Aston Martin: ipotesi di quotazione in Borsa?

Il successo di Vantage e DB11, il crossover DBX atteso nel 2019 e il completamento del turn-around dopo sei anni in chiaroscuro potrebbero essere all’origine di un nuovo futuro finanziario per Gaydon.

Quanto vale Aston Martin? Secondo una recente stima, fra 2 e 3 miliardi di sterline. è quanto viene indicato da alcune fonti interne al marchio di Gaydon, che secondo un “lancio” dell’agenzia Reuters potrebbe prepararsi ad essere quotata in Borsa oppure ad essere soggetta ad una IPO (offerta pubblica iniziale), per aprirsi ad un più ampio ventaglio di investitori.

Aston Martin è, dal 2012, nelle mani del fondo di private equity Investindustrial della famiglia italiana Bonomi che insieme ad un pool di investitori del Kuwait detiene oltre il 90% delle quote: la banca d’investimento Lazard sarebbe stata incaricata dai soggetti proprietari per valutarne la quotazione su un mercato regolamentato. La IPO, stando ad alcuni rumors captati dal Web, potrebbe essere avviata nel terzo o nel quarto trimestre del 2018; tuttavia, potrebbe anche avvenire una vendita. Al momento, dunque, non c’è alcuna decisione definitiva: ciò potrebbe tradursi nel prosieguo del controllo da parte della attuale proprietà, e dunque in un “imminente” ingresso di Aston Martin nei listini di Borsa.

Il condizionale, tuttavia, resta d’obbligo: a questo proposito, Automotive News indica che la stessa Investindustrial non rilascia alcun commento; bocche cucite anche nei “piani alti” di Gaydon e negli uffici Lazard. Ricordiamo che cinque anni fa il fondo di private equity di Bonomi acquisì il 37% delle quote Aston Martin: nei giorni scorsi, Investindustrial avrebbe negato di essere in una fase avanzata di trattative per un eventuale aumento della propria partecipazione al 50% con l’acquisizione di altri soggetti. Dal canto loro, gli investitori kuwaitiani detengono attualmente il 54,5% di Gaydon; un 5% residuo è nelle mani di Daimler-Benz, sulla scorta dell’accordo (dicembre 2013) sottoscritto fra Aston Martin e AMG per la fornitura dei gruppi propulsori (motori V8 e complessi trasmissione) da parte della factory di Affalterbach a Gaydon, e che sarebbe confluito – da un punto di vista finanziario – nella progressiva acquisizione fino al 5% di quote azionarie Aston Martin.

Il futuro della storica azienda di Gaydon potrebbe, in un programma a brevissimo termine, essere dunque equiparato a quanto avvenuto in un recente passato con Ferrari: un passaggio finanziario fondamentale per le strategie di marchio, che – in virtù di una massiccia domanda di investitori – culminò nel 2015 con il debutto del “Cavallino” nei listini di Wall Street.

Aston Martin, dopo un periodo in chiaroscuro, è attualmente in una delicata fase di turn-around (un processo che, secondo quanto osservato in tempi recenti dall’amministratore delegato Andy Palmer potrebbe concludersi nel 2022), con l’obiettivo di riportare l’azienda di Gaydon in pieno attivo dopo alcuni anni in “rosso”.

Dalla recente presentazione della nuova Vantage (in pochi giorni, già ordinato l’80% di produzione del primo anno) e sulla scorta del successo iniziale ottenuto da DB11 (il modello sviluppato in partnership con Daimler-Benz e che avrebbe contribuito in larga misura a fare registrare un +75% di vendite nel primo trimestre di quest’anno, poi stabilizzatosi in un +65% con 3.300 unità vendute nei primi nove mesi del 2017), si attende da parte degli uffici amministrativi di Gaydon la pubblicazione del primo esercizio in profitto dal 2010: alcune fonti Web indicano un utile operativo nell’ordine di 128 milioni di sterline ed un fatturato di oltre 840 milioni di sterline.

È altresì da considerare, a ulteriore “boost” nelle vendite per Aston Martin, il prossimo debutto sul mercato del crossover DBX, atteso nel 2019 e che sarà prodotto in un nuovo stabilimento nel Galles.

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