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Benzina e diesel, nuovi rincari in vista: petrolio oltre 90 dollari

Di Riccardo Mantica
Pubblicato il 31 ago 2026
Benzina e diesel, nuovi rincari in vista: petrolio oltre 90 dollari
Il petrolio torna a salire dopo le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz. Benzina e diesel oggi sono stabili, ma nei prossimi giorni potrebbero arrivare nuovi rincari.

Per gli automobilisti italiani il fronte carburanti torna a farsi delicato. Lunedì 31 agosto i prezzi medi di benzina e diesel risultano ancora stabili sulla rete nazionale, ma sui mercati internazionali il petrolio ha ripreso a correre dopo una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz. Il Brent è tornato sopra quota 90 dollari al barile, mentre il WTI si è avvicinato agli 86 dollari. Una dinamica che potrebbe tradursi, con qualche giorno di ritardo, in nuovi aumenti alla pompa.

A complicare ulteriormente lo scenario c’è la scadenza dello sconto sulle accise del diesel, fissata per il 5 settembre. Se non arriverà una nuova proroga o una misura alternativa, dal giorno successivo il gasolio perderà un beneficio fiscale pari a 17,08 centesimi al litro considerando anche l’Iva. Con prezzi già superiori ai 2,10 euro, il rischio di vedere la media oltre quota 2,30 euro diventerebbe quindi molto concreto.

Petrolio sopra 90 dollari dopo i nuovi attacchi a Hormuz

A riaccendere le tensioni è stato il nuovo intervento militare americano sull’isola iraniana di Larak, in una delle aree più sensibili dello Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi hanno colpito due lanciatori iraniani che, secondo Washington, rappresentavano una minaccia per la navigazione e sarebbero stati collegati alla possibile posa di mine.

Teheran ha reagito annunciando e conducendo attacchi contro obiettivi statunitensi nella regione. Il ritorno delle operazioni militari ha immediatamente aumentato la preoccupazione dei mercati per la sicurezza del traffico marittimo attraverso Hormuz.

Il motivo è semplice: lo Stretto rappresenta uno dei principali punti di passaggio mondiali per petrolio e prodotti energetici. Prima dell’inizio dell’attuale conflitto, da questa rotta transitava circa un quinto delle forniture globali di petrolio. Qualsiasi rischio di blocco o rallentamento delle esportazioni tende quindi a spingere rapidamente verso l’alto le quotazioni.

La risposta dei mercati è arrivata subito. Nel corso della giornata il Brent è salito oltre i 90 dollari al barile, toccando anche quota 91,52 dollari, mentre il WTI statunitense si è portato intorno agli 85-86 dollari. Gli operatori stanno ora cercando di capire se si tratti di una fiammata temporanea oppure dell’inizio di una nuova fase di escalation.

Per chi deve fare rifornimento in Italia questo non significa necessariamente un aumento immediato nelle prossime ore. Il prezzo alla pompa dipende infatti da diversi elementi, tra cui quotazioni dei prodotti raffinati, cambio euro-dollaro, scorte, margini della distribuzione e componente fiscale. Tuttavia, se il petrolio dovesse restare su livelli elevati, la pressione sui listini diventerebbe più difficile da evitare.

Prezzi benzina e diesel oggi: quanto costa fare rifornimento

Per il momento, le rilevazioni del 31 agosto mostrano una situazione stabile. Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità self service è di 2,017 euro al litro per la benzina e 2,130 euro al litro per il diesel. Entrambi i valori sono invariati rispetto alla giornata precedente.

In autostrada la situazione è inevitabilmente più cara. La benzina self si attesta mediamente a 2,097 euro al litro, mentre il gasolio è a 2,204 euro al litro, in leggerissimo calo rispetto ai 2,205 euro della domenica.

Il quadro è quindi apparentemente fermo, ma arriva dopo settimane di prezzi particolarmente elevati. La benzina ha ormai superato stabilmente la soglia psicologica dei due euro nella media nazionale, mentre il diesel continua a costare ancora di più nonostante il sostegno fiscale temporaneo. E proprio il diesel rappresenta adesso il punto più delicato.

Diesel, il 5 settembre scade lo sconto sulle accise

Il taglio temporaneo delle accise sul gasolio è stato prorogato fino al 5 settembre 2026. La riduzione fiscale è pari a 14 centesimi al litro di accisa che, considerando l’Iva al 22%, corrispondono a un beneficio teorico complessivo di 17,08 centesimi al litro sul prezzo finale.

La misura ha permesso di contenere almeno in parte l’aumento del diesel durante l’estate, anche se il beneficio fiscale non si è sempre tradotto integralmente e immediatamente in una riduzione equivalente dei prezzi praticati dai distributori. Il problema è cosa succederà dal 6 settembre.

Se il taglio dovesse terminare senza nuove misure, la componente fiscale tornerebbe ai livelli precedenti. Applicando semplicemente l’intero importo dello sconto oggi in vigore alla media nazionale attuale di 2,130 euro, il diesel arriverebbe teoricamente a circa 2,30 euro al litro, prima ancora di considerare eventuali nuovi aumenti derivanti dal petrolio.

Non significa che il 6 settembre tutti i distributori aumenteranno automaticamente il prezzo esattamente di 17 centesimi: scorte, quotazioni e politiche commerciali possono modificare tempi e dimensioni dell’aggiustamento. Il rischio di un incremento consistente, però, resta evidente.

Quanto può costare un pieno con nuovi aumenti

Per capire l’impatto concreto basta considerare un rifornimento da 50 litri. Con il diesel oggi a 2,130 euro al litro, un pieno costa mediamente circa 106,50 euro. Se il prezzo salisse di 17,08 centesimi esclusivamente per la fine del beneficio fiscale, lo stesso rifornimento aumenterebbe di circa 8,54 euro, superando così i 115 euro.

Per la benzina non c’è invece una scadenza fiscale analoga, perché l’attuale intervento riguarda il gasolio. Anche la verde, però, potrebbe risentire dell’aumento delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi.

Ed è proprio la combinazione tra questi due fattori a rendere la situazione particolarmente delicata: da una parte il petrolio sopra i 90 dollari, dall’altra la possibile fine dello sconto sul diesel.

Gli effetti non riguardano soltanto automobilisti e motociclisti. Un aumento significativo del gasolio pesa direttamente anche sulle aziende di trasporto e sulla logistica. Considerando il ruolo del trasporto su gomma nella distribuzione delle merci in Italia, una fase prolungata di prezzi elevati può trasferirsi almeno in parte sui costi delle imprese e, successivamente, sui prezzi di alcuni prodotti.

I prossimi giorni saranno quindi decisivi. Sul fronte internazionale bisognerà capire se la tensione nello Stretto di Hormuz rientrerà oppure continuerà ad alimentare la corsa del petrolio. Sul fronte italiano, invece, l’attenzione sarà rivolta alle decisioni sul taglio delle accise in scadenza il 5 settembre.

Per ora benzina e diesel restano fermi rispettivamente a 2,017 e 2,130 euro al litro. Ma con il Brent nuovamente sopra quota 90 dollari e il beneficio fiscale sul gasolio vicino alla scadenza, l’equilibrio alla pompa appare sempre più fragile.

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