Fase 2: come cambia l’autocertificazione per chi viaggia

Si circola all’interno del proprio Comune e dei confini regionali. Serve comunque indicare i comprovati motivi per gli spostamenti.

L’apertura della attesissima “Fase 2” di recente indicata dal Governo quale primo concreto passo in avanti verso la ripresa delle attività in Italia dopo quasi due mesi di “lockdown” porta con se numerose novità. Fra queste, una serie di indicazioni funzionali agli spostamenti, che potranno essere effettuati all’interno del proprio Comune di residenza, così come nel territorio della regione – ma non al di fuori di esso – per i “comprovati motivi” che da settimane tutti gli italiani sono tenuti ad indicare nel modulo da presentare alle forze di polizia, insieme ad una copia del proprio documento di identità, nel caso di controllo stradale (ciò vale tanto se ci si trova alla guida di un veicolo, quanto nel caso in cui si circoli a piedi o a bordo di un mezzo pubblico). Si tratta dei ben noti “comprovati motivi”:

  • ragioni di salute
  • impegni di lavoro
  • motivi di necessità.

A quest’ultima “voce” appartiene anche l’indicazione di “visitare i propri cari”, anticipata in seguito alla conferenza stampa straordinaria del presidente del Consiglio Giuseppe Conte indetta nella serata di domenica 26 aprile 2020 e che preludeva alla stesura del Dpcm 26 aprile 2020 in materia di provvedimenti da adottare nel primo periodo di “Fase 2” (da lunedì 4 maggio a lunedì 18 maggio).

Arriverà una nuova autocertificazione?

Milioni di persone, in queste ore, si domandano se dovranno nuovamente armarsi di stampante per preparare un nuovo modulo di autodichiarazione (e, se ciò dovesse avvenire, sarebbe il quinto dall’inizio dello scorso marzo), che eventualmente contempli la nuova indicazione di “visita ai propri cari”. Secondo le più recenti indiscrezioni, il modulo per gli spostamenti dovrebbe restare immutato. Ovvero: si continuerà a fare riferimento all’ultima autocertificazione (in ordine di tempo) redatta lo scorso 26 marzo.

Si attende, in questo senso, il programma degli “aggiornamenti” al Dpcm 26 aprile 2020, in fase di esame. Nella mattinata di giovedì 20 aprile, una lunga informativa alla camera da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte non si è soffermata in modo particolare sulla questione legata al modulo dell’autocertificazione, se non per un rapido cenno nel quale il primo ministro ha tenuto a ribadire le modalità – come visto, già note agli italiani – relative agli spostamenti. I quali potranno, da lunedì 4 maggio, essere effettuati liberamente – sulla scorta, tuttavia, delle prescrizioni già adottate, che non cambieranno – fra Comune e Comune ed all’interno della regione di residenza. Appunto, specificando che ciò sarà dettato da ragioni di necessità, di salute e di lavoro. “Necessità” che, è utile ribadirlo, contemplerà tanto recarsi a fare la spesa o provvedere ad urgenze quotidiane, quanto far visita ai propri congiunti.

In attesa delle indicazioni dal Ministero dell’Interno

Dunque, un “nuovo” modulo di autocertificazione non sarebbe all’orizzonte. È tuttavia necessario attendere le disposizioni dal Viminale per avere ben chiaro il concetto di “congiunti” e “affetti stabili” da indicare fra le “necessità” dell’autodichiarazione. Non si richiederebbe, peraltro, l’indicazione delle generalità dei congiunti da andare a trovare. E questo per motivi di privacy.

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