Bonus-malus sulle emissioni: verso il paradosso?

Dopo le polemiche delle scorse ore, l’esame della proposta di premiare o tassare (a scaglioni) l’acquisto di auto più o meno inquinanti passa al Senato: così strutturata non piace. Ecco perché.

Bonus-malus sulle emissioni: verso il paradosso?

di Francesco Giorgi

06 dicembre 2018

Un’utilitaria pagherebbe, al momento della stipula del contratto di acquisto, una “tassa sulle emissioni” maggiore rispetto ad un modello di cilindrata più elevata, magari diesel? Dal 1 gennaio 2019, potrebbe arrivare una “voce” in più da controllare per quanti affronteranno la questione dell’acquisto di una nuova auto: oltre a consumi, capienza di abitacolo e bagagliaio, prestazioni velocistiche, garanzie e tenuta del valore, potrà capitare di dovere stare attenti anche ai livelli di emissioni prodotte dal modello individuato: un sistema bonus-malus che, in teoria, premia chi inquina di meno, e penalizza chi inquina di più. È, in estrema sintesi, il contenuto di un emendamento che potrebbe dare “via libera” alla manovra di incentivi all’acquisto di auto più “virtuose” (dal punto di vista dell’inquinamento) contenuta nella Legge di Bilancio approvata, congiuntamente al mini-pacchetto fiscale ed a nuove misure per le imprese, dalla Commissione Bilancio della Camera: l’emendamento sulle misure “bonus-malus”, notevolmente discusso nelle scorse ore, passa ora all’esame del Senato.

 

Cosa dice la proposta bonus-malus

Secondo la proposta, a partire dal prossimo gennaio occorrerebbe calcolare, all’atto di acquisto di una nuova auto, anche una imposta, proporzionale al quantitativo di emissioni di CO2 emesse dalla vettura, oppure una detrazione per quelle meno inquinanti: l’incentivo (“bonus”) indicato va da 1.500 euro a 6.000 euro per le nuove immatricolazioni di autovetture con emissioni comprese fra 0 e 90 g/km di anidride carbonica, mentre la sovrattassa – da 150 euro fino a 3.000 euro – andrà a colpire i livelli di emissioni di CO2 superiori a 110 g/km, con un picco di 3.000 euro per le autovetture che emettono oltre 250 g/km.

L’osservazione di questa nuova manovra, decisa dall’esecutivo di Governo espressamente per favorire non soltanto chi inquini obiettivamente meno, ma – stando agli scaglioni di incentivo, che è massimo per le “zero emissioni” – anche per incentivare l’acquisto di auto elettriche (lo ha manifestamente indicato il vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio: “È un bonus-malus sulle auto che consentirà di pagare meno tasse; le vetture elettriche andranno a costare di meno e potranno finalmente entrare sul mercato”), ad una prima occhiata potrebbe tuttavia evidenziare una sorta di contraddizione in termini in rapporto ai sempre più diffusi provvedimenti di “disincentivo” all’utilizzo delle vetture a gasolio da parte delle amministrazioni locali.

 

“OK” Panda 0.9 TwinAir e 1.3 MJT; ma non Toyota Rav4 Hybrid

I motori diesel, infatti, sebbene più inquinanti dal punto di vista delle polveri sottili (PM10), sono per contro più “virtuosi” rispetto ai motori a benzina relativamente alle emissioni di diossido di carbonio (CO2). Un paradosso, quindi. Ed una sorpresa che fa nascere lo spunto per una seconda osservazione (e qui ci si riallaccia alla considerazione di partenza): prendendo come esempio Fiat Panda – il modello da tempo più venduto in Italia – nella versione 1.2 benzina (che “ovviamente” risponde agli standard di omologazione Euro 6) – da 125 g/km di emissioni di CO2 si troverebbe esposta ad un’imposta aggiuntiva di 300 euro, laddove un diesel di media cilindrata come Bmw 318d, che emette 116 g/km di CO2, verrebbe soggetta ad una imposta inferiore: 150 euro.

Della gamma Panda “si salverebbero” soltanto la “baby” 0.9 TwinAir e la variante 1.3 MultiJet II (la piccola turbodiesel, disponibile in versione 4×4, emette 96 g/km di CO2; identico discorso per Lancia Ypsilon 1.3 MJT). Per contro, i 122 g/km di Toyota Rav4 Hybrid la costringerebbero ad una sovrattassa di 300 euro; “neutra” (ovvero: non tassata, ma neanche premiata) Toyota Auris da 94 g/km.

Il  modello ibrido più piccolo oggi disponibile in Italia, ovvero Toyota Yaris Hybrid, con 84 g/km di CO2 è anch’esso esente da imposte aggiuntive; anzi, rientrando al di sotto della soglia di 90 g/km necessaria per avere accesso all’incentivo, offrirebbe all’acquirente il “mini-bonus” di 1.500 euro: tenuto conto del prezzo di listino, si tratterebbe di uno sconto di fatto inferiore a quello normalmente applicato dalle Case auto, e dalle relative concessionarie.

Poco da dire, relativamente alle due proposte “zero emission” più vendute in Italia: le 100% elettriche Nissan Leaf e Renault Zoe sono soggette all’incentivo più elevato: 6.000 euro.

Invece, le varianti “alternative” di Fiat Panda, cioè quelle alimentate a metano e GPL, sarebbero sottoposte ad un provvedimento a due facce: permesso di circolazione nelle giornate di blocco del traffico, ma tassa supplementare (le emissioni di CO2 relative sono di, rispettivamente, 125 g/km e 122 g/km).

 

Imposte e incentivi: ecco gli importi

I contributi, indica IlSole 24Ore, verrebbero erogati all’acquirente attraverso una forma di sconto sull’acquisto: tre fasce di bonus, da 1.500 euro a 3.000 fino a 6.000 euro, corrispondenti ad altrettanti livelli di emissioni, in senso decrescente (da 90 a 70 g/km di CO2, da 70 a 20 g/km, da 20 a 0 g/km).

L’accesso ai contributi sarà garantito da una dotazione di 300 milioni di euro all’anno a favore del Ministero dello Sviluppo Economico, relativamente agli anni 2019, 2020 e 2021: ulteriori entrate oltre l’importo indicato saranno a disposizione del “fondo” appositamente creato. Le imposte aggiuntive, invece, sarebbero calcolate sulla base di 9 fasce per emissioni.

 

Salvini: “No a nuove tasse”; Di Maio: “Premiamo chi non inquina”

La formula della tassazione e dei contributi, per quanto condivisibile (in teoria) poiché andrebbe a vantaggio delle autovetture meno inquinanti ed a “danno” di quelle più inquinanti (detta in soldoni), non trova d’accordo il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Sono assolutamente contrario a qualsiasi forma di nuova tassazione su un bene già supertassato in Italia – è il commento del leader della Lega a RadioUno Rai – Va benissimo il bonus per chi voglia acmbiare auto; ma non penso che cisia qualcuno che possieda un diesel Euro 3 per il semplice gusto di avere un’auto vecchia: evidentemente, non ha i soldi per comparsene una nuova”.

La novità del bonus-malus sulle emissioni, precisa su Facebook lo stesso vicepremier Luigi Di Maio, riguarderà esclusivamente le nuove immatricolazioni: dunque, niente paura per chi circoli “Con un Euro 3 o con qualsiasi altra vettura: non pagherà un centesimo in più”. “Abbiamo deciso di premiare chi decide di comprare un’auto nuova meno inquinante, dandogli un incentivo fino a 6000 euro. Questa è l’idea della norma pensata dal governo, che disincentiva chi sceglie un’auto più inquinante”. “Visto che i livelli di inquinamento, soprattutto al Nord, sono spaventosi, perché non premiare chi decide di comprare un’auto nuova meno inquinante, dandogli un incentivo fino a 6000 euro? Questa è l’idea della norma pensata dal governo, che disincentiva chi sceglie un’auto più inquinante”, prosegue il post del ministro dello Sviluppo Economico, il quale punta a tranquillizzare quanti si accingano ad acquistare una nuova vettura: “Capisco le preoccupazioni di costruttori e dei cittadini che magari vorrebbero comprare un’auto ecologica, ma non se lo possono permettere perché costa di più. Per questo la norma va migliorata subito per non penalizzare nessuno, in particolare chi ha bisogno di acquistare un’utilitaria”. “Per questo motivo ho deciso di convocare un tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo economico, per migliorare gli incentivi per l’auto elettrica, ibrida e a metano, con i costruttori, a partire da FCA, e con le associazioni dei consumatori. Insieme troveremo la soluzione giusta per centrare due obiettivi: proteggere noi e i nostri figli dall’inquinamento, senza pesare sul portafogli”.