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Carburanti, la mappa dei distributori comunali: e i prezzi sono più bassi

Di Riccardo Mantica
Pubblicato il 31 ago 2026
Carburanti, la mappa dei distributori comunali: e i prezzi sono più bassi
Nei piccoli Comuni italiani si diffondono i distributori gestiti direttamente dalle amministrazioni: margini ridotti e carburanti più convenienti per automobilisti e residenti.

Con benzina e diesel sempre più cari, in alcune zone d’Italia sta attirando attenzione una soluzione ancora poco conosciuta: il distributore comunale. Succede soprattutto nei piccoli centri e nelle aree montane, dove l’unica stazione di servizio rischia di chiudere perché poco redditizia. In assenza di un nuovo gestore privato, il Comune può intervenire per mantenere aperto il servizio. La conseguenza interessante per gli automobilisti è che, non essendoci l’obiettivo di realizzare profitti elevati, il carburante può essere venduto con un ricarico molto contenuto.

Uno dei casi diventati più noti è quello di Valle Castellana, piccolo Comune della provincia di Teramo con circa 800 abitanti. Qui l’amministrazione ha deciso di occuparsi dell’unica pompa rimasta sul territorio per evitare che residenti, lavoratori e mezzi di servizio fossero costretti a percorrere molti chilometri semplicemente per fare rifornimento.

Il risultato è un modello che sta facendo parlare di sé anche fuori dal paese, soprattutto in un periodo nel quale il prezzo alla pompa rappresenta una voce sempre più pesante per famiglie e pendolari.

Come funziona un distributore comunale

Il principio è abbastanza semplice. In un piccolo centro un distributore può non generare volumi sufficienti per rendere conveniente la gestione a un operatore privato. Quando l’attività viene abbandonata e nessun altro imprenditore è disposto a subentrare, il rischio è che il territorio rimanga completamente senza una stazione di servizio.

Ed è qui che può entrare in gioco il Comune.

L’obiettivo dell’amministrazione non è comportarsi come una normale compagnia petrolifera, ma garantire la continuità di un servizio considerato importante per il territorio. Il carburante viene acquistato dai fornitori e rivenduto applicando un margine sufficiente a coprire le spese di gestione, manutenzione e approvvigionamento.

In sostanza, la differenza rispetto a un normale distributore sta soprattutto nella finalità dell’attività. Il Comune non punta a massimizzare il guadagno, ma a mantenere operativo l’impianto.

È proprio questa impostazione che può consentire di applicare prezzi alla pompa più competitivi. E quando la differenza rispetto agli altri distributori della zona diventa significativa, l’effetto è inevitabile: a fare rifornimento iniziano ad arrivare anche automobilisti provenienti dai centri vicini.

Non tutti i Comuni possono aprire una pompa di benzina

Questo non significa, però, che qualsiasi amministrazione possa decidere di aprire un distributore pubblico accanto a quelli privati per abbassare il prezzo della benzina.

Il modello nasce in condizioni particolari.

L’intervento pubblico trova spazio soprattutto quando il distributore è l’unico presente nel territorio e l’attività privata non risulta più sostenibile. In altre parole, si tratta di evitare la scomparsa di un servizio piuttosto che di creare un concorrente pubblico delle stazioni di rifornimento già esistenti.

Ed è anche per questo che i distributori comunali restano relativamente pochi.

Oltre agli aspetti legati alla concorrenza, c’è infatti un iter amministrativo non banale. Bisogna acquisire o prendere in gestione l’impianto, ottenere le autorizzazioni necessarie, organizzare gli acquisti di carburante e occuparsi della manutenzione.

Per un piccolo Comune significa aggiungere una nuova attività alla macchina amministrativa. Una scelta che ha senso soprattutto quando l’alternativa è lasciare un intero territorio senza possibilità di fare rifornimento nelle vicinanze.

Dove si trovano i distributori comunali in Italia

Valle Castellana non è un caso isolato. Esperienze simili sono già presenti in diverse regioni italiane, soprattutto nelle aree interne e montane.

In Lombardia, per esempio, il Comune di Costa Valle Imagna, in provincia di Bergamo, gestisce il distributore dal 2017 dopo l’uscita del precedente operatore privato.

In Piemonte c’è il caso di Premia, nel Verbano-Cusio-Ossola, dove l’impianto comunale è attivo da anni.

Particolarmente numerose le esperienze nelle Marche. A Force, in provincia di Ascoli Piceno, il distributore è operativo dal 2016 e viene gestito direttamente dal personale comunale. A Montedinove, sempre nell’Ascolano, l’impianto è in funzione dal 2014 attraverso una società partecipata dall’amministrazione.

A Penna San Giovanni, in provincia di Macerata, la stazione di servizio comunale è affiancata anche da un autolavaggio e prevede agevolazioni per le famiglie in maggiore difficoltà economica.

Un’altra esperienza arriva dal Molise, a Petrella Tifernina, in provincia di Campobasso, dove l’intervento dell’amministrazione ha permesso di mantenere sul territorio il servizio di rifornimento.

Il modello potrebbe diffondersi ancora

E la lista potrebbe presto allungarsi. A Castignano, nelle Marche, è previsto un nuovo progetto dopo l’acquisto dell’impianto avvenuto alla fine del 2025 con un investimento di circa 160.000 euro. L’apertura è prevista entro ottobre 2026 e nel progetto trova spazio anche la ricarica per le auto elettriche.

Sempre in provincia di Ascoli Piceno, a Ripatransone è invece in programma un nuovo impianto nella zona di Fonte Abeceto. L’investimento indicato è di circa 408.000 euro e anche in questo caso sono previste colonnine di ricarica.

Tra i possibili nuovi esempi viene indicato anche Bocchigliero, in provincia di Cosenza.

Il fenomeno resta quindi limitato, ma mostra una tendenza interessante. Il distributore comunale nasce prima di tutto per risolvere un problema concreto delle piccole comunità: evitare che la chiusura dell’unica pompa costringa residenti e attività locali a spostamenti più lunghi.

I prezzi più bassi dei carburanti sono una conseguenza particolarmente apprezzata, soprattutto nell’attuale scenario di benzina e diesel costosi.

Non è una soluzione applicabile ovunque e difficilmente potrà modificare il mercato nazionale dei carburanti. Nei piccoli Comuni dove il privato non riesce più a garantire il servizio, però, la formula può diventare una strada concreta: mantenere aperta la pompa, ridurre al minimo i margini e permettere agli automobilisti di fare il pieno senza allontanarsi dal proprio territorio.

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