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BYD vuole gli impianti Stellantis: il piano cinese per l’Europa

Di Vincenzo Calvarano
Pubblicato il 13 mag 2026
BYD vuole gli impianti Stellantis: il piano cinese per l’Europa
BYD valuta l’acquisizione di stabilimenti inattivi Stellantis in Italia e in Europa per accelerare la produzione di auto elettriche.

BYD accelera i suoi piani europei e guarda direttamente agli stabilimenti inattivi lasciati dai grandi gruppi automobilistici del continente. Secondo le ultime indiscrezioni, il colosso cinese avrebbe avviato trattative con diversi costruttori europei — tra cui soprattutto Stellantis — per rilevare impianti produttivi oggi sottoutilizzati o completamente fermi.

L’obiettivo è molto chiaro: aumentare rapidamente la presenza industriale in Europa sfruttando infrastrutture già esistenti invece di costruire nuove fabbriche da zero.

La conferma arriva direttamente dalla vicepresidente esecutiva di BYD, Stella Li, che avrebbe ammesso l’interesse dell’azienda verso acquisizioni dirette in Italia e in altri Paesi europei.

E il dettaglio più interessante riguarda il modello operativo scelto dal gruppo cinese: niente joint venture o partnership locali. BYD vuole gestire gli stabilimenti in piena autonomia. Una scelta che racconta bene quanto il marchio cinese consideri ormai l’Europa un mercato strategico di lungo periodo.

Perché BYD guarda agli stabilimenti Stellantis

Negli ultimi anni diversi gruppi automobilistici europei hanno ridotto o rallentato parte della propria capacità produttiva a causa della transizione elettrica, del calo di alcuni mercati e dei costi industriali sempre più elevati.

Stellantis è uno dei costruttori che oggi si trova a dover gestire impianti sottoutilizzati in diversi Paesi europei. Per BYD questa situazione rappresenta invece un’opportunità enorme.

Acquisire stabilimenti già esistenti significa infatti ridurre drasticamente tempi e investimenti necessari per produrre localmente le proprie auto elettriche. E produrre direttamente in Europa è diventato sempre più importante per i costruttori cinesi.

Da una parte ci sono i costi logistici e i possibili dazi europei sulle auto importate dalla Cina. Dall’altra c’è la necessità di costruire un’immagine più “locale” agli occhi dei clienti europei. Secondo le indiscrezioni, BYD starebbe trattando non solo con Stellantis ma anche con altri gruppi automobilistici del continente.

Nel frattempo il gruppo guidato da Carlos Tavares continua ad ampliare anche la collaborazione con Leapmotor, altro marchio cinese specializzato in elettriche.

In Spagna, ad esempio, Stellantis prevede già di utilizzare due impianti — uno Fiat e uno Peugeot — per la produzione dei modelli Leapmotor destinati al mercato europeo. La logica industriale è evidente: trasformare fabbriche oggi poco utilizzate in asset nuovamente redditizi.

La strategia europea del colosso cinese

L’espansione europea di BYD arriva in un momento molto particolare per il mercato globale dell’auto. In Cina la guerra dei prezzi tra costruttori elettrici sta diventando sempre più aggressiva e questo spinge molti marchi ad accelerare l’internazionalizzazione.

L’Europa rappresenta oggi uno dei mercati più interessanti per BYD, soprattutto considerando la crescita delle vendite di elettriche negli ultimi mesi.

Anche il recente aumento dei prezzi dei carburanti, legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, ha contribuito a riaccendere l’interesse verso le auto elettriche dopo una fase di rallentamento.

BYD sembra voler sfruttare questo momento con una strategia molto aggressiva.

Oltre alla produzione locale, il gruppo cinese sta infatti lavorando anche sul posizionamento premium attraverso Denza, il marchio di fascia alta destinato proprio ai mercati europei.

Parallelamente l’azienda starebbe intensificando il reclutamento di manager e tecnici provenienti da marchi concorrenti europei, rafforzando ulteriormente la propria struttura nel continente.

L’obiettivo non sembra più soltanto esportare auto dalla Cina. BYD vuole diventare un vero costruttore europeo sotto il profilo industriale, commerciale e persino occupazionale.

Cosa cambia per l’industria auto europea

L’interesse di BYD per gli stabilimenti europei racconta molto dello stato attuale dell’industria automobilistica del continente.

Da una parte i grandi gruppi storici stanno affrontando una transizione complessa verso l’elettrico, con margini sotto pressione e capacità produttiva spesso sovradimensionata rispetto alla domanda. Dall’altra i costruttori cinesi arrivano con liquidità, velocità decisionale e una forte competitività sul fronte tecnologico e dei costi.

Per Stellantis e altri gruppi europei, cedere o condividere impianti inattivi potrebbe rappresentare una soluzione pragmatica per ridurre i costi e valorizzare asset oggi poco sfruttati.

Ma il tema resta delicato. Perché dietro queste operazioni non c’è soltanto una questione industriale, ma anche il progressivo rafforzamento dei marchi cinesi nel cuore del mercato automobilistico europeo. E BYD sembra intenzionata a giocare un ruolo sempre più centrale in questa trasformazione.

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