Tesla Model Y: debutta il nuovo crossover

Riflettori puntati, questa notte (ora italiana) su Palo Alto per la “prima” di Tesla Model Y, derivazione “a ruote alte” (e un po’ più grande) di Model 3. Sarà sul mercato fra non meno di un anno e mezzo. Tutti i dettagli.

È stata presentata oggi, ma sarà su strada fra più di un anno e mezzo: i tempi, dalle parti di Palo Alto, sono raramente “rapidi” fra vernissage ed effettiva commercializzazione. La nuova Tesla Model Y non fa eccezione: svelata al pubblico nelle scorse ore, la variante “a ruote alte” della recentissima Model 3 (perché di questo essenzialmente si tratterà, seppure leggermente aumentata nelle dimensioni ed aggiornata nelle tecnologie) raggiungerà i primi mercati nell’autunno del 2020, per poi ampliarsi nell’offerta verso metà 2021. Il tempo per… abituarsi all’idea, dunque, non mancherà.

Il quinto modello di Tesla, dopo Model S, Model X, la citata Model 3 e la nuova generazione di Roadster, ha vissuto l’onore dei riflettori puntati su di se nel complesso del Design Studio di Palo Alto, in perfetto orario con la “tabella di marcia” anticipata nei giorni scorsi… e con un piccolo ritardo (alcuni minuti: sufficienti tuttavia a “farsi sentire” nei commenti social della diretta streaming).

Parecchi gli spunti interessanti che sono scaturiti dalla prima illustrazione del progetto: la lineup di gamma, le varie configurazioni che ne completeranno la lineup, un primo cenno agli allestimenti ed alle dotazioni. “Last but not least”, una panoramica sull’abitacolo, tanto dal punto di vista del layout – che, come vedremo, conferma il gusto “minimal” delle creazioni dell’azienda fondata da Elon Musk, oggi amministratore delegato Tesla – quanto nella versatilità di soluzioni di abitabilità (cinque posti e sette posti).

Prezzi: si partirà da 39.000 dollari

Di assoluto rilievo il cenno ai prezzi di vendita, per quanto in Italia il nuovo “compact crossover” californiano “cugino” di Tesla Model 3 non sarà disponibile nella prima fase di lancio commerciale (più avanti verranno diffusi i dettagli di distribuzione anche nel nostro Paese): l’importo comunicato dai vertici Tesla per la variante di ingresso alla nuova gamma, ordinabile come accennato dalla seconda metà del 2020, partirà da 39.000 dollari (e ciò conferma la volontà, manifestata da Musk nelle scorse settimane al momento delle prime indicazioni “di massima”, di realizzare un nuovo modello “direttamente connesso”, per fascia di prezzo, versioni e dotazioni, a Model 3), come dire 4.000 dollari in più in rapporto alla nuovissima declinazione “Standard Range” di Tesla Model 3; a salire, i prezzi riferiti vanno da, rispettivamente, 47.000 dollari (Tesla Model Y Long Range), 51.000 dollari (Tesla Model Y Dual Motor AWD) e 60.000 dollari (Tesla Model Y Performance). Da segnalare che, in alcuni mercati europei, Tesla Model Y risulta già disponibile alle pre-ordinazioni, con importi a partire da 55.980 euro e riferiti a Model Y Long Range due ruote motrici (trazione posteriore).

Corpo vettura: sorprendente, anzi no

Compatta, potrebbe esserlo. Ma non troppo; del resto, la novità di Tesla è chiamata ad inserirsi in quella fascia di modelli concettualmente derivati da vetture di segmento medio-basso, come il Gruppo VAG ha recentemente dimostrato in maniera piuttosto ampia dalle rispettive “new entry” di stampo crossover imparentate con modelli “compact”. Le dimensioni esterne verranno dettagliate prossimamente (al momento ci si trova nella fase di illustrazione generale della vettura), tuttavia non dovrebbero discostarsi troppo dai 4,69 m di lunghezza e 1,93 m di larghezza espressi da Model 3, rispetto alla quale – come indicato nei giorni scorsi dallo stesso Elon Musk che ha avuto il compito di introdurre al pubblico la novità Model Y nel Design Studio di Palo Alto – il nuovo crossover sarà “Il 10% più grande”. Lecito, quindi, attendersi ingombri esterni nell’ordine di 4,8 m di lunghezza. Si tratterebbe, conseguentemente, di un veicolo adatto ai tragitti di medio-lunga distanza, ma non esattamente a proprio agio nei congestionati centri città, da dove peraltro è politica sempre più generale l’allontanamento degli autoveicoli. Nel complesso, l’impostazione di stile risulta simile a Model 3, se si escludono alcuni dettagli (i paraurti anteriore e posteriore) e la presenza di un fascione protettivo per la parte inferiore della carrozzeria che accompagna l’intero perimetro del veicolo, oltre ovviamente all’altezza del corpo vettura, qui più elevata in virtù di un leggero rialzo del tetto e dell’adozione di cerchi da 18” (in opzione saranno disponibili cerchi da 19”). Da segnalare la presenza del tetto panoramico in cristallo e la disposizione elevata dei sedili.

Abitacolo: sarà anche sette posti

Nessuna sorpresa nell’allestimento generale: in linea con il consueto stile Tesla (filosofia, va detto, scelta da altri big player), l’immagine dell’abitacolo di Tesla Model Y è molto simile a quella, “minimal”, di Model 3, che a sua volta deriva dal disegno “pulito” di Model S e Model X. L’ambiente-abitacolo viene dominato dal grande display centrale da 15” che racchiude l’intero “menu” di controllo delle funzionalità del veicolo. E, come Model 3, anche Tesla Model Y dispone del sistema di ingresso a bordo ed avviamento mediante smartphone (la App Tesla Mobile che permette inoltre la fruizione di ulteriori funzionalità: oltre allo sblocco remoto delle porte, i comandi “Summon”, il pre-condizionamento da remoto, il rilevamento posizione veicolo, lo Speed Limit Control e molte altre).

Da notare (e qui è la novità di maggiore spessore), ai fini della diffusione del veicolo a soddisfare le più varie esigenze, la presenza di una terza fila di sedili, che sarà ottenibile a richiesta a partire dal 2021; nel normale assetto di marcia, ovvero la configurazione cinque posti, Tesla Model Y dispone di un volume di carico massimo nell’ordine di 1,9 metri cubi (ovvero fino a 1.900 litri).

Le declinazioni saranno quattro

In ordine crescente (per prezzo, dotazioni e potenza espressa dal modulo powertrain), la lineup di Tesla Model Y si articolerà su quattro varianti: “Standard Range”, a due ruote motrici (posteriori) la cui autonomia viene indicata in 370 km, in grado di raggiungere una velocità massima di poco inferiore a 200 km/h ed i 100 km/h con partenza da fermo in 6”; “Long Range”, ovvero configurazione sempre 2WD ma con batteria più potente, dichiarata per un’autonomia massima di 483 km, oltre 200 km/h di velocità massima e 5”5 per lo scatto da 0 a 100 km/h; “Dual Motor AWD”, equipaggiata con una coppia di motori elettrici (uno agente sull’avantreno, l’altro collegato alle ruote posteriori) per una percorrenza indicata di 450 km con una singola ricarica, una velocità di punta di 217 km/h ed un tempo di 4”7 per l’accelerazione da 0 a 100 km/h; e “Performance”, dalla medesima autonomia della variante Dual Motor (450 km) ma dalle prestazioni ulteriormente migliorate: velocità massima 240 km/h e 0-100 km/h in 3”5. Fra i principali accessori che saranno disponibili a richiesta: il dispositivo Autopilot (3.000 dollari) e la suite di funzioni di guida autonoma in ambito urbano “Full Self Driving Capability” (5.000 dollari).

I tempi piuttosto lunghi per il lancio commerciale di Tesla Model Y potrebbero derivare dalla non ancora confermata scelta del relativo impianto di produzione: potrebbe trattarsi del complesso di Fremont, tuttavia recentemente lo stesso Elon Musk aveva fatto un cenno in merito alla Gigafactory di Shanghai, mega-impianto per il quale si attende il completamento entro la fine di quest’anno.

Tesla: diversificare per restare competitivi

Negli intenti, Elon Musk sembra mantenere la consueta personale “vision” per l’immagine Tesla: un marchio disposto ad investire sostanze e ricerca per la realizzazione di progetti rivolti ad una produzione in grande serie, ma – almeno fino a qualche tempo fa – non su larghissima scala. Rispetto ad un decennio fa, quando cioè il settore dell’auto elettrica vedeva nella mai dimenticata Tesla Roadster “first generation” un’interessante pioniera nell’allora pressoché deserta fascia “zero emission”, la spider californiana rappresentava una mosca bianca nel mercato globale.

Con il trascorrere degli anni – che in termini di sviluppo industriale (tanto più evidente ora con l’avvento delle concezioni Industria 3.0 e 4.0 che hanno accelerato ulteriormente i processi di realizzazione dei piani strategici) è come passare da un’era geologica alla successiva, tanto è il divario tecnico che l’evoluzione delle tecnologie è in grado di produrre nello spazio di un lustro o poco più -, e soprattutto nella attuale fase post-Dieselgate (episodio destinato a rimanere a lungo nella storia dell’industria automobilistica), i big player (tedeschi in prima battuta, poi francesi, inglesi e, in ultimo, anche Fca) hanno dato vita ad una massiccia offensiva di elettrificazione, mettendo sul tavolo programmi di investimento da decine di miliardi di euro e pronosticando intere lineup di modelli ad alimentazione ibrida plug-in e 100% elettrica. In questi giorni, il Salone di Ginevra 2019 che si avvia alla conclusione (la rassegna – qui la nostra guida completa – chiuderà i battenti domenica 17 marzo) lo dimostra ampiamente. In questo senso, è chiaro il programma di diversificazione della gamma Tesla deciso in tempi più recenti dai “piani alti” dell’azienda di Palo Alto, e che – grazie all’introduzione sul mercato di Model 3 – si prevede che raggiunga il milione di vetture prodotte: non a caso, in occasione del “vernissage” californiano di Model Y, nel ruolo di “damigelle d’onore” sono stati fatti salire tutti i modelli attualmente prodotti (compreso il camion Semi).

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