La Bugatti dimenticata nel Lago Maggiore: riemersa dopo 70 anni
Ci sono automobili che diventano leggenda per le vittorie conquistate in pista, altre per il loro valore economico o per la rarità. Poi esistono casi unici, vicende talmente insolite da sembrare inventate. È il caso di una Bugatti Tipo 22 del 1925, rimasta per oltre settant’anni sul fondo del Lago Maggiore prima di essere recuperata e trasformata in uno dei reperti automobilistici più affascinanti mai emersi dalle acque europee.
La storia attraversa decenni, confini nazionali e decisioni che oggi apparirebbero impensabili. Un racconto che inizia negli anni Trenta e si conclude soltanto nel 2009, quando il relitto della sportiva francese torna finalmente a rivedere la luce.
Una Bugatti abbandonata sulle rive del lago
Per anni attorno a questa vettura sono circolate numerose leggende. La più famosa raccontava che il pilota francese René Dreyfus avesse perso la Bugatti durante una partita a poker disputata a Parigi nei primi anni Trenta.
La realtà, però, sembra essere diversa. Secondo le ricostruzioni storiche più attendibili, la vettura venne acquistata regolarmente dall’architetto svizzero Marco Schmuklerski, che si trasferì ad Ascona, località affacciata sul Lago Maggiore.
La Bugatti Tipo 22 era una delle sportive più apprezzate dell’epoca. Prodotta negli anni Venti dalla casa fondata da Ettore Bugatti, rappresentava una delle interpretazioni più eleganti e prestazionali del concetto di automobile sportiva europea.
Tuttavia il destino della vettura cambiò improvvisamente nel 1937. Schmuklerski lasciò la Svizzera e abbandonò l’auto senza aver mai regolarizzato il pagamento delle tasse d’importazione previste dalla normativa locale.
Una soluzione oggi impensabile
A quel punto le autorità svizzere si trovarono davanti a un problema burocratico e pratico. L’automobile era stata confiscata, ma demolirla avrebbe comportato dei costi.
La soluzione scelta appare oggi quasi surreale. Invece di procedere con la distruzione tradizionale del veicolo, venne deciso di liberarsene affondandolo nelle acque del Lago Maggiore.
La Bugatti finì così a circa 53 metri di profondità, dove sarebbe rimasta indisturbata per oltre sette decenni.
Negli anni successivi nessuno avrebbe potuto immaginare che quella decisione avrebbe trasformato l’auto in un autentico pezzo di storia sommersa. Il lago, infatti, divenne il suo rifugio permanente, preservandola in parte ma contribuendo allo stesso tempo a consumarne lentamente la struttura.
Da leggenda subacquea ad attrazione internazionale
Con il passare del tempo la presenza della Bugatti sul fondale divenne nota tra i subacquei della zona. Per decenni il relitto rappresentò una meta affascinante per gli appassionati di immersioni che riuscivano a raggiungere quella profondità.
La vettura, corrosa dall’acqua e dal tempo, assumeva un aspetto quasi spettrale. Il telaio e la carrozzeria continuavano a raccontare la propria storia, mentre il lago completava lentamente il lavoro iniziato decenni prima.
La fama della Bugatti sommersa crebbe progressivamente fino a trasformarla in una vera leggenda locale. Non era soltanto un’automobile perduta, ma una testimonianza unica di un’epoca ormai lontana.
Il recupero dopo oltre 70 anni
L’epilogo della vicenda arrivò nel 2009. Dopo oltre settant’anni trascorsi sul fondale del Lago Maggiore, la Bugatti Tipo 22 venne finalmente recuperata attraverso una complessa operazione di recupero subacqueo.
Le immagini della vettura riemersa fecero rapidamente il giro del mondo. Nonostante le condizioni inevitabilmente compromesse dalla lunga permanenza sott’acqua, il fascino del relitto risultava ancora intatto.
Una volta riportata in superficie, l’automobile attirò immediatamente l’attenzione di collezionisti e appassionati di tutto il mondo. Non si trattava più soltanto di una Bugatti storica, ma di un pezzo unico capace di raccontare una vicenda irripetibile.
Un relitto diventato oggetto da collezione
Poco tempo dopo il recupero, la vettura venne proposta all’asta. Ad aggiudicarsela fu il collezionista americano Peter Mullin, che la acquistò per oltre 260 mila euro.
La scelta più sorprendente riguardò il futuro dell’auto. Contrariamente a quanto accade normalmente con vetture storiche di questo valore, la Bugatti non venne restaurata.
Il nuovo proprietario decise infatti di conservarla esattamente nelle condizioni in cui era stata recuperata dal lago. Una decisione che ha permesso di preservare non soltanto l’automobile, ma anche la straordinaria storia che porta con sé.
Un pezzo di storia irripetibile
Oggi la Bugatti Tipo 22 del 1925 rappresenta molto più di una semplice auto d’epoca. È il simbolo di una vicenda che unisce automobilismo, storia, curiosità e persino un pizzico di mistero. Difficilmente una vettura può raccontare un’avventura simile: abbandonata, affondata, dimenticata per oltre settant’anni e infine riportata alla luce come un tesoro sommerso. Una storia che dimostra come, a volte, le leggende più incredibili del mondo dei motori siano anche quelle realmente accadute.
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