Malya: nasce l’e-car italiana a biometano firmata Umberto Palermo
La mobilità urbana italiana prova a ritagliarsi uno spazio alternativo nel panorama europeo con Malya, il nuovo progetto sviluppato da Umberto Palermo Design insieme a Federmetano e Reinova. Non si tratta della classica city car elettrica, ma di una vettura compatta che punta sul principio della “neutralità tecnologica”, combinando propulsione elettrica e alimentazione a biometano.
Il progetto nasce all’interno dell’universo Mole Urbana e punta a creare un modello produttivo diverso rispetto a quello tradizionale dell’industria automotive. L’idea è quella di sviluppare una piccola auto urbana sostenibile, semplice da produrre e adatta sia agli spostamenti cittadini sia a quelli suburbani.
Presentata per la prima volta in forma embrionale nel novembre 2025 a Orbassano, Malya rappresenta uno dei tentativi più concreti di rilanciare una filiera italiana dedicata alla micro mobilità avanzata.
Malya punta su elettrico e biometano
Il cuore del progetto è una piattaforma elettrica con possibile configurazione range extender alimentata a biometano o metano. In pratica, la vettura può funzionare come un’elettrica tradizionale ma con il supporto di un piccolo motore termico incaricato di ricaricare la batteria durante la marcia.
Una soluzione tecnica che permette di ridurre l’ansia da autonomia senza rinunciare ai vantaggi della trazione elettrica. È un approccio diverso rispetto alle classiche city car EV, soprattutto in un mercato dove molti costruttori stanno riconsiderando le strategie legate all’elettrificazione totale.
Secondo i promotori del progetto, il punto di forza sarà proprio la flessibilità energetica. Il biometano, infatti, viene considerato una possibile alternativa sostenibile grazie alla rete distributiva italiana già molto sviluppata.
Federmetano sottolinea come in Italia esista già una delle infrastrutture più capillari d’Europa per il rifornimento di gas naturale compresso e liquefatto, con la possibilità di utilizzare anche biometano 100% rinnovabile.
Inoltre si guarda anche a possibili soluzioni di rifornimento domestico, un elemento che potrebbe rendere l’auto interessante soprattutto per chi vive fuori dai grandi centri urbani o non dispone facilmente di colonnine pubbliche.
Dimensioni compatte e produzione semplificata
La nuova Malya sarà lunga meno di quattro metri ma promette di ospitare fino a cinque persone. Un dettaglio importante perché molte microcar urbane sacrificano spesso abitabilità e praticità.
Il progetto cerca invece di mantenere un equilibrio tra dimensioni contenute e utilizzo quotidiano reale. Non a caso si parla apertamente di mobilità urbana e suburbana, quindi non soltanto di piccoli spostamenti cittadini.
Anche la struttura tecnica segue una filosofia molto precisa. La vettura utilizzerà un telaio in tubolari d’acciaio inox con elementi in alluminio, una soluzione pensata per semplificare la produzione e ridurre la necessità di costosi stampi industriali.
Dietro questa scelta c’è il concetto di nanofactory, ovvero piccoli poli produttivi flessibili capaci di realizzare veicoli in modo più sostenibile e con investimenti inferiori rispetto alle grandi fabbriche tradizionali.
Secondo Umberto Palermo, Malya vuole dimostrare che in Italia è ancora possibile costruire automobili attraverso modelli produttivi alternativi, più agili e orientati a mercati specifici.
Reinova svilupperà il powertrain
Un ruolo centrale nello sviluppo tecnico sarà affidato a Reinova, azienda specializzata nell’innovazione automotive e nelle tecnologie elettriche. La società lavorerà sia sull’hardware sia sul software del powertrain elettrico con range extender. L’obiettivo è creare una piattaforma moderna ma allo stesso tempo semplice da industrializzare. Per Reinova il progetto rappresenta anche un’opportunità per valorizzare competenze italiane nel settore automotive in una fase di forte trasformazione tecnologica del mercato europeo.
Naturalmente, al momento Malya resta ancora un concept in evoluzione e non sono stati comunicati dettagli definitivi su autonomia, potenza o tempistiche di commercializzazione. Tuttavia il progetto mostra una direzione interessante: invece di puntare esclusivamente sull’elettrico puro, cerca di integrare più tecnologie per adattarsi meglio alle esigenze reali della mobilità quotidiana.
In un mercato dove molti costruttori stanno rallentando i piani EV più aggressivi, la scelta di combinare elettrico e biometano potrebbe diventare una strada alternativa da osservare con attenzione nei prossimi anni.
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