Gran Premio del Belgio: tutto sul circuito di Spa-Francorchamps

Rileggiamo la storia e le caratteristiche del leggendario tracciato delle Ardenne che domenica 30 agosto sarà teatro del settimo appuntamento con la F1 2020.

“Piccolo”, ma influente. A discapito di una superficie (30.689 chilometri quadrati) che, a occhio e croce, misura poco più di Lombardia e Liguria messe insieme, il Belgio, oltre a costituire il “cuore” politico-amministrativo d’Europa, riveste da sempre una grande importanza anche da un punto di vista sportivo. Oltre a ciclismo e motociclismo (motocross, soprattutto), il Paese compreso fra il Mare del Nord ed il massiccio delle Ardenne nutre da sempre un fortissimo interesse nei confronti dell’automobilismo sportivo. Anzi: non si va troppo lontani dalla realtà se si dice che, storicamente, quasi tutte le strade del Paese siano state almeno una volta teatro di competizioni motoristiche.

Vi si corre dal 1924

Il ruolo di “re” del motorsport belga va al circuito di Spa-Francorchamps. Ormai quasi centenario, venne realizzato all’inizio degli anni 20, quando un gruppo di “enthusiast”, all’epoca capitanati dal presidente della Commissione sportiva del Royal Automobile Club de Belgique Henri Langlois van Ophelm, idearono una “liaison” stradale fra le strade che, in una pittoresca vallata delle Ardenne, collegavano (e collegano tuttora) i villaggi di Francorchamps, Malmedy e Stavelot.

Ad inaugurare il nuovo tracciato, completamente “stradale” (e in questa configurazione sarebbe rimasto per molto tempo ancora) fu, nel 1924, una gara sulle 24 ore riservata alle vetture di normale produzione: la vittoria, dunque l’apertura ufficiale dell’albo d’oro di Spa-Francochamps, andò alla Bignan dell’equipaggio francese composto da Henri Springuel e Maurice Becquet, che completarono la “maratona” su una distanza di 1.879,992 km ad una media di 78,380 km/h. fu, quello, il “fischio d’inizio” non soltanto delle competizioni “tout court” sul circuito belga, ma anche l’avvio della celebre 24 Ore per vetture Turismo – e, dal 2001, anche GT – che vi si svolge ogni anno.

È in Formula 1 da sempre

L’evento principale è, chiaramente, il Gran Premio del Belgio di Formula 1, la cui prima edizione si tenne nel 1925 e che da sempre (ovvero dal 1950, stagione inaugurale della Formula 1 “moderna”) fa parte del calendario iridato della massima Formula, seppure all’inizio degli anni 70 la sede del GP del Belgio sia stata spostata sul decisamente meno spettacolare (ma ben più sicuro, rispetto all’originario layout di Spa) tracciato di Nivelles e, fino al 1982 e poi per l’ultima volta nel 1984 (con vittoria della Ferrari di Michele Alboreto) abbia avuto luogo a Zolder.

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È l’”Università della Formula 1”

Caratterizzato, come molti altri circuiti di grande tradizione sportiva, da una “personale” storia particolarmente articolata, il complesso di Spa-Francorchamps è stato più volte modificato. Nella prima conformazione, che misurava circa 14 km, la pista – già particolarmente veloce – venne verso la fine degli anni 30 resa ancora più impegnativa sotto questo punto di vista, attraverso una serie di sostanziali modifiche improntate ad aumentare la velocità media delle vetture in gara. Appartiene a quel periodo, ad esempio, la realizzazione del Raidillon, una rapida sequenza di curve a destra ed a sinistra collegate al fondovalle dell’Eau Rouge: un dislivello di 24 metri in appena 240 metri di salita creato per bypassare il più lentro tratto dell’Ancienne Douane.

Da allora, l’Eau Rouge-Raidillon costituisce uno dei marchi distintivi di Spa-Francorchamps: una fama mondiale che il circuito belga si è costruito con il passare degli anni, anche in seguito a felici evoluzioni di layout che, pur con notevoli differenze (tanto nella lunghezza complessiva, pressoché dimezzata; quanto nelle necessarie installazioni di sicurezza) intervenute nel tempo, hanno permesso a Spa-Francorchamps di restare sempre fedele a se stesso. E di essere annoverato come l’”Università della F1”. Un titolo pienamente meritato, tante e tali sono le storie e le imprese sportive che echeggiano nel verde della vallata delle Ardenne che vi fa da meravigliosa cornice naturale. Ulteriori ammodernamenti vennero creati, già a partire dall’immediato dopoguerra, attraverso la realizzazione di una nuova curva, leggermente sopraelevata, al termine del breve rettilineo nella sequenza di Holowell.

Le elevate medie sul giro, e la pericolosità derivante dal fatto che si snodasse in larga parte su strade di normale circolazione, furono purtroppo causa di numerosi incidenti (alcuni dei quali dall’esito mortale). Tanto che già all’alba degli anni 70, per volere di Jackie Stewart in qualità di presidente della Gpda, venne deciso di trasferire altrove il Gran Premio del Belgio, pur lasciando Spa aperto ad altri appuntamenti di primo piano con le competizioni, dalla citata 24 Ore alla 1.000 Km Endurance al GP valevole per il Motomondiale.

La nuova configurazione: più corta ma sempre spettacolare

Il nuovo tracciato di Spa-Francorchamps venne realizzato, verso la fine degli anni 70, dietro decisione della Direzione di gara, che aveva l’obiettivo di allestire un circuito semipermanente. Ovvero: in alcuni tratti utilizzato dalla normale circolazione quotidiana. In effetti, quest’ultima rimane nel tratto che collega Blanchimont al termine del rettilineo del Kemmel, uniti fra loro dal tornante de La Source e da un nuovo “bypass” (questo, sì, permanente) in modo da costituire un collegamento i due punti esistenti della precedente conformazione. La quale, dunque, resta immutata, seppure utilizzata esclusivamente alla viabilità di tutti i giorni. L’attuale layout risale al 2007, anno in cui vennero attuate delle modifiche alla chicane Bus-Stop, al tornante de La Source, ed alle strutture in corrispondenza del rettilineo di partenza.

Occhio alle bizzarrie meteo

Così “riveduto e corretto”, Spa-Francorchamps misura poco più di 7 km (per la precisione: 7.004 m). Ma non si pensi che la drastica riduzione del suo sviluppo in lunghezza abbia apportato significative evoluzioni alle caratteristiche di svolgimento delle gare: uno degli elementi chiave di Spa-Francorchamps, e che contribuiscono ad alimentarne il fascino, risiede nella sua collocazione geografica. Non è raro che il GP del Belgio si svolga sotto la pioggia; ed un ulteriore problema può presentarsi ai piloti: è possibile che il tratto di pista che si snoda nella foresta delle Ardenne asciughi più lentamente. Si verifica così una diversità di condizioni del fondo stradale, che può mettere a dura prova l’assetto e le gomme delle vetture in gara.

I record della pista

Il pilota con il maggior numero di vittorie a Spa-Francorchamps è Michael Schumacher, che vi ottenne sei successi fra il 1992 ed il 2002. Il giro più veloce in gara appartiene a Valtteri Bottas, che nel 2018 fermò i cronometri su 1’ 46”286.

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