McLaren MP4-12C: la prova sulla pista di Top Gear

Sul tracciato del mitico programma della BBC per esplorare i limiti della McLaren MP4-12C.

McLaren MP4-12C

  • Design9,00
  • Comfort8,50
  • Prestazioni10,00
  • Consumi7,00
  • Prezzo6,50
  • Pro Handling entusismante, accelerazione
  • Contro Prezzo impegnativo
  • Voto Motori.it: 8,20

McLaren MP4-12C sulla pista di Top Gear

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Il sole splende in questa parte dell'Inghilterra sud-orientale, precisamente a Dunsfold Park. Sono sulla pista che vede protagonista il temerario Stig, pilota senza identità del mitico programma Top Gear. E' l'ambiente migliore per sperimentare cosa può fare una supercar come la McLaren MP4-12C senza le briglie dei limiti di velocità e dei controlli elettronici.

Di solito guardo Top Gear e devo ammettere che in televisione non ci si rende conto di quanto questo tracciato, ricavato sul suolo di aeroporto, possa essere largo. Tanto meglio: vuol dire che potrò sfruttare al massimo i 600 CV del biturbo McLaren. La sportiva di Woking è la star della giornata e ci attende in tre splendidi esemplari dai colori sgargianti, le porte sono aperte verso l'alto e l'effetto scenografico è garantito.

Gli uomini McLaren, tutti giovani ed entusiasti, vogliono sapere cosa ne pensiamo della loro creatura, soprattutto noi italiani che, in tema supercar, la sappiamo lunga... La loro curiosità è quantomeno uguale alla mia perché una cosa è guidare la MP4-12C su strada, un'altra è scatenarla in pista senza remore. Non sono solo, ci sono anche altri 2 giornalisti francesi e un collega italiano della carta stampata, per cui dobbiamo dividerci in comodi turni che prevedono ampie sessioni. C'è anche la possibilità di guidare su strada, ma considerato il nostro test per le vie di Milano, barattiamo l'esperienza sulle statali con ulteriori giri di pista; così aspettiamo che il cameraman monti l'attrezzatura per le foto ufficiali e partiamo.

Saliamo sulla McLaren arancione pastello, quella più corsaiola, con tanto di impianto frenante carboceramico e, prima di prendere posto al volante, facciamo qualche giro di pista a fianco di un pilota professionista. Vogliono che proviamo la vettura in tutte le sue configurazioni e ci tengono molto a spiegarci come varia il comportamento delle sospensioni e del cambio in base alla posizione dei due manettini presenti sulla consolle centrale. Mi sforzo di mostrarmi sicuro di me, ma la spinta dei 600 Nm di coppia a soli 3000 giri mi tiene ancorato al sedile peggio di un Tornado al decollo! Le staccate arrivano in un lampo e la forza frenante sembra staccare gli organi interni dalla loro sede originale. Questa McLaren vista dal posto del passeggero mette davvero in soggezione, soprattutto per la progressione fenomenale.

Finalmente è il mio turno e prendo posto con non poca impazienza, tanto che il mio copilota, mi consiglia di andare al 90% delle mie possibilità: ovviamente accetto il consiglio, ma so che una volta acceso il V8 da 3,8 litri, difficilmente riuscirò a resistere alla tentazione di spingere a fondo... Inizio piano, sperimento la risposta delle sospensioni sul lungo rettilineo e in qualche curva e presto capisco che tenendo il manettino in posizione base l'auto è comoda, ha un'elasticità impressionante considerando la categoria e anche la risposta dello sterzo è più blanda. Poi passo in posizione S e qui le cose iniziano a cambiare, l'auto diventa più reattiva nei cambi direzione e si avverte una maggiore rigidità. In Track invece le variazioni di traiettoria sono immediate e la McLaren sembra leggerti nel pensiero.

Anche il cambio può essere regolato in tre posizioni, ma è presto chiaro che per guidare in pista quella più estrema è anche quella più redditizia visto che consente di spremere il motore fino a limite dei giri. Non male considerando che la zona rossa è fissata attorno agli 8500 giri! L'apprendistato è completato, la voglia di correre è tanta e così mi preparo per dei giri lanciati con una partenza da F1 grazie al launch control.

Tengo il freno premuto, poi lo lascio di colpo e accelero a tavoletta: la MP4-12C scatta come una furia, tanto che la mia schiena e il suo fantastico sedile di guida sono una cosa sola, lo stomaco sembra salire e l'accelerazione mi lascia letteralmente senza fiato! L'esperienza della F1 conta e si vede in questi frangenti, l'asfalto viene divorato con insaziabile ingordigia e dopo aver tirato le prime 5 marce mi avvicino ad una staccata importante. Vedo le prime due curve all'orizzonte e inizio a frenare con forza a soli 50 metri di distanza, il freno aerodinamico si alza, ogni cellula del mio corpo si sposta in avanti e il retrotreno tende a scomporsi sotto l'effetto paracadute dell'impianto frenante in carboceramica. E' solo un momento però, mi bastano piccole correzioni e posso prendere la traiettoria con naturalezza.

Sono in seconda e una curva a destra dal raggio insidioso porta a stridere i pneumatici, il limite è vicino, e in uscita un leggero sovrasterzo mi aiuta a chiudere la traiettoria, a ruote dritte spingo a tavoletta passando al rapporto successivo e arrivo alla seconda frenata prima di impostare una curva verso destra dal raggio notevole. Mi basta un attimo per rallentare e per tirare tutta la terza prima di arrivare al famigerato muro di gomma. Ho visto troppe volte Top Gear per non sapere che devo spingere con due ruote sull'erba; in TV sembra facile, ma in pista con l'auto che sobbalza posso assicurarvi che non è un gioco da ragazzi. Comunque ci provo, tengo le gomme alla mia destra e curvo verso sinistra stando attento a non chiudere troppo in anticipo la traiettoria: la McLaren salta, stride, ma c'è e mostra tutta la rigidità della fibra di carbonio.

Arriva un'altra frenata impegnativa e poi una curva a sinistra molto stretta, guido pulito e tutto va per il meglio, poi mi avvicino ad un'altra curva a sinistra, quella che nel programma porta al traguardo, non devo esagerare perché alla mia destra c'è un piccolo fosso che potrebbe essere pericoloso, perciò aspetto che la vettura sia perfettamente dritta prima di scatenarmi sul rettifilo successivo e nella conseguente curva veloce a destra. Qui Stig è velocissimo e il quarto rapporto inserito mi fa pensare che anch'io non sto andando piano, poi di colpo arriva la frenata per un'altra curva a sinistra da fare in terza a tavoletta. La McLaren si scompone un po', prende la corda, e spazzola la traiettoria con i pneumatici che urlano insieme al motore.

A proposito del propulsore, il suo rombo agli alti regimi coinvolge, è pieno, scoppiettante e sofisticato, è diverso da quello delle concorrenti, ed ha un timbro inconfondibile grazie ai due turbo. Ma veniamo alla pista, la successiva staccata porta ad una curva stretta a destra da affrontare in seconda marcia. Provoco le ruote posteriori anticipando l'apertura del gas e mi ritrovo a fare i conti con uno scenografico sovrasterzo di potenza, tutto accade molto velocemente e così il mio controsterzo violento scatena un effetto pendolo che mi costringe ad un'altra correzione. Riesco a tenerla, con la soddisfazione del cowboy che doma un cavallo selvaggio, e inizio un nuovo giro consapevole che con 600 CV ci si possono togliere grandi soddisfazioni ma che l'attenzione e la concentrazione devono rimanere altissime.

Dopo diverse tornate in cui ho guidato anche la versione con i freni in acciaio, l'esemplare contraddistinto da una spettacolare livrea rosso metallizzato, posso dire che l'impianto frenante in carboceramica è devastante per la sua potenza ma che quello convenzionale è comunque molto valido e più adatto ai guidatori meno smaliziati per via delle reazioni più composte. Ad ogni modo, la McLaren MP4-12C mi ha conquistato perché la dose massiccia di tecnologia non rende la guida artificiale, ma ne enfatizza il lato selvaggio. Inoltre, consente ai fortunati proprietari di passeggiare in città conservando intatte tutte le vertebre.

Lo sterzo è semplicemente perfetto per prontezza, precisione e progressione e il cambio in pista acquista ancora più carattere e mostra in pieno le sue qualità. Curva dopo curva si apprezza la cura maniacale per ogni aspetto, si sente la vettura come se fosse un guanto e si avverte tutta l'esperienza maturata in F1. Stig quando l'ha provata non ha emesso pareri o mostrato espressioni di sorta, ma io sono sicuro che sotto la visiera scura aveva un sorriso che andava da un orecchio all'altro.

 

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di Valerio Verdone | 27 marzo 2012

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