Bugatti: c’è un SUV nel suo futuro?

È una ipotesi, ma a dirsi pronto per una seconda gamma di modelli è il CEO Stephan Winkelmann: stante il gradimento delle Sport Utility, non è escluso che fra le novità in cantiere ci sia qualcosa “a ruote alte”.

Sui taccuini delle priorità, da parte dei vertici Bugatti, potrebbe prendere piede lo sviluppo di un SUV, giudicato – seppure ciò sia da confermare “nero su bianco”, e lo vedremo prossimamente – più appetibile rispetto ad una coupé a quattro porte, come viceversa sembrava indicato nei mesi scorsi.

Ad avanzare tale ipotesi, sulla scorta di quanto dichiarato da Stephan Winkelmann (neo amministratore delegato dell’azienda di Molsheim, la cui nomina è avvenuta lo scorso gennaio) ai cronisti di Autocar in occasione del Concorso d’Eleganza di Pebble Beach, è una news pubblicata in queste ore dallo stesso magazine di oltremanica in riferimento alla indicazione, ricevuta da Winkelmann alla rassegna californiana, secondo la quale Bugatti sarebbe “Pronta ad affrontare lo sviluppo di più di un nuovo modello”.

A dare un primo giro di vite nei confronti di un eventuale sviluppo futuro della lineup Bugatti – che, dall’epoca della messa in vendita di Veyron, propone un nuovo modello ogni cinque anni – sarebbe proprio la serie speciale Divo, che ha suscitato scalpore fra il pubblico intervenuto alla Monterey Car Week, tradizionale rassegna di mezza estate dedicata alle auto storiche ed alle novità di grande prestigio: la “ultra-hypercar” di Molsheim – tale anche nel prezzo: 5 milioni di euro per ciascuno dei 40 esemplari programmati – è diventata realtà, partendo da un foglio bianco, in appena otto mesi.

Un lasso di tempo decisamente breve, non trattandosi di una “semplice” evoluzione dalla ultracoupé Bugatti Chiron, quanto di una vettura frutto di un engineering di ultima generazione, per la scelta dei materiali, per le tecniche di progettazione e per le peculiarità “stradali” richieste. E modello che, alla luce di quanto si ipotizza, potrebbe dare il via ad un “new deal” per Molsheim, con l’obiettivo di raggiungere una più ampia “nicchia” di superfacoltosi clienti e agganciare la propria vision ad uno dei settori di mercato attualmente più remunerativi: quello dei SUV, appunto: un comparto la cui immagine è maggiormente “in vista” rispetto a quello delle berline (per quanto sportive esse siano) a quattro porte, alle quali – per intenderci – apparteneva il precedente progetto “Galibier” che aveva preceduto l’arrivo dello stesso Stephan Winkelmann.

Da tenere conto, a rafforzare l’”ipotesi-SUV” per Bugatti, che Winkelmann, prima di insediarsi a Molsheim in qualità di amministratore delegato, era in carica in Lamborghini nel periodo di avvio del progetto Urus, lo “Sport Utility” di Sant’Agata Bolognese poi andato in produzione ad arricchire il “club dei super-SUV” (qui una nostra carrellata fotografica a tema), attualmente formato, oltre che dal nuovo modello Lamborghini, anche dalla “tradizionale” lineup Mercedes (uno dei primi big player ad avere creduto in questo segmento), da Bentley (con Bentayga), Bmw (con X5M ed X6M), Jeep (Grand Cherokee Trackhawk), Maserati (con il recentissimo Levante Trofeo), Range Rover (Sport SVR ed SV Autobiography) e, fra gli ultimi esempi, in ordine di tempo, Rolls-Royce Cullinan e Ferrari Purosangue. Modelli che, in questi mesi, hanno contribuito a dare una sonora scossa alle tradizioni delle principali Case costruttrici di berline e vetture sportive di altissima gamma, fino ad un’epoca relativamente poco lontana ben distanti dal pensiero di affrontare un “discorso-SUV”.

Al momento, l’idea di uno “Sport Utility” a marchio Bugatti, è bene ribadirlo, rappresenta una ipotesi. Le recenti indicazioni del CEO Stephan Winkelmann appaiono possibiliste, tuttavia bisognerà vedere se ciò possa, in un’ottica a medio termine, collimare con i principali piani industriali sotto i riflettori dei “piani alti” del Gruppo VAG-Volkswagen Audi cui Bugatti fa capo, principalmente rivolti allo sviluppo dell’elettrificazione e di sistemi di guida autonoma. Sull’altro piatto della bilancia, pesa – e non poco – l’elevata redditività che i “super modelli” di altissima gamma ed a tiratura limitata possono garantire alle Case costruttrici. Staremo a vedere.

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