Ecotassa 2019: solo per auto di lusso e Suv

Forse trovato un primo accordo di modifica al “bonus malus” che tanto fa discutere: resta l’incentivo per auto ibride ed elettriche, mentre l’imposta colpirebbe solo alcune fasce di modelli. Vediamo quali.

Ecotassa 2019: solo per auto di lusso e Suv

di Francesco Giorgi

17 dicembre 2018

Il Governo ha deciso “disco verde” alla ecotassa auto 2019 – e, per converso -, “Ok” agli incentivi, fino a 6.000 euro, a favore delle nuove immatricolazioni di auto ibride ed elettriche. L’imposta, secondo indicazioni di agenzia riferite a fonti governative, si applicherà alle autovetture aventi quantitativi di emissioni di CO2 di almeno 20 punti superiori ai 110 g/km originariamente indicati. E con una differenza sostanziale, che da una parte potrà far tirare un sospiro di sollievo ai tanti (e sono centinaia di migliaia) automobilisti che rivolgono la propria attenzione su autoveicoli di fascia medio-bassa; ma, dall’altro, fa sorgere – almeno per il momento, ed in attesa che se ne sappia di più – la domanda se il mantenimento della ecotassa fosse realmente necessario.

Ciò in quanto, secondo l’intesa M5S-Lega per la Legge di Bilancio 2019 siglata questa notte – dopo ben quattro ore di discussioni – alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia Giovanni Tria, con al tavolo i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, l’imposta sulle emissioni andrebbe a colpire “Auto di lusso e SUV”. Una indicazione che, di per se, ad una prima occhiata dice ben poco, se non che nel “club degli oltre 110” (g/km, sempre secondo quanto si apprende dalle agenzie) di fatto rientrerebbero molte più vetture rispetto a “Sport utility e auto di lusso”. Staremo quindi a vedere come la modifica evolverà in previsione del suo invio a Bruxelles per l’esame da parte della Commissione Europea.

Ecotassa auto e incentivi 2019

Un primo atto sulla articolata querelle della ecotassa con “agganciato” ecobonus sembra, dunque, essersi concluso (ora si attende il parere del Senato). In questa prima metà di dicembre, la questione ha tenuto banco in aula come fra gli organi di stampa, diventando – al pari di tutti gli altri emendamenti alla “manovra” 2019 non ancora ufficialmente varata – fatto di dominio pubblico. In prima battuta, l’emendamento “bonus malus” era stato progettato a discapito di tutte le autovetture, da acquistare fra il 1 gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2021, aventi emissioni di CO2 superiori a 110 g/km: nove scaglioni ad importo progressivo, e pagamento “una tantum”, che variavano fra un minimo di 150 euro ed un massimo di 3.000 euro per le autovetture di nuova immatricolazione aventi valori di emissioni superiori a 250 g/km. Per contro, il “bonus” prevedeva (e, a questo punto, prevederebbe tuttora) incentivi all’acquisto compresi fra 1.500 euro (valori di emissioni di CO2 fra 70 e 90 g/km), 3.000 euro (CO2 fra 20 g/km e 70 g/km) e 6.000 euro (CO2 da 20 g/km a 0), quest’ultimo di fatto applicabile solamente alle auto elettriche. Il calcolo sulla sovrattassa all’acquisto, effettuato con forse un po’ di leggerezza, andava a colpire modelli fra i più popolari dell’attuale parco auto circolante (su tutti la bestseller Fiat Panda in versione 1.2, che pagherebbe ben 300 euro di imposta), tanto che il decreto avrebbe potuto essere ribattezzato “anti-Panda”; mentre vetture diesel di media cubatura, come Bmw 318d (ben più costosa, all’acquisto, rispetto alla piccola di Fiat, ma con emissioni di CO2 inferiori) si vedrebbero applicare una imposta di solamente 150 euro. A conti fatti, i modelli “colpibili” rappresenterebbero la maggioranza degli attuali listini, mentre quelli “nel limbo” (vale a dire: non colpiti dall’ecotassa, ma neanche premiati dal bonus) rappresenterebbero circa il 33% del monte-immatricolazioni dei primi undici mesi di quest’anno.

Ecotassa: le reazioni del comparto auto

Il provvedimento, giudicato impopolare dall’intero comparto automotive nazionale (e anche dalla stragrande maggioranza dei contribuenti), vertici FCA compresi, aveva subito portato il vicepremier (e ministro dello Sviluppo Economico) Luigi Di Maio a puntualizzare che la manovra sarebbe stata riveduta e corretta (niente imposte sulle “auto delle famiglie”, pur mantenendo i bonus fino a 6.000 euro all’acquisto) in vista del suo arrivo in Senato. Dal canto suo, il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini, confermando la propria posizione contraria a qualsiasi tassazione sull’auto “Che in Italia è la più tassata d’Europa”, alla vigilia del tavolo tecnico che si è svolto ieri sera aveva dichiarato, “Tanto a nome mio quanto del Movimento 5 Stelle”, che “Non ci sarà alcuna nuova tassa sulle auto”.