Lavare l’auto al tempo del Coronavirus: si può andare all’autolavaggio? Regole e sanzioni

Senza giustificato motivo, chi circola è a rischio di sanzione amministrativa. Giustissimo. Ma gli autolavaggi possono restare aperti. Che fare?

Fino al prossimo 3 maggio, tutti a casa: il decreto “Chiudi Italia” della presidenza del Consiglio del 22 marzo scorso, ribadito dal Dpcm del 10 aprile nel quale le misure di contenimento alla diffusione dell’epidemia da Coronavirus sono state estese, parla chiaro. Sebbene un primo spiraglio di apertura sia in fase di sviluppo, almeno fino ai primi di maggio resteranno in vigore le prescrizioni, già disposte dal Dpcm del 9 marzo 2020, che impongono a chiunque di spostarsi dalla propria abitazione, o dal proprio domicilio, esclusivamente (e sempre avendo con se l’autodichiarazione) per “comprovati motivi”:

  • esigenze di lavoro
  • assoluta urgenza (“per trasferimenti in Comune diverso” come prevede l’art. 1, comma 1, lettera b9 del Dpcm del 22 marzo 2020)
  • situazione di necessità
  • motivi di salute.

Fra i provvedimenti che il Governo ha posto in essere, c’è (il riferimento, in questo senso, è al Dpcm 22 marzo 2020) l’elenco delle attività, indicate attraverso i codici Ateco – ovvero le classificazioni che identificano, sotto forma di sigle alfanumeriche, ogni mestiere e professione industriale, commerciale e dei servizi al pubblico -, che hanno avuto il permesso di poter tenere aperto anche nell’emergenza da Covid-19. Ne fanno parte gli autolavaggi, che al pari di altre attività che riguardano il comparto automotive (dalle officine alle carrozzerie, dai gommisti agli autoricambi) possono continuare la propria attività.

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Lavare l’auto in tempi di Coronavirus: si può, ma si rischia

Da qui nasce una sorta di “paradosso”: se è vero che, in linea teorica, è possibile effettuare il lavaggio alla propria autovettura, è altrettanto innegabile il fatto che, per effettuare questa operazione, sia necessario essere giustificati. Per intenderci, i “famosi” comprovati motivi senza i quali chiunque è a rischio di sanzione amministrativa, che va da un minimo di 400 euro (se viene fermato a piedi senza una motivazione valida) o 533 euro se è, appunto, alla guida di un veicolo. Il fatto, poi, che sia consentito pagare la multa ridotta del 30% entro 30 giorni dal verbale di notifica della contravvenzione (e nello stesso periodo si possa fare ricorso: occorre tuttavia mettere in conto che, qualora il ricorso in Prefettura sia respinto, ci si troverebbe a dover pagare una multa raddoppiata), non aggiunge chiarezza alla questione. Resta infatti da stabilire se la pulizia della propria autovettura (ma anche della moto o del furgone) sia da considerare come una necessità, oppure un semplice “diletto” che, quindi, rientra nei casi sanzionabili in quanto, come opportunamente indica in parole povere il legislatore, se ne può fare a meno e, se mai, attendere tempi più favorevoli per provvedere alla sospirata “toilette” al veicolo.

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La parola alle Associazioni di categoria

È recentissima, a questo proposito, una presa di posizione da parte delle Associazioni della filiera dell’autolavaggio: Assovalaggisti Confesercenti, insieme a Federlavaggi ed Ali Confcommercio, hanno nei giorni scorsi scritto una lettera al presidente del Consiglio ed ai ministri della Salute e dello Sviluppo Economico. Nel messaggio, i rappresentanti del settore richiamano l’attenzione sul ruolo (“Importante”) che la categoria svolge e può svolgere nell’attuale drammatica emergenza sanitaria; e, in particolare, nella cosiddetta “Fase 2”. Se, indica la lettera, le attività di autolavaggio – appunto: autorizzate a svolgere la loro funzione di servizio anche durante la lunga restrizione alla mobilità delle persone – offrono un servizio ai veicoli che possono circolare per far fronte alle necessità di tutti, “A maggior ragione possono e potranno rappresentare un presidio di pulizia utile a ridurre le occasioni di contaminazione da virus o altri batteri, in vista della nuova fase che il Paese si appresta ad affrontare”.

Anche gli autolavaggi aiutano a limitare i rischi di contagio?

Anche se non si tratta di attività “altamente specializzate” nell’offerta di veri e propri presidi igienizzanti, le “normali” attività di autolavaggio che vengono svolte nel rispetto di quanto previsto dai protocolli sanitari, “Rappresentano un’attività da da sostenere e valorizzare nel processo di pulizia e riduzione delle occasioni di diffusione di virus e batteri in genere”. Secondo Assolavaggisti Confesercenti, Federlavaggi e Ali Confcommercio, fra le misure adottate per limitare il più possibile il diffondersi del Coronavirus (sanificazione delle strade, dei luoghi pubblici, dei condomini e delle aziende), è di particolare importanza “Comunicare ai cittadini di provvedere ad una accurata pulizia degli esterni e degli interni dell’automobile e dei mezzi di trasporto allo scopo di ridurre le occasioni di contagio, soprattutto per chi fosse, per necessità, costretto ad utilizzare spesso il mezzo”.

Mantenere la propria auto pulita, dentro e fuori, può quindi essere vista come un’operazione utile a far fronte all’emergenza sanitaria: è del resto risaputo che il Covid-19 sembra “apprezzare” in modo particolare le superfici meno curate dal punto di vista della pulizia. Ciò vale tanto per la carrozzeria esterna, quanto (e soprattutto) per le parti del veicolo che vengono maggiormente a contatto con le mani: volante, plancia, maniglie porta, sedili, leva del cambio e del freno a mano, display infotainment.

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Si torna, tuttavia, sulla questione di partenza: senza una comprovata motivazione, chi durante un controllo sia stato “pizzicato” fuori casa, rischia una sanzione amministrativa. Neanche se, come fanno notare le Associazioni di categoria, stia – “nel rispetto delle prescrizioni di limitazione della circolazione, della distanza e delle norme di sicurezza” – provvedendo ad una operazione che potrebbe servire a limitare l’espandersi dell’emergenza sanitaria. Nella lettera inviata alla Presidenza del Consiglio, al Ministero della Salute e al Mise, i rappresentanti del settore autolavaggi chiedono che le autorità locali cui vengono affidate le attività di controllo e le Prefetture possano “Correggere le interpretazioni che hanno portato, fino ad oggi, alcune Autorità preposte ai controlli a scoraggiare, con sanzioni, gli automobilisti che si recavano presso le aree autolavaggio”.

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