Mobilità e Fase 3, l’appello di Jojob: «Aziende e governo non lascino soli i dipendenti»

Una soluzione ai problemi di mobilità nati con la pandemia potrebbe trovarsi in un uso intelligente e corretto di navette e carpooling aziendali.

La Fase 3 imposta dal Governo per arginare l’emergenza sanitaria del Coronavirus evidenzia il momento delicato che sta vivendo la mobilità nel nostro paese. In questo particolare contesto è necessario che le autorità offrano ai cittadini linee guida e prese di posizione chiare, il tutto condito da un elevato senso di responsabilità, con l’obiettivo di offrire una ripartenza che guardi al futuro con ottimismo e lungimiranza.

Questa visione condivisibile viene sottolineata da Jojob, il principale servizio in Italia un innovativo servizio di carpooling aziendale. L’interruzione dello smart working – avvenuta in Italia spesso in modo improvviso – ha portato un ritorno “fisico” al lavoro privo di strumenti concreti ai mobility manager e senza nessuna direttiva da parte del management delle aziende. Questa situazione sta costringendo un numero sempre maggiore di dipendenti ad organizzarsi in maniera autonomia e senza nessun tipo di supporto.

Una delle più evidenti conseguenze è senza ombra di dubbio l’immediato ricorso all’utilizzo privato dell’auto, cosa che ovviamente sta comportando un aggravio economico sulle spalle dei cittadini e un conseguente aumento del traffico e dell’inquinamento.

«Il traffico nelle grandi città non è ancora tornato ai livelli pre-Covid, grazie a tante aziende lungimiranti che continuano a mantenere i propri dipendenti in smart working – queste le parole di Gerard Albertengo, CEO & Founder di Jojob – ma la situazione è davvero preoccupante e si prospetta un futuro non roseo per le tasche dei dipendenti e l’aria che respiriamo La Fase 3 sta infatti portando moltissimi lavoratori abituati a spostarsi con i mezzi pubblici a scegliere l’uso privato dell’auto, in assenza di proposte alternative per compiere la tratta casa-lavoro da parte del Governo o delle aziende stesse. Il ruolo degli incentivi a supporto della mobilità dolce è davvero importante, ma non può che tamponare una parte del problema: aziende in ogni parte dell’Italia, senza una guida da parte delle istituzioni che le metta al sicuro da eventuali problemi legali, hanno preferito deresponsabilizzarsi azzerando gli incentivi di welfare alla mobilità (navette e carpooling aziendale, per esempio)».

Secondo Jojob, una soluzione che potrebbe arginare il problema si troverebbe nell’uso corretto di navette e carpooling aziendali, gestiti in maniera tale da rispettare tutte quelle regole in grado di ridurre al minimo il rischio di contagio. In questo modo si garantirebbe una mobilità casa-lavoro sicura, economica e rispettosa dell’ambiente che ci circonda.

«Mettendo in atto le dovute precauzioni per ridurre il rischio di contagio, le soluzioni di mobilità condivisa come il carpooling aziendale permettono infatti di circoscrivere il numero di persone con cui si entra in contatto, a differenza di quanto accade anche con un solo viaggio in metropolitana o in treno. Dovremo probabilmente convivere con il virus per molto tempo e non è pensabile immaginare un futuro basato sull’utilizzo privato dell’auto, le cui emissioni nocive causano la morte prematura in Italia di 66.000 persone ogni anno – Albertengo conclude inoltre affermando che – I vertici delle aziende e le istituzioni hanno un ruolo decisivo: dovrebbero prendere subito decisioni coraggiose e responsabili come sta accadendo in altri paesi europei, fornendo regole e linee guida che incentivino modelli di mobilità sostenibile, che vadano incontro alle esigenze dei dipendenti salvaguardandone la salute ed evitando di compromettere l’ambiente».

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