Autostrade: Commissione UE verso l’istituzione di pedaggi sulla base delle emissioni di CO2

Penalizzare chi inquina di più, favorire la mobilità elettrificata, incentivare lo svecchiamento del parco circolante: i tre punti cardine della normativa approvata a Bruxelles e che dovrà essere recepita entro fine 2022 dagli Stati membri.

Da tempo, l’Unione Europea si adopera per diminuire l’età media del parco circolante e, in parallelo, “spingere” per l’evoluzione della mobilità eco friendly: le iniziative sono in questo senso numerose, e spesso adottate dalle amministrazioni locali tuttavia in relazione agli obiettivi “green” degli Accordi di Parigi sul clima. Dall’adozione di strumenti di incentivo all’acquisto di veicoli a basse (e del tutto assenti) emissioni di CO2 allo scarico, ai divieti di accesso alle aree urbane per i mezzi che inquinano di più e, per questi ultimi, il ricorso alla “Ecotassa” come avviene in Italia. Contestualmente, si pensa al (fondamentale) sviluppo delle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche, “conditio sine qua non” per l’evoluzione della mobilità sostenibile.

Mobilità: elemento-chiave per abbattere l’inquinamento

Del resto, che l’auto – o, in senso più ampio, la mobilità su ruote – sia considerata come cruciale in relazione all’inquinamento ambientale è un fatto noto, e lo dimostra la recente strategia per la mobilità sostenibile ed intelligente resa nota il 9 dicembre 2020 come parte del “Green Deal”: 82 progetti che compongono un piano di azione il cui obiettivo finale consiste nel giungere ad una concreta trasformazione “green” e digitale nel comparto dei trasporti in ambito comunitario (almeno 30 milioni di auto elettriche in circolazione sulle strade europee entro il 2030; via libera, entro il 2035, anche ai grandi aerei ad emissioni zero pronti ad entrare sul mercato; rendere, entro il 2050, quasi tutto il parco circolante ad emissioni zero e, nello stesso tempo, raddoppiare il traffico merci su ferrovia e rendere pienamente operativa la rete di trasporti transeuropea multimodale TEN-T in ordine alla definizione di collegamenti di trasporto sostenibili ed intelligenti).

La proposta da Bruxelles

Ultimo atto (in ordine di tempo) dei progetti comunitari rivolti alla circolazione più “virtuosa” dal punto di vista delle emissioni in ambito UE riguarda una normativa, approvata dalla Commissione Europea, che regolamenta gli importi dei pedaggi autostradali in funzione delle emissioni. In buona sostanza, più un veicolo inquina, più pagherebbe lungo le tratte ad alta percorrenza.

Nel dettaglio, la proposta – cui il massimo organo esecutivo di Bruxelles ha dato il proprio “disco verde”, e che passa all’esame delle singole amministrazioni nazionali -, già presentata nel 2018, punta i riflettori UE su un incentivo più ampio possibile all’utilizzo di veicoli a più basso impatto ambientale fra i Paesi dell’Unione.

Paga di più chi inquina di più

Tecnicamente, ad ogni Stato membro si concederebbe facoltà di applicare una tariffa maggiorata sul pagamento dei pedaggi autostradali per i veicoli più inquinanti, e viceversa degli sconti per quelli a basse emissioni. Una regolamentazione che evolverebbe quanto indicato, in tempi recenti, soltanto per i mezzi pesanti.

Evoluzione di una normativa del 2018 per i mezzi pesanti

Nel 2018, dal Parlamento Europeo era arrivata una sostanziale modifica ai pedaggi per il comparto Truck&Bus, secondo la quale era stata stabilita una regolamentazione delle tariffe autostradali più vicina alle modalità da sempre in vigore in Italia (ma anche in Francia, Croazia, Norvegia, Polonia, Spagna e Portogallo, Grecia), cioè sui km percorsi anziché sul sistema delle “vignette” in vigore in diversi Stati (fra i quali ci sono Austria, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia ed Ungheria e la Svizzera, sebbene quest’ultima faccia parte dei Paesi EFTA insieme a Norvegia, Islanda e Liechtenstein). In altri Paesi, invece, le autostrade sono gratuite (conosciutissimo è il caso della Germania, ma ci sono anche Belgio e Olanda, Lussemburgo e Danimarca).

Gli Stati UE dovranno adeguarsi entro fine 2022

Le indicazioni che riformavano i pedaggi per i mezzi pesanti a livello europeo sarebbero inizialmente dovute entrare in vigore nel 2023; a fasi successive, il provvedimento sarebbe stato esteso alle autovetture (dal 2026) ed ai veicoli commerciali leggeri (dal 2027). A quanto pare, i tempi indicati dalla Commissione Europea si restringono: entro la fine del 2022 si chiede agli Stati membri di recepire, in base allo studio del contesto nazionale, come e in quale modo adottare la direttiva, mediante la promulgazione di decreti ad hoc funzionali alle singole specificità.

Non è un obbligo

Più che un “obbligo” in senso stretto, ciò che è arrivato da Bruxelles va interpretato come una indicazione che di fatto autorizza le Nazioni dell’Unione Europea ad agire, con discrezionalità, nel quadro di un regolamento comunitario. L’importante, avvertono dalla Commissione, è il rispetto dei tempi: appunto, entro fine 2022: ciò per garantire omogeneità di recepimento ed evitare eventuali sanzioni.

Analogamente, per evitare fenomeni di concorrenza sleale, da parte della Commissione si è provveduto ad individuare alcune soglie-limite entro le quali gli Stati dovrebbero muoversi:

  • non più di 1.899 euro come quota massima di pedaggio autostradale annuo per i veicoli più inquinanti
  • non più di 855 euro la medesima “voce” per i veicoli a basse emissioni o elettrici
  • una riduzione fino al 75% delle tariffe per i veicoli che inquinano di meno
  • ulteriori misure di agevolazione per le auto elettriche.

Svecchiare il parco circolante

Si tratta, in buona sostanza, di un regolamento dalla doppia valenza: favorire la corsa all’elettrificazione, ed incentivare lo svecchiamento dei veicoli in circolazione. A questo proposito, è utile richiamare un recente studio, effettuato da ACEA (l’Associazione europea che raggruppa le Case costruttrici), dove è emerso, sulla base dei dati al 31 dicembre 2018, che l’età media degli autoveicoli in circolazione nei Paesi della Comunità Europea è di quasi 11 anni (per la precisione 10,8 anni) per le autovetture, 10,9 anni per i veicoli commerciali leggeri (furgoni), 12,4 anni per i camion e 11,4 anni per i bus. Sono state inoltre evidenziate notevoli disparità relativamente all’anzianità dei veicoli: ad esempio, in Austria l’età media era di poco più di 8 anni, mentre in Romania, Estonia e Lituania la media era pressoché doppia: rispettivamente 16,3, 16,7 e 16,9 anni. E se Francia, Germania, Svezia e Danimarca si muovevano su veicoli la cui età media oscillava fra 8,8 e 9,9 anni, in Italia (ma anche in Spagna ed in Portogallo) si andava a quasi undici anni (10,8 anni), valore superiore alla media UE.

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