa e, di conseguenza, potenzialmente favorevole all’ulteriore sviluppo di start-up (settore nel quale è già presente un buon numero di imprese), così come dei nuovi servizi alla mobilità gestibili mediante App per device mobili.

L’acquisizione di Careem da parte di Uber era stata avanzata, nei giorni scorsi, da una serie di “rumors” di anteprima: alle indiscrezioni si attendeva la conferma, arrivata appunto in queste ore insieme alle cifre-monstre di accordo. La firma siglata dai vertici di entrambe le società è nell’ordine di 3,1 miliardi di dollari (corrispondenti a circa 2,7 miliardi di euro). Un importo che la dice lunga sul valore dei giganti del ride-hailing, e che – come accennato – rinnova la volontà, da parte del gigante californiano, di espandersi su scala mondiale: un deciso “giro di vite” rispetto ai recenti annunci di riposizionamento della propria presenza nel mondo, ed in particolare in alcuni dei Paesi che possono opporvi la concorrenza più elevata, quali Cina, Russia e Asia-Pacifico. Per farlo, i vertici di Uber hanno dato vita ad una scalata epocale: quella, cioè, nei confronti di una società che in pochi anni (venne fondata nel 2012 a Dubai, da Mudassir Sheikha e Magnus Olsson, entrambi già in forza alla multinazionale di consulenza strategica McKinsey & Company) è cresciuta fino ad assurgere ad un ruolo di leader nei mercati del medio oriente, dove è presente in più di 80 città distribuite in 15 Paesi. Per converso, Uber conta su una incidenza inferiore per diffusione territoriale, tuttavia – escludendo l’Arabia Saudita – in rapporto a Careem conta su più utenti medi mensili e download delle App di utilizzo dei propri servizi. La società di Dubai, dal canto suo, annovera fra i propri azionisti e finanziatori Rakuten (multinazionale giapponese specializzata nell’e-commerce e nei servizi multimediali), la big company nel settore degli investimenti Kingdom Holding del principe saudita al-Walīd bin Ṭalāl e Daimler AG.

Cifre alla mano, per l’acquisizione di Careem Uber – che punta al raggiungimento del miliardo di utenti a livello mondiale – mette sul tavolo un totale di 3,1 miliardi di dollari, che verranno suddivisi fra una parte “in contanti” (1,2 mld) e obbligazioni convertibili (i restanti 1,7 mld) in azioni da 55 dollari. Il prossimo traguardo per Uber è la quotazione a Wall Street: una fase che gli analisti attendono da tempo per il futuro delle hi-tech company, tenuto conto del fatto che anche Lyft sta per effettuare il proprio ingresso nel mercato dei titoli.

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